Scimmie clonate, E. Boschi: “In mano a chi privo di scrupoli è un pericolo”

Interviste

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Zhong Zhong e Hua Hua sono due macachi di Giava identici. Sono stati clonati in Cina usando la stessa tecnica che fu usata con la pecora Dolly. L’esperimento sulle scimmie, secondo gli scienziati, potrebbe aiutare nella ricerca sulle malattie umane, ma si apre un dibattito molto controverso che pone forti interrogativi etici. Lo Speciale ha intervistato Enzo Boschi, geofisico (Accademia dei Lincei, Academia Europaea, Royal Astronomical Society, European Academy of Science and Arts). Lo scienziato affronta con noi un ragionamento sui limiti e le possibilità delle applicazioni tecniche. 

Analizziamo con un approccio scientifico la clonazione delle scimmie. E’ una nuova frontiera del progresso o un elemento di preoccupazione? 

“Bloccare la ricerca scientifica è praticamente impossibile, però alcune applicazioni tecnologiche si potrebbero limitare, come per esempio questa novità della clonazione. Non sono contrario di per sé, ma prima di fare certe cose bisognerebbe riflettere a lungo e profondamente”. 

C’è un problema etico dunque? 

“Il problema etico va visto caso per caso. Comunque sì, c’è un problema, sono cose al limite del possibile. Non tutto si può fare, esistono ed entrano in gioco fattori culturali, religiosi, questioni politiche. Non vedo l’utilità onestamente, almeno allo stato attuale”. 

C’è chi dice, facciamoli sui vegetali questo genere di esperimenti, ma non sugli esseri animali o sulle persone. Può essere una strada? 

“Il discorso certo è diverso. Farlo sulle scimmie indubbiamente vuol dire farlo sull’uomo ben presto. Dal punto di vista tecnico la differenza non è infatti molta. E’ fondamentale capire che la scienza non ha confini, quello che ha confini è l’applicazione della scienza. Cioè i limiti sono nelle applicazioni tecnologiche, non nelle conoscenze”. 

Siamo in presenza di un nuovo nazismo, come accusano in molti? 

“Questo non lo so dire, in realtà la possibilità di fare manipolazioni non è di per sé negativa, ma le applicazioni possono essere sempre utili oppure dannose . E’ questo il problema. Se la cosa finisce in mano a qualcuno privo di scrupoli, non si può negare la pericolosità della scoperta”. 

Il rischio che si creino persone clonate per prelevare da loro organi sani esiste? 

“Certo. Per questo, ripeto, il concetto da passare è proprio quello che se la scienza non ha limiti, l’applicazione invece deve averli”. 

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Marta Moriconi
Coordinatore di Redazione

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