Casting, paracadutati e riciclati. Il ritorno del partito azienda

Politica

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Davanti alla sede di Forza Italia nella centralissima San Lorenzo in Lucina è stato tutto un via vai dei responsabili regionali di Forza Italia. Sono scontenti per i pochi posti in lista destinati a chi era stato segnalato dai coordinatori che battono il territori per il partito. Per il resto non sembra esserci molta agitazione per le scelte imposte dal consiglio ristretto di Arcore capeggiato da Niccolò Ghedini e Antonio Tajani. Circa un terzo di quanti verranno eletti sono parlamentari uscenti, un altro terzo quadri del territorio, l’ultima fetta è società civile.

Tutto si può dire del Partito Democratico, tranne che le scelte di Matteo Renzi non abbiano scatenato la reazione della minoranza e il malumore di tanti militanti che non hanno apprezzato la scelta di nomi che poco hanno a che fare con il partito e l’esclusione di tanti protagonisti della passate legislature. Ma la base, i territori, quelli che davvero hanno fatto la guardia al granaio dei voti forzisti nelle regioni del Nord e nelle roccaforti delle regioni meridionali non riesce a far sentire la propria voce.

LEGGI QUI LA SCHEDA SULLA LEGGE ELETTORALE

A scorrere i nomi che saranno in lista con il centrodestra non emerge una chiara linea programmatica. Sono pochi gli esponenti dei territori. Corposa la pattuglia degli “storici” azzurri con un numero consistente di legislature alle spalle. Paolo Romani, Renato Brunetta, Mara Carfagna. Entrano nomi pesanti di Mediaset come Adriano Galliani, il giornalista Giorgio Mulè e il presidente di Finivest Pasquale Cannatelli. Tutto lo staff che cura la comunicazione è stato imbarcato come dimostrano i nomi di Licia Ronzulli, Valentino Valentini, Andre Ruggeri, il responsabile dei rapporti con le televisioni, nonché nipote di Bruno Vespa. Poi, secondo indiscrezioni e soffiate alla stampa ci sarebbero una serie di nomi che Silvio Berlusconi avrebbe scelto mediante casting. All’ex Cavaliere piacciono imprenditori, avvocati, medici. Scrive Repubblica, che l’inquilino di Arcore avrebbe addirittura chiesto al Consiglio nazionale forense e all’Aiga (Associazione dei giovani avvocati) un elenco di possibili candidati. Le credenziali? Essere brillanti, di bella presenza, tra i 40 e i 50 anni e volersi candidare sotto le insegne del “partito vincente. Ne servirebbe uno per ogni regione.

Come sottolinea sul Messaggero di oggi Alessandro Campi «Il Cavaliere ha sfrondato quel che restava della destra proveniente da An per tornare al modello originario del partito-azienda». Però alcuni ritornato. Ripescato Osvaldo Napoli dopo essere rimasto fuori nel 2013, rientra in gioco Stefania Craxi. Un posto sicuro anche per Renato Schifani, Gabriella Giammanco, Stefania Prestigiacomo, Alessandro Cattaneo. Niente da fare, invece, per l’ex ministro Giulio Tremonti.

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