Che brutta Fini. La casa di Montecarlo e la storia di un leader mancato

Politica

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Doveva essere l’uomo capace di  normalizzare e de-berlusconizzare il centrodestra, un potenziale presidente del Consiglio. Invece dovrà affrontare un processo per riciclaggio dopo non aver trovato più posto nella politica italiana. E’ la parabola di Gianfranco Fini nei confronti del quale la procura di Roma ha chiesto il processo. Oltre che per l’ex leader di Alleanza nazionale è stato chiesto il rinvio a giudizio nei confronti della sua compagna Elisabetta Tulliani, del fratello di quest’ultima, Giancarlo e del padre Sergio. Gianfranco Fini e la casa di Montecarlo sembra essere l’accostamento con cui sarà ricordato negli almanacchi della politica italiana. Del resto, probabilmente, non rimarrà molto, se non nei ricordi dei più incalliti cronisti parlamentari. 

La fase discendente della carriera di Fini inizia con le elezioni politiche del 2013 che affrontò da capolista del suo partito, Futuro e libertà per l’Italia (Fli), alleato con Mario Monti, senza però riuscire a superare la soglia minima di voti per entrare in Parlamento. Uno scivolone che mette fine a una carriere politica che sembrava molto promettente e costellata da svolte, voltafaccia, fughe in avanti. Fini inizia con il Fronte della Gioventù, la formazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI) e ne diventa segretario nel 1987. Poi il grande salto con l’alleanza con Silvio Berlusconi e la vittoria alle elezioni politiche del 1994 che porta alla “svolta di Fiuggi”, una mossa pensata per connotarsi come forza politica legittimata a governare. L’esperienza con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi dura pochi mesi ma il partito di Fini è ormai lanciato con Alleanza nazionale che raggiunge il 15,5% dei voti. Nel 2001 il centrodestra a trazione berlusconiana torna al governo e Fini ricopre l’incarico di vicepremier e di ministro degli Esteri. Il rapporto con l’ex Cavaliere è zoppicante e procede tra alti e bassi. Nel 2007 Berlusconi lancia la “svolte del predellino”: nasce il partito unico di centrodestra con Fini e i suoi che, controvoglia, vengono inglobati nel Partito della libertà (Pdl). Nel frattempo, in Israele Fini parla del «fascismo come male assoluto», determinando un altro strappo dentro l’ex Msi. Si tratta di una tappa importante del suo percorso per affermarsi come leader di una destra moderna. Intanto la coabitazione Fini-Berlusconi non funziona e il sodalizio si rompe con il celebre «Che fai?, mi cacci? » pronunciato durante la direzione nazionale del 2010 che decretò la sua espulsione dal Pdl. Di lì a poco nascerà Fli che avrà un esito elettorale disastroso.

Ma la crisi di Fini era già iniziata a causa della celebre casa di Montecarlo,  un immobile di An, che per un giro immobiliare finì nella mani del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. L’indagine in cui è coinvolto è la stessa che ha portato all’arresto lo scorso 13 dicembre di Francesco Corallo, soprannominato dai giornali “il re delle slot machine”, un imprenditore che si è arricchito grazie a una concessione statale ottenuta nel 2004 per installare in Italia decine di migliaia di slot machine.

L’ex presidente della Camera in questi mesi si è sempre dichiarato innocente. Ha ripetuto più volte di non sapere quali affari i suoi parenti avessero messo in piedi con Corallo. Ha persino detto: «Magari sono un coglione, ma non un disonesto». I magistrati di Roma non la pensano così.

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