Pd alla guerra dei posti. Tutti gli spifferi dal Nazareno

Politica

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Il Partito democratico ha rimandato di qualche ora (dalle 10.30 alle 16)  la direzione nazionale che dovrà approvare le liste per le politiche. L’avviso è arrivato via sms. La motivazione ufficiale è la volontà di non sovrapporsi con l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Spiegazione che formalmente ci può stare ma che convince fino a un certo punto. Al Nazareno le quote per assegnare i collegi più ambiti sono state blindate da Matteo Renzi per i suoi fedelissimi. Alle altre correnti rimangono le briciole. Come succede alla vigilia di ogni tornata elettorale si tratterà fino all’ultimo minuto utile. E’ la guerra dei posti sicuri in lista e dei seggi blindati.

Il segretario (assistito da Luca Lotti) è pronto a tagliare un centinaio di nomi anche pescando tra quelli che in questa legislatura non gli ha fatto mancare il suo appoggio. Rischiano nomi di un certo calibro come gli ex ministri  Cesare Damiano e Beppe Fioroni, il presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, il responsabile energia del partito Gianluca Benamati e Matteo Colaninno. Se questi più o meno renziani restano fuori cosa possono pretendere Andrea Orlando e Michele Emiliano? E’ il ragionamento che fanno a chi si lamenta i membri dall’inner circle renziano Ettore Rosato e Lorenzo Guerini.

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Proprio il ministro della giustizia aveva esternato tutto il suo malcontento nelle ultime ore. La sua corrente ha raggiunto il 20%, più o meno 40 seggi, al congresso ma Renzi vuole concedere solo l’8% dei posti. Michele Emiliano, invece, ha bisogno di garantire tre seggi sicuri nella sua Puglia e magari strappare un paio di posti semi-blindati in Campania. D’altronde i numeri quelli sono e molte caselle devono essere concesse agli alleati che non stanno nel partito. Ci sono i seggi per Emma Bonino e i suoi con Benedetto Della Vedova da tirare dentro con Bruno Tabacci, Gianni Pittella richiamato da Bruxelles per blindare la sua Basilicata, i centristi Pierferdinando Casini e Beatrice Lorenzin, le new entry come il giornalista Tommaso Cerno che da poco era diventato condirettore di Repubblica.

Va in controtendenza Roberto Giachetti. L’ex candidato sindaco di Roma ha scritto una lettera a Renzi: «Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute. Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città, io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica». Scelta coraggiosa visto che il suo collegio viene dato per perso quasi certamente. È fuori dalle liste anche Yoram Gutgeld l’economista che ha lavorato con il governo alla spending review e che ha progettato i bonus degli 80 euro.

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