Esclusi liste Pd, Di Pietro: “La regola di Renzi è l’obbedir tacendo”

Politica

Condividi!

Antonio Di Pietro grande escluso dal Pd. Nonostante la sua candidatura fosse stata a lungo caldeggiata dai vertici del Pd molisano e data quasi certa per giorni dalle parti del Nazareno, ecco improvvisamente la doccia fredda. Di Pietro non c’è e pare che a volere la sua esclusione sia stato Matteo Renz in persona. Sarà davvero così? Certamente l’ex magistrato simbolo di Mani Pulite non l’ha presa bene soprattutto perché, come lui stesso ha spiegato, aveva ricevuto ampie rassicurazione dai dirigenti del Molise.

C’è chi dice che il Pd, anche per la sua esclusione, da oggi più che Partito democratico andrebbe definito partito di Renzi o partito delle larghe intese. Condivide?

“Mi pare che ogni partito si possa chiamare partito di Renzi, di Berlusconi, di Di Maio, di Salvini. Hanno tanto criticato me quando ho fatto un partito fondato sulla mia persona, ma non sanno che io ho avuto il coraggio di farmi da parte quando ho capito che bisognava andare oltre i partiti personali; mentre loro li stanno personificando nella maniera peggiore”.

Non pensa che la sua candidatura sia risultata scomoda al Nazareno di fronte alla prospettiva delle large intese che tanto Renzi che Berlusconi già starebbero coltivando in previsione dell’ingovernabilità post-voto?

“Io sono la cartina di tornasole di queste larghe intese. Io non mi sono candidato, sono venuti a cercarmi loro, i dirigenti del Pd sono venuti a casa mia a supplicarmi. Intendo i dirigenti del Molise che fanno capo a Renzi, dal presidente della Regione, al segretario regionale per finire con l’intero gruppo dirigente. Renzi quindi non ha umiliato me, ma il Pd del Molise, i suoi gruppi dirigenti e i suoi elettori. Tutto pensavo tranne che di dovermi ripresentare, ma la prospettiva di poter unire intorno al mio nome il Pd e Liberi e Uguali almeno in Molise, mi aveva convinto ad accettare”.

Ha parlato mai personalmente con Renzi in questi giorni?

“Non ci ho parlato e nemmeno ci tengo”.

Sinceramente, perché hanno avuto paura di lei?

“Quando mi sono detto disposto ad accettare la candidatura ho posto come unica condizione ciò che è previsto dalla Costituzione, ossia di essere lasciato libero di votare secondo coscienza. Aggiungendo pure che se dopo il voto il Pd avesse fatto inciuci avrei votato contro. Ecco perché mi hanno escluso. Non perché ho pochi capelli e sono nato in Molise. Non sarei stato un parlamentare pronto ad obbedir tacendo sututto”.

Non era meglio per lei, anche in virtù del suo passato di magistrato impegnato sul fronte della legalità e della lotta alla corruzione una candidatura con Liberi e Uguali dell’ex magistrato Pietro Grasso?

“Guardi che la stessa cosa me l’ha chiesta anche Liberi e Uguali. Io mi sarei candidato nel Molise per unire il Pd e Leu che sono fratelli coltelli che per rancori personali si sono divisi. Mi candidavo per superare tutto questo”.

Grasso come Renzi quindi?

“Non ho detto questo assolutamente. Ho detto che il centrodestra, a mio giudizio molto più diviso del centrosinistra, si è messo insieme per vincere le elezioni individuando un unico modello culturale, mentre dall’altra parte si sono divisi con la prospettiva di perdere. Questo è masochismo politico”. 

Però Grasso avrebbe potuto comunque candidarla visto che lei ha olte più affinità con lui che con Renzi. Perché non l’ha chiamata per offrirle il seggio che non le ha dato il Pd?

“Guardi, lasci stare. Qui le affinità non c’entrano nulla. Lei conosce la legge elettorale, quindi non ritengo di dover rispondere a questa domanda”. 

Tagged

Lascia un commento