Le novità di Ghizzoni sul caso Etruria-Boschi

Politica

Il 12 dicembre 2014 l’allora Ad di Unicredit Federico Ghizzoni incontrò la ministra Maria Elena Boschi che gli chiese di «se era pensabile per Unicredit valutare un’acquisizione o un intervento su Etruria». Lo ha detto lo stesso Ghizzoni in audizione alla commissione di inchiesta sulle banche.

Ghizzoni, ricostruendo l’incontro, lo definisce come un «colloquio cordiale», in cui «non avvertii pressioni da parte del ministro: Ci lasciammo – spiega ancora – su queste basi».Ghizzoni ha anche raccontato di alcuni contatti via email con Marco Carrai, imprenditore e stretto collaboratore del segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, negando però che questi gli abbiano fatto delle «pressioni».

GUARDA QUI L’AUDIZONE DI GHIZZONI IN COMMISSIONE BANCHE

La storia iguarda una banca toscana in difficoltà economiche – Banca Etruria – di cui il padre della sottosegretaria Boschi era vicepresidente, e alla quale Banca d’Italia nel 2013 aveva imposto di cercare un partner. L’unica offerta pervenuta era quella molto aggressiva di Banca Popolare di Vicenza, un altro istituto in grosse difficoltà economiche. Un’offerta più conciliante da parte di un’altra banca avrebbe forse concesso a Banca Etruria condizioni migliori, e un futuro più stabile viste le difficoltà della Banca Popolare di Vicenza. Boschi è accusata quindi dall’opposizione di essere intervenuta impropriamente sollecitando altre banche perché presentassero offerte per Banca Etruria, e quindi di conflitto di interessi per via del ruolo di suo padre; lei dice di essersi semplicemente interessata alla situazione di una banca in difficoltà nel territorio che rappresenta come parlamentare – è originaria di un paese in provincia di Arezzo, città dove ha sede Banca Etruria – e senza fare indebite pressioni. Il giornalista Ferruccio De Bortoli aveva raccontato in un libro che Boschi aveva chiesto a Ghizzoni nel 2015 di valutare l’acquisto da parte di Unicredit di Banca Etruria. Stamattina Ghizzoni ha confermato la versione di De Bortoli, dicendo che Boschi le chiese se fosse «pensabile» acquistare Banca Etruria, ma ha aggiunto che «fu un colloquio cordiale, non avvertii pressioni da parte del ministro Boschi e ci lasciammo su queste basi». Il padre di Boschi fu sanzionato dalla Banca d’Italia ed espulso dal CDA della banca su richiesta di Banca d’Italia tramite un decreto del governo Renzi. Non sono mai emerse prove di guadagni personali della famiglia Boschi grazie a un eventuale trattamento privilegiato ricevuto dal governo nella gestione delle azioni della società (tra l’altro, a quanto risulta al momento, la famiglia Boschi possedeva poche migliaia di euro in azioni). Anche Ghizzoni, nella sua testimonianza, ha aderito a questa tesi spiegando: «Da parte sua non c’era tanto la preoccupazione sulla situazione delle banche toscane, ma cosa questo avrebbe comportato in termini negativi di impatto sul territorio». Poco dopo la testimonianza di Ghizzoni, Boschi ha commentato su Twitter: «Confermo relazione iniziale di #Ghizzoni. Non ho fatto alcuna pressione. E non ho chiesto IO di acquisire Banca, ma Mediobanca e BPEL. Io ho solo chiesto info. Adesso la parola al Tribunale». Sempre in giornata, l’ex direttore del Corsera è intervenuto su Facebook: «Prima dell’uscita del mio libro – scrive De Bortoli sui social network – nel quale non si parla mai di pressioni, non si sapeva che Unicredit avesse trattato l’acquisizione di Etruria, né che sull’argomento fosse intervenuta Maria Elena Boschi, nei modi e nei tempi che Federico Ghizzoni ha precisato». Il giornalista difende il proprio operato (aver raccontato quei fatti di cui era venuto a conoscenza) sottolineando che «era giusto che l’opinione pubblica lo sapesse e che lo sapessero in particolare azionisti, obbligazionisti e risparmiatori delle altre banche in crisi» .

De Bortoli si toglie poi un sassolino dalla scarpa, mandando un segnale alla Boschi: «Attendo l’azione civile di cui ho sentito finora parlare, senza aver ricevuto alcun atto. Aspettando che sia il Tribunale a dire l’ultima parola credo che la penultima l’abbia già detta Ghizzoni». Il post si chiude con p.s.: «Chiedo scusa per l’errore di data del mio libro, il colloquio è di fine 2014 non del 2015»..

Condividi!

Tagged