Fusaro: “Fornero pro Bonino? Perché sono uguali”

Interviste

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Il filosofo Diego Fusaro non si mostra affatto stupito dell’assist offerto da Elsa Fornero ad Emma Bonino e intervistato da Lo Speciale spiega perché.

Mentre nel centrodestra Berlusconi e Salvini litigano proprio sul futuro della riforma delle pensioni che porta il nome della Fornero (il leader del Carroccio vorrebbe abolirla, Berlusconi soltanto correggerla) l’ex ministro del lavoro annuncia il suo voto per +Europa il movimento politico guidato dalla Bonino e unito al Centro Democratico di Bruno Tabacci (in modo tale da non dover raccogliere le firme).

Fusaro, Elsa Fornero passa da Monti alla Bonino. Ha annunciato pubblicamente che voterà per la leader radicale. La stupisce?

Non mi stupisce affatto, perché la Fornero da ministro ha cannoneggiato i lavoratori con la sua riforma lacrime e sangue, lacrime per lei e sangue per i lavoratori. La Bonino con i radicali considera come massima libertà la liberalizzazione totale del reale e del simbolico. Quindi c’è piena consonanza fra queste due figure che concepiscono la libertà come liberazione integrale da ogni limite etico, sociale e politico.

A proposito di lavoro. Il dem Luigi Marattin ha sostenuto: “Il Jobs Act è una riforma giusta ed efficiente. Ha dato tutele a chi prima non ne aveva. Se chiede per strada sono tutti precari, in realtà l’83% dei lavori è a tempo indeterminato”. Condivide?

Il Jobs Act è una riforma eccellente se guardata dal punto di vista di chi domina l’economia visto che si potrà licenziare e delocalizzare più facilmente: in poche parole i dominanti potranno meglio tutelare i loro interessi. E’ invece devastante se la guardiamo dal basso, cioè dalla parte dei lavoratori. Il lavoro è ulteriormente indebolito, precarizzato, reso più fragile. Tutto dipende dal punto di vista di classe con cui lo esaminiamo e mi sembra che il punto di vista del Pd non sia propriamente quello dei lavoratori.

In realtà poi anche il Sole 24Ore ha scritto: “Jobs Act e i giovani? Precari e pagati 6500 euro in meno dei coetanei europei”. E’ così?

Il Jobs Act come emerge sempre più realisticamente è un dramma più che una riforma. E’ evidente che ha aumentato i drammi che si prefiggeva a parole di voler scongiurare. E’ il momento culminante di un processo lungo e intenso di distruzione dei diritti del lavoratori e di precarizzazione integrale del lavoro e dell’esistenza.

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