PSICOPATIA, ATTACCAMENTO E RELAZIONI SENTIMENTALI

Salute Società

La psicopatia è considerata un disturbo della personalità, che comprende tratti comportamentali sia adattativi che disadattativi (Thompson, Ramos, & Willett, 2014), a seconda della gravità ed intensità di manifestazione dei sintomi.

Le manifestazioni tipiche della psicopatia riguardano la sfera delle relazioni interpersonali e sentimentali, quella dei sentimenti e delle emozioni e la sfera comportamentale. Il costrutto della psicopatia comprende tratti quali grandiosità tipica del disturbo narcisistico, la capacità di provare solamente emozioni superficiali, la mancanza di empatia e la mancanza di rispetto per le regole sociali, elemento comune al disturbo di personalità antisociale (Hare, 1996). La diffusione della psicopatia evidenziata dagli studi nella popolazione generale, va dal 0,6% al 4% (Thompson et al., 2014) con una prevalenza a carico della popolazione maschile (Warren et al., 2003).

Paulus e Williams (Paulhus, D. L.; Williams, K.M. 2002), hanno identificato un costrutto psicologico, utilizzato nella ricerca in ambito psicologico forense, clinico e manageriale che hanno definito “triade oscura”.

Con questo termine gli autori descrivono una struttura di personalità “malevola”, caratterizzata dalla presenza e dall’associazione di tre tratti principali: narcisismo, machiavellismo e psicopatia, che si manifestano in modalità ed intensità variabili e non sempre di rilievo francamente clinico patologico.

La psicopatia è caratterizzata dunque dalla combinazione di tratti della personalità presenti a livelli di gravità ed intensità variabile, senza necessariamente raggiungere una soglia di gravità tale da poter porre diagnosi clinica di psicopatia (Miller, Lynam, Widiger, & Leukefeld, 2001). Così come la ridotta capacità di provare paura ed i deficit emotivi ed affettivi rappresentano un aspetto nucleare della psicopatia, la presenza di un’alterazione del sistema di attaccamento è responsabile dell’incapacità di costruire legami tipica della psicopatia (Kobak & Madsen, 2008).

PSICOPATIA
Possiamo brevemente definire la psicopatia come un disturbo della personalità caratterizzato da disfunzioni relazionali, emotive e comportamentali con prevalenza di tratti di freddezza, assenza di empatia, senso di colpa e rimorso, scarsa rappresentazione emotiva della paura, tendenza allo sfruttamento degli altri, indifferenza verso le regole sociali e scarso sviluppo di una coscienza morale. Dottor Robert Hare, uno dei più grandi studiosi di psicopatia a livello mondiale, definisce gli psicopatici come: “…predatori sociali che seducono, manipolano e si fanno spietatamente strada nella vita, lasciandosi alle spalle una scia di cuori spezzati,  aspettative distrutte e portafogli svuotati.  Completamente privi di coscienza e sentimenti verso gli altri, egoisticamente essi prendono ciò che vogliono e fanno ciò che desiderano, violando le norme sociali le aspettative degli altri senza il più pallido senso di colpa o rimorso.” (“Without Conscience: the disturbing world of psychopath among us”, 1993)

Nel 1941, Karpman suggeriva che non tutti gli individui con psicopatia fossero uguali e manifestassero lo stesso tipo di tratti. L’autore aveva infatti individuato due sottotipi clinici della psicopatia:

  • Psicopatia primaria: termine con il quale indicava una condizione ereditaria di deficit affettivo caratterizzata dalla presenza di emozioni superficiali, mancanza di rimorso ed empatia, distacco interpersonale;
  • Psicopatia secondaria: termine indicante tratti psicopatici acquisiti in seguito ad esperienze vissute in un ambiente negativo, come impulsività, instabilità e disregolazione emotiva, uno stile di vita autolesionista.

