Da Salvini a Di Maio. La maledizione dei “no euro”

Economia In Rilievo

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Potremmo chiamarla la maledizione dei no euro. Ne salotto di Porta a Porta Luigi Di Maio ingrana la marcia indietro. “Non è più il momento di uscire dall’euro”, dice, dopo che a metà dicembre su La7 si era lasciato sfuggire un “è chiaro che, se si dovesse arrivare al referendum, io voterei per l’uscita“. La situazione è cambiata in Europa, per il capo politico dei grillini, ed è più favorevole per l’Italia. “L’asse franco-tedesco non è più così forte – spiega – Io non credo sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro. E spero di non arrivare al referendum sull’euro che comunque per me sarebbe un’extrema ratio”. L’Italia insomma può avere un ruolo più rilevante nel panorama europeo, ora che Germania e Francia non la fanno più da padrona.

La mossa di Di Maio somiglia moltissimo a quella di Matteo Salvini che poco prima di Natale era stato folgorato sulla strada della moneta unica.  Commentando la proposta del Movimento 5 Stelle di tenere un referendum sull’euro il leader leghista aveva detto che sarebbe stata “una sciocchezza”, e più in generale aveva lasciato intendere che non riteneva più una priorità uscire dalla moneta unica europea. Una dichiarazione significativa per il leader di un partito notoriamente euroscettico e che in questi anni ha sostenuto più volte che l’Italia dovesse uscire dall’euro. 

Dare addosso all’euro sembra essere diventata un’arma spuntata. Quando le elezioni si avvicinano i cittadini vanno a caccia di certezze e fare il funerale all’euro non è un messaggio rassicurante. E’ un fenomeno che si è manifestato già all’estero. Marine Le Pen, uno dei politici anti euro più convinti, ha rapidamente messo in sordina il tema della moneta unica tra il primo e il secondo turno delle presidenziali francesi. E le elezioni le ha perse lo stesso. Molti commentatori ritengono che a tenerle lontano una buona parte dell’elettorato moderato che ha scelto Emmanel Macron sia stata proprio la sua posizione sull’uscita dall’euro, vista da molti come un pericoloso salto nel buio. 

Ma forse il colpo di grazia ai sostenitori del “no euro” arriva principalmente dal vissuto dei cittadini europei. Certamente la situazione economica è molto complessa. Le ferite della recessione globale iniziata negli Stati Uniti nel 2009 ha lasciato una ferita indelebile. Le difficoltà economiche hanno squassato la vita delle famiglie e delle imprese, messo in pericolo la tenuta dei bilanci statali. Però la tendenza si è invertita è l’economia europea si è prima stabilizzata, poi è tornata a crescere. In uno scenario di crisi profonda (e apparentemente senza via d’uscita) anche gli elettori più ragionevoli si avvicinano a posizioni borderline. Ma quando il quadro migliora, la classe media si preoccupa dei propri risparmi in banca. Meglio tenerseli stretti in euro che scommettere su  scenari  gravidi di incertezza  come una moneta alternativa o il ritorno alla Lira. 

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