Regionali, parla Pirozzi: “Avanti da solo, con me la famiglia in pole”

Interviste

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Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice tira dritto con la sua candidatura a governatore del Lazio. Il centrodestra ha scelto Stefano Parisi, ma lui