Attualmente si sa che nello sviluppo dei diversi tratti di psicopatia, è decisivo l’impatto sia dei fattori ambientali (caratteristiche comportamentali dei genitori e della coppia) che della vulnerabilità genetica (Kimonis, Fanti, Goulter, & Hall, 2016; Sadeh et al., 2010; Sadeh, Javdani, & Verona, 2013); ad esempio la variante/tratto definita spietatezza-mancanza di emozioni (callous-unemotional CU) sembra originare addirittura in alterazioni antecedenti la nascita (Hicks et al., 2012). Inoltre, la ricerca associa le  caratteristiche sopra indicate nella variante secondaria di psicopatia, ad una maggiore incidenza di disturbi psicologici quali ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico ed altre manifestazioni psicopatologiche (Falkenbach, Stern, & Creevy, 2014; Kimonis, Fanti, Isoma, & Donoghue, 2013; Kimonis, Frick, Cauffman, Goldweber, & Skeem, 2012). In generale dunque, alla variante primaria di psicopatia si associa una ridotta reattività fisiologica, emozionale e neurale che si traduce in una emotività fredda e superficiale (Anderson et al., 2017; Dindo & Fowles, 2011; Fanti et al., 2017; Fanti, Panayiotou, Lazarou, Michael, & Georgiou, 2016; Kimonis et al., 2016; Kyranides, Fanti, & Panayiotou, 2016; Kyranides, Fanti, Sikki, & Patrick, 2016; Vaidyanathan, Hall, Patrick, & Bernat, 2011), ma anche in una maggiore stabilità emotiva rispetto alla variante secondaria (Hicks, Markon, Patrick, Krueger, & Newman, 2004), che appare invece maggiormente disregolata ed incline a comportamenti autolesionistici. Nella variante secondaria pare invece predominante un aspetto di maggiore reattività fisiologica, emotiva e neurale (Anderson et al., 2017; Dindo & Fowles, 2011; Fanti et al., 2016, 2017; Hyde et al., 2014; Kimonis et al., 2016; Kyranides, Fanti, Sikki et al., 2016).

L’utilizzo della Psychopathy Checklist–Revised (PCL-R; Hare, 1991) e della Levenson Self-Report Psychopathy Scale (LSRP; Levenson, Kiehl, & Fitzpatrick, 1995) hanno confermato il costrutto psicologico della psicopatia a due fattori, a supporto delle differenze teorizzate nei sottotipi primario e secondario della psicopatia da Karpman (Douglas, Bore, & Munro, 2012; Salekin et al., 2014).

PSICOPATIA E ATTACCAMENTO
Con il termine “attaccamento” Bowlby (1969) indicava il sistema comportamentale attraverso il quale il bambino ricerca la vicinanza con la figura di accudimento. Recentemente, tra i fattori responsabili di influire sullo stile di attaccamento, è stato riconosciuto il ruolo dei fattori genetici, nel definire le differenze individuali nella suscettibilità e sensibilità alle influenze dell’ambiente in cui si viene allevati (Pluess & Belsky, 2010). Anche le differenze nella reattività emotiva e nella plasticità neuronale possono influire sul modo in cui ogni individuo reagisce all’ambiente esterno: ad esempio elevati o carenti livelli di reattività neuronale e paura influiscono nel definire quali siano le strategie genitoriali più efficaci per sviluppare le abilità di socializzazione e internalizzazione delle regole morali (coscienza) (Kochanska, 1995, 1997). Gli studi evidenziano che la capacità di stabilire, con le figure di riferimento, un attaccamento sicuro è in grado di insegnare al bambino a gestire in maniera efficace le emozioni (Cassidy, 1994), mentre uno stile di attaccamento insicuro è frequentemente associato con deficit di risposta e di regolazione emotiva (Marganska, Gallagher, & Miranda, 2013).

Un deficit congenito nella capacità di provare paura ed un sistema emotivo eccessivamente stabile, (Blair, 1999; Lykken, 1995; Yildirim & Derksen, 2015) sembrano essere i responsabili della variante primaria di psicopatia, che dipende meno dalle relazioni nella regolazione delle emozioni; infatti, sentendo meno la paura – che è un aspetto fondamentale nel sistema di attaccamento –  il bambino si interessa meno e si coinvolge meno nella costruzione di relazioni di attaccamento. Tuttavia, anche il contributo svolto dallo stile relazionale dei genitori è importante (Viding & Pingault, 2016), soprattutto se è uno stile freddo e privo di affettività. Hawes, Dadds, Frost, and Hasking (2011) nel loro studio, trovarono che i tratti di spietatezza-scarsa emotività (CU) dei bambini erano correlati significativamente con la presenza di genitori rigidi, duri e meno coinvolti nel processo educativo, mentre la presenza di uno stile educativo affettuoso e positivo è in grado di aiutare la socializzazione nei bambini adottivi caratterizzati dal tratto di scarsa paura e ridurre l’intensità dei tratti CU (Kochanska, Aksan, & Joy, 2007,Hyde et al., 2014).

