Cittadini sempre più insicuri: viaggio nell’Italia che ha paura

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Reati in calo, ma la gente ha sempre più paura. Sembrerebbe a prima vista un paradosso, invece è la realtà dell’Italia dove i cittadini sembrano indifferenti a statistiche e rilevazioni e sentono sempre più a rischio la loro incolumità.

[membership level=”1″]E’ la fotografia scattata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018. Ogni regione vive problemi e criticità diverse nel campo della sicurezza, anche se le emergenze sono grosso modo comuni a tutta Italia.  La minaccia del terrorismo, delle infiltrazioni della criminalità organizzata e del fenomeno delle baby gang, è sempre in agguato nonostante i reati come detto, risulterebbero in calo.

Ne è convinto ad esempio  il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Trieste, Dario Grohmann  che ha confermato. “Nel nostro distretto si è verificato un generalizzato calo dei reati che, con riferimento al numero dei nuovi reati iscritti, ha fatto registrare una diminuzione media del 12% e quindi ben oltre il 9% della media nazionale”. Nonostante questa diminuzione, però, secondo il pg permane “un ingiustificato senso di insicurezza nella popolazione”. Percezione molto diffusa in tutto il Paese, secondo i togati.

Difficile definire questo senso di insicurezza ingiustificato, se si pensa al numero sempre più alto di migranti che si incontrano nelle città. Sbagliato equiparare immigrazione e criminalità, di questo tutti sono convinti, ma sarebbe fuori luogo non evidenziare come la presenza stessa di immigrati generi insicurezza. Soprattutto in quei quartieri dove si registra un’alta percentuale di stranieri a causa dell’occupazione di stabili abbandonati o di alloggi popolari. Alle occupazioni abusive e alla costruzione di “zone franche” ed off limits, si accompagnano inevitabilmente difficoltà di integrazione, di convivenza e problemi di criminalità. Il tutto poi in contesti urbani già degradati e caratterizzati da episodi di criminalità locale. E il fatto che le forze dell’ordine non riescano a fare nulla per riportare la legalità rischia di far sentire i cittadini insicuri e sprovvisti di protezione.

E difatti a Genova ecco che il presidente della Corte d’appello Maria Teresa Bonavia, ha dovuto rivelare che il numero di furti in casa nel suo distretto è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Nel 2017, infatti, sono stati 6.405 a fronte dei 3.209 dell’anno precedente.

Un conto dunque sono le statistiche, altra la percezione della sicurezza. Se ad esempio in una zona avviene una rapina all’interno di un’abitazione magari con tanto di botte al proprietario o qualcosa di peggio,  è ovvio che i vicini da quel momento non vivranno più tranquilli e si sentiranno minacciati, anche se magari non ci saranno altri furti. Alla fine in quella zona ci sarà stato soltanto quel furto in un periodo relativamente lungo, ma tanto è bastato per togliere il sonno definitivamente alle persone.

La freddezza dei numeri alla fine non può nulla di fronte alla certezza sempre più montante dei cittadini di non sentirsi adeguatamente tutelati e protetti. Un senso di impotenza che va ben oltre le statistiche rassicuranti, alle quali fanno da contraltare gli episodi di cronaca sempre più cruenti che si sentono raccontati nei telegiornali ogni giorno. Una realtà che sembra andare poco d’accordo con la teoria dei grafici e dei flussi.

Ma su tutte le paure, quella nei confronti degli immigrati resta la più temibile. Solo a settembre in base ai dati raccolti dall’Osservatorio europeo sulla sicurezza curato da Demos la sensazione di scarsa protezione, rispetto a quella che viene ormai definita “emergenza immigrazione”, era aumentata. Proprio allora erano stati rilevati gli indici più elevati, da 10 anni a oggi: il 46%. Solo nell’autunno del 2007 psi era superato questo limite.

A questo punto non resta che discutere sulle sfide che interessano i sistemi democratici, prima che sia troppo tardi.
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