Made in Italy, la recensione del film diretto da Luciano Ligabue

Cinema In Rilievo

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A distanza di sedici anni dall’ultima fatica cinematografica, Luciano Ligabue presenta in anteprima il suo terzo lungometraggio dal titolo Made in Italy, con la volontà di narrare un’Italia da far nostalgia a coloro che il Belpaese non l’hanno mai lasciato.

Nostalgia raccontata attraverso lo sguardo di un uomo perbene, che subisce da tutta una vita la precaria ingiustizia dell’essere onesto.

E proprio a coloro che fanno il loro dovere, senza alzare la voce, il regista ha voluto prestare lo sguardo, per parlare di un Paese anestetizzato, per affrescare una provincia abbandonata, ma soprattutto per raccontare ciò che egli innegabilmente conosce: l’essere umano.

Il protagonista è Riko (un convincente Stefano Accorsi), operaio in un salumificio, uomo comune che si trova a confronto con l’inevitabile evoluzione che gli impone la vita.

Una casa che non si può permettere, un matrimonio che sta andando a rotoli, il lavoro precario, un giovane figlio unico ed uno perso prematuramente, è tutto ciò che possiede.

Ed è tutto ciò con cui si troverà a fare i conti, da cui dovrà ripartire. I leitmotiv cari a Ligabue ritornano dunque rispolverati e consolidati. Riappaiono densi di una nuova saggia consapevolezza che si esprime nella verosimiglianza dei dialoghi, volti a caratterizzare personaggi magistralmente interpretati.

Dalla moglie Sara (un’eccezionale Kasia Smutniak, il cui fascino non viene eclissato nemmeno dalle improbabili gonne di jeans), donna pragmatica, acuta e sensibile, all’amico artista Carnevale (uno straordinario Fausto Maria Sciarappa), alle prese con una dipendenza da gioco d’azzardo, che dispensa consigli ed antropica incoerenza, si può dire che Riko rechi con sé un variopinto capitale umano.

Una ricchezza che è poi la famiglia (sia essa di sangue o di fatto), che si esprime con la volontà del restauro, con il coraggio del cambiamento, che si riconosce nello slancio empatico della comprensione.

Perché in fondo, nonostante il giudizio del Liga nazionale, i personaggi del film convivono con incoerenze e bassezze che forse non son proprie della versione migliore dell’essere umano.

A tratti vigliacchi, a volte sleali, idealisti esitanti soggiogati alle dipendenze, ma proprio per questo speciali e tangibili.

E proprio per questo, noi li perdoniamo e gli vogliamo anche un po’ bene.

 

 

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