La teoria dell’attaccamento afferma che quando i genitori o le figure genitoriali sono indisponibili e non rispondono ai bisogni del bambino, è facile che si sviluppi una forma di disregolazione emotiva e di incapacità da parte dell’individuo di regolare le proprie emozioni, ricorrendo a strategie di regolazione emotiva alternative (Weinfield, Sroufe, Egeland, & Carlson, 2008). Il tratto di disregolazione emotiva presente nella variante secondaria della psicopatia, risulta dall’interazione di fattori genetici e condizioni di maltrattamento (Yildirim & Derksen, 2015, Pluess & Belsky, 2010), ed è associato alla presenza di DPTS, altri fattori biologici indicativi di un elevato livello di stress (Falkenbach et al., 2014; Flexon, 2016; Kahn et al., 2013; Kimonis et al., 2016, 2017;Sharf, Kimonis, & Howard, 2014) e a tratti secondari quali elevato livello di diffidenza verso gli altri, sospettosità, narcisismo e basso livello di gradevolezza (pleasantness) (Feeney, 2008; Ross, Lutz, & Bailley, 2004; Shaver & Brennan, 1992).

Attualmente, gli studi condotti su psicopatia e relazioni sentimentali indicano come la psicopatia sia associata a disturbi dell’attaccamento e alla tendenza a tradire, a preferire relazioni brevi e disimpegnate, tendenzialmente basate sullo sfruttamento dell’altro (Adams, Luevano, & Jonason, 2014; Jonason, Luevano, & Adams, 2012). Considerato che nella psicopatia è presente un disturbo delle emozioni e dell’emotività, si potrebbe associare questo aspetto disfunzionale alla presenza di un attaccamento problematico (insicuro); tuttavia le ricerche condotte su attaccamento e psicopatia sono solamente in parte affidabili, a causa della mancanza di coerenza nei campioni clinici e non clinici osservati, e delle difficoltà di concettualizzazione relative ai costrutti di attaccamento e di psicopatia.

Una ricerca condotta utilizzando l’Adult Attachment Interview e l’Attachment Style Interview, (Schimmenti et al., 2014) ha evidenziato come 10 detenuti, classificati con il più alto punteggio ala scala di psicopatia, erano altresì classificati come insicuri in entrambi gli strumenti utilizzati per la valutazione dello stile di attaccamento. Un’altra ricerca condotta su campioni non clinici di individui ha mostrato come tratti secondari di psicopatia fossero associati con uno stile di attaccamento ansioso evitante  (Christian,Sellbom, & Wilkinson, 2016; Conradi et al., 2016; Craig, Gray, & Snowden, 2013;Mack, Hackney, & Pyle, 2011; Savard, Brassard, Lussier, & Sabourin, 2015). Perciò è possibile concludere che, al di là di alcune discrepanze nelle ricerche, esiste una significativa associazione tra i tratti di psicopatia primaria ed attaccamento evitante (Christianet al., 2016; Conradi et al., 2016; Craig et al., 2013; Mack et al., 2011; Savard et al.,2015). L’associazione tra ansia e tratti di psicopatia è più complessa: l’ansia infatti sembra correlare positivamente con i tratti grandiosità- manipolatività e negativamente con la presenza di tratti di spietatezza-anaffettività (CU) (Conradi et al., 2016), sfrontatezza ed egocentrismo (Christian et al., 2016).

Tuttavia, in questo ambito è necessaria una ulteriore ricerca che stabilisca conclusioni meno ambigue e più coerenti tra di loro, al fine di poter chiarire meglio la relazione esistente tra stile di attaccamento e tratti di psicopatia.

PSICOPATIA E RELAZIONI ROMANTICHE
Grossa parte di ciò che si conosce sul legame tra psicopatia e relazioni sentimentali deriva dagli studi svolti sulla Triade Oscura. Come scritto nel mio precedente articolo, la TRIADE OSCURA è un costrutto psicologico che comprende aspetti di psicopatia, narcisismo e machiavellismo, includendo tratti come egocentrismo, orgoglio, grandiosità, manipolatività, tendenza al tradimento e allo sfruttamento degli altri (Jakobwitz & Egan, 2006). La teoria della storia di vita ipotizza che questo tipo di personalità si sviluppi come risposta adattiva a specifiche condizioni di vita (Brumbach, Figueredo, & Ellis, 2009): rapporti instabili o negativi con le figure genitoriali possono infatti scatenare nel bambino la ricerca immediata di soddisfazione e gratificazione, che evolverà in una storia precoce di ricerca di esperienze amorose, sviluppando strategie di corteggiamento e accoppiamento più veloci (Jonason, Valentine, Li, & Harbeson, 2011; Jonason & Webster, 2012).

Le strategie di accoppiamento di breve periodo rappresentano una tattica vincente dal punto di vista evolutivo, in quanto permettono un’elevata riproduttività a fronte di un impegno di risorse ridotto, e le relazioni intense e di breve durata sono preferite dagli individui caratterizzati dai tratti della triade oscura (Jonason et al., 2012; Koladich & Atkinson, 2016). Anche i tratti psicopatici sono associati a loro volta con la preferenza per relazioni estemporanee, veloci e basate sullo sfruttamento (Jonason et al., 2011), per le relazioni disimpegnate (Jonason & Kavanagh,2010), con la predisposizione al tradimento (Brewer, Hunt, James, & Abell, 2015) ed il desiderio di essere colti in fallo mentre si tradisce il partner (Adams et al., 2014). Sebbene sia i tratti di psicopatia primari che quelli secondari siano associati con un minore impegno nelle relazioni, (Ali & Chamorro-Premuzic, 2010), i tratti secondari della psicopatia sembrano essere associati con un maggiore livello di stress relazionale ed una peggiore qualità della relazione (Savard, Sabourin, & Lussier, 2006), oltre che ad una maggiore capacità di vivere le emozioni (sebbene in modo disregolato).

I tratti psicopatici inoltre, sono predittivi della svalutazione della gentilezza nelle relazioni sentimentali (Jonason et al., 2011).

Una ricerca di A.M. Unrau e Marian M. Morry (2017), ha voluto studiare come lo stile di attaccamento possa mediare la relazione tra tratti di psicopatia e qualità delle relazioni e comportamenti, impedendo la costruzione di relazioni romantiche sane. Nello studio, i soggetti sono stati sottoposti a diversi questionari finalizzati a valutare le diverse dimensioni considerate: attaccamento, psicopatia, soddisfazione ed impegno nella relazione, attenzione alle alternative sentimentali, strategie secondarie di attaccamento (iperattivazione e disattivazione) ed altre misure (autostima, tratti della personalità).

RISULTATI E DISCUSSIONE
Psicopatia e attaccamento: I tratti psicopatici primari sono significativamente correlati con la dimensione di evitamento, mentre i tratti di psicopatia secondari sono associati significativamente sia all’ansia che all’evitamento;

Attaccamento e qualità delle relazioni: una elevata dimensione di evitamento si associa a più bassi livelli di soddisfazione, impegno ed intimità nella relazione. La dimensione evitamento è maggiormente associata dell’ansia ad una scarsa qualità della relazione;

Attaccamento e attenzione alle alternative: un elevato livello di attaccamento evitante è associato significativamente alla ricerca di alternative esterne alla relazione;

Attaccamento e strategie alternative di attaccamento: lo stile evitante di attaccamento si è mostrato significativamente correlato con strategie alternative di attaccamento di iperattivazione o disattivazione. L’ansia è maggiormente associata a strategie alternative di iperattivazione.

Psicopatia e qualità della relazione: lo studio evidenzia che solamente i tratti del sottotipo secondario di psicopatia sono dei predittori di scarso impegno, soddisfazione e intimità relazionale.

Psicopatia e ricerca di alternative esterne: le analisi mostrano che sia i tratti primari che secondari sono predittivi della ricerca di alternative relazionali esterne, con una prevalenza a carico dei tratti del sottotipo primario

Psicopatia e strategie di attaccamento alternative: le analisi mostrano che i rati del sottotipo secondario si associano positivamente sia con le strategie alternative di attaccamento di disattivazione che con quelle di iperattivazione.

Gli autori hanno voluto valutare la bontà di un modello in cui l’attaccamento evitante rappresenta l’intermediario comune tra tratti psicopatici, qualità delle relazioni sentimentali e comportamento. I risultati dello studio hanno confermato che lo stile di attaccamento evitante gioca un ruolo significativo sulle relazioni sentimentali soprattutto nell’ambito del sottotipo secondario di psicopatia.

La ricerca dunque mostra che lo stile di attaccamento insicuro evitante influisce sulla qualità delle relazioni sentimentali solamente relativamente ai tratti secondari di psicopatia (tratti psicopatici acquisiti in seguito ad esperienze vissute in un ambiente negativo, come impulsività, instabilità e disregolazione emotiva, uno stile di vita autolesionista); questi individui infatti, essendo stati ignorati o puniti nelle loro relazioni di attaccamento precoci, hanno imparato a modificare il loro stile di attaccamento in maniera da ridurre la sofferenza distaccandosi dagli altri, e portando a modalità disfuzionali di relazione sentimentale.

Di nuovo, è importante sottolineare come la possibilità di sperimentare da bambini, relazioni di attaccamento stabili, sane ed accoglienti sia in grado di ridurre gli effetti interpersonali dei tratti secondari di psicopatia. 

A cura di: Dott.ssa Annalisa Barbier

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