Padre Giacobbe Elia a don Mazzi: “Perché dico no ai preti sposati”

In Rilievo Società

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“Sì ai preti sposati, basta con i divieti del Concilio di Trento”. Non è stato Papa Francesco a pronunciare un’apertura così eclatante nei riguardi del celibato sacerdotale, ma un prete cosiddetto di frontiera che sicuramente con questo pontefice trova grandissime affinità. Stiamo parlando di don Antonio Mazzi, fondatore e animatore della Comunità Exodus, personaggio noto soprattutto al grande pubblico televisivo per le sue frequenti apparizioni in programmi e talk show di successo. Commentando sul Resto del Carlino il caso di un ex sacerdote che dopo aver dato le dimissioni dallo stato clericale si sta per sposare, ha dichiarato : “Non mi scandalizza affatto. Credo non debba essere un problema. Capisco che per tanti possa essere una bomba, ma dovrebbe diventare un fatto normale. Io lascerei libertà di scelta ai parroci di potersi sposare”.
Don Mazzi ha anche aggiunto: “Ci vuole una rivoluzione. Abolirei la parola prete innanzitutto. Sostituendola con quella di pastore. I tempi sono cambiati. Il prete di una volta era un sant’uomo che organizzava i funerali e le messe. Oggi bisogna avere una visione sociale e politica con la p maiuscola. La priorità dev’essere la testimonianza di fede attraverso gli esempi. E chi dice che un sacerdote sposato non possa darlo migliore di uno votato alla castità?».
Va detto che la posizione di don Mazzi non è affatto isolata all’interno della Chiesa al punto che Papa Francesco, rispondendo ad una specifica domanda sull’argomento, ebbe a dire che pur condividendo le ragioni del celibato sacerdotale, era comunque pronto a discutere un’eventuale revisione, non trattandosi di un dogma ma di una tradizione. Parole che inevitabilmente provocarono grande clamore tanto da costringere la sala stampa vaticana a precisare come il papa non fosse affatto favorevole ai preti sposati. Eppure sono in tanti a sperare che da Bergoglio arrivi anche una risposta a tanti temi spinosi che si trascinano dai tempi del Concilio Vaticano II e di fronte ai quali Francesco, a differenza dei suoi predecessori, non ha mai mostrato una netta chiusura: dalla revisione del celibato sacerdote all’ordinazione delle donne prete, finendo con l’utilizzo dei contraccettivi. Don Mazzi dunque sembra riproporre il tema dei preti sposati quasi con l’obiettivo di riaccendere i riflettori su un argomento che, dopo l’iniziale clamore suscitato dalle parole del papa, è sembrato finire nel dimenticatoio.   

L’INTERVENTO DI PADRE GIACOBBE ELIA

Non la pensa come il fondatore di Exodus, padre Giacobbe Elia, medico, specializzato in teologia dogmatica, esperto di bioetica, primo esorcista incaricato dalla diocesi di Roma dopo il servo di Dio P. Candido Amantini, il quale ha spiegato:
“Le parole di don Mazzi mi preoccupano, soprattutto perché sembrerebbero delineare una forte perdita di vocazione. Il celibato infatti è un atto libero per le persone chiamate dal Signore, ed è un atto liberamente scelto da chi poi vuole consacrarsi alla vita monastica, sacerdotale ecc. Non c’è l’assenza di qualcosa nel celibato, ma la ricerca di un’assoluta pienezza di vita. Non posso condividere ciò che dice don Mazzi perché significherebbe non aver compreso la grandezza di una scelta”.

Cosa significa per la Chiesa “il celibato come rinuncia per il regno dei cieli” come definito da Benedetto XVI?

Chi rinuncia al matrimonio si pone la condizione di pregustare la vita del cielo, la vita eterna che si vive con Dio. Ogni ricerca superiore implica un sacrificio, ma il sacrificio è sempre motivato da un forte atto di volontà. Nel discorso di don Mazzi mi sembra poi del tutto esclusa l’opera della grazia. Nessuno, come dice la scrittura, può prendersi qualcosa se non concessa dall’alto. Il celibato è dunque possibile perché Cristo dona a noi la grazia di poterlo vivere. Il sacrificio dunque è lo strumento per corrispondere a questa grazia. Del resto possiamo raccogliere un’eredità dal padre e dissiparla, così come possiamo anche farla fruttare pienamente.

Molti ritengono che aprendo le porte ai preti sposati si risolverebbe anche il problema rappresentato dalla crisi delle vocazioni. E’ così?

No, è assolutamente falso. Le chiese della riforma che hanno consentito ai pastori di sposarsi e che hanno aperto al sacerdozio femminile, che non trova alcuna giustificazione nella scrittura, non hanno affatto aumentato il numero dei fedeli, ma al contrario sono morenti. Anche i dati sociologici come vede non confermano nulla, anzi smentiscono certe convinzioni. 

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