Claretta Petacci, Meluzzi: “L’amante maiale è la vera faccia progressista”

Politica

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Claretta Petacci paragonata ad un maiale, lo psichiatra Alessandro Meluzzi a Lo Speciale interviene a commentare l’infelice battuta di Gene Gnocchi al programma DiMartedì a proposito del maiale fotografato a rovistare fra i rifiuti della Capitale. La foto rilanciata dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha acceso un forte dibattito. “Quel maiale è una femmina, si chiama Claretta Petacci” ha detto Gnocchi su La7. Molti si sono chiesti dove fossero le femministe, visto che nessuna delle tante donne di sinistra pronte ad insorgere al primo sospetto di maschilismo, ha sentito il bisogno di condannare l’infelice battuta.

Meluzzi, le frasi di Gene Gnocchi sulla Petacci pongono una domanda: il diritto di satira usato in questo modo non rischia di degenerare?

“La satira per essere tale deve essere rivolta contro i potenti. Non è satira quella rivolta contro i deboli, i vinti o peggio ancora i morti. In questo caso non soltanto non fa ridere ma si caratterizza come atto di violenza, seppur verbale e non fisica. La battuta di Gene Gnocchi contro Claretta Petacci è un’infamia sotto ogni punto di vista, ma soprattutto perché rivolta contro chi non può difendersi. Claretta ha inoltre subito una morte indegna di cui la sinistra porta il sigillo di infamia e di vergogna. Ma detto questo mi aspetterei che la satira di oggi prendesse di mira i leader islamici per esempio, oppure i potenti della finanza internazionale che decidono le sorti del mondo, quelli insomma che fanno paura. Una satira che non sfida la paura e preferisce accanirsi sui morti, ha fallito la sua missione”.

Molti hanno evidenziato il silenzio delle femministe. Perché nessuna ha sentito il bisogno di difendere la memoria di una donna oltraggiata nella sua dignità e punita con la morte per aver amato fino all’ultimo il “suo uomo”?

Il mondo femminista, ma quello progressista in generale compreso l’universo Lgb, è affetto da una malattia che si chiama doppiopesismo. Se l’offesa riguarda una donna macchiata dalla colpa originaria del fascismo allora per lei non deve esistere alcuna pietà; se invece ad essere colpita è qualcuna che fa parte dell’olimpo della sinistra planetaria o del politicamente corretto, allora scatta lo sdegno internazionale. Ci sono paesi in cui i gay vengono gettati dal sesto piano e nessuno va lì a fare satira contro i potenti che autorizzano questo crimine,  mentre da noi si diventa omofobi anche se si dice che è inopportuna l’adozione di figli da parte di una coppia dello stesso sesso”.

Oltretutto non è paradossale che si definisca maiale una donna soltanto perché è stata l’amante di un uomo sposato, nella società delle libertà sessuali e dei diritti civili? Non c’è anche un retroterra oscurantista e puritano nella battuta di Gnocchi?

Si chiama moralismo unidirezionale, il moralismo che non si scandalizza ad esempio dell’amante di Togliatti o dei grandi della cultura progressista, ma che viene sistematicamente usato come un’arma  per colpire gli avversari politici. La definirei una turpitudine intellettuale” 

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