Attilio Fontana, il leghista borghese che non piace a Salvini

In Rilievo Politica

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Nella partita tutta interna al centrodestra sulle elezioni politiche che si sovrappongono al voto per la Lombardia, per effetto del passo indietro di Roberto Maroni, è spuntato il nome di Attilio Fontana, esponente della lega “borghese” e per nulla vicino a Matteo Salvini. 

Fontana, classe 1952, varesino, è un leghista doc. Amico personale di Maroni, certamente non salviniano, con un’immagine diversa da quella del classico esponente del Carroccio della prima generazione, quella tutta secessione e proteste contro “Roma ladrona”.

Maniaco della puntualità, messo nel mirino del centrosinistra perché andava con la sua Porsche in collegio comunale, grandissimo tifoso della Pallacanestro Varese.

Laureato in Giurisprudenza, dal 1980 guida uno studio professionale di grande prestigio. E’ proprio con l’attività forense che Fontana si prende per la prima volta la ribalta mediatica nazionale quando il Tribunale di Milano ha condannato Michele Santoro al risarcimento di un danno di 13mila euro in favore dell’avvocato Andrea Mascetti, leghista membro del consiglio federale del Carroccio. Nel 2000, durante una puntata di «Il Raggio Verde» su Rai Due, Santoro accostò Mascetti, in un servizio sui movimenti xenofobi, ad organizzazioni che promuovevano un’ideologia razzista.

Ma per Fontana non è questo il suo più grande successo. Il leghista è un amministratore virtuoso e attento alle istanze del territorio. E’ stato sindaco della sua città natale dal 2006 al 2016. Prima ha ricoperto l’incarico di consigliere regionale della Lombardia, venendo poi eletto presidente del Consiglio regionale, carica che manterrà fino al 2005. Al Pirellone, segnala Il Giornale ricordano ancora “la fitta rete diplomatica intessuta con la Russia (quando quell’asse era molto meno percorso di oggi) per favorire il commercio delle aziende e degli artigiani lombardi e gli incontri con Putin e molti dei suoi uomini più fidati che ora ricoprono posti chiave nel governo di Mosca”. È stato anche presidente di Anci Lombardia e nel 2007, incarico che gli ha consentito di costruire una capillare rete di rapporti su tutto il territorio.

La sua vicinanza al partito non è mai stata in discussione anche se a Via Bellerio ricordano ancora lo screzio con Umberto Bossi per la protesta contro i tagli ai Comuni decisi da Giulio Tremonti nell’ultimo governo Berlusconi (2008-2011).

Apprezzato anche dagli amministratori con posizioni politiche molto distanti da quelle della Lega, nella corsa al Pirellone avrà certamente la possibilità di intercettare voti anche al di fuori del centrodestra. Fontana è il candidato giusto per confermare il centrodestra alla guida della Lombardia nello scontro con Giorgio Gori, candidato presidente per il centrosinistra. Prima, però, dovrà convincere Silvio Berlusconi a puntare su di lui e non su una fedelissima come Maria Stella Gelmini.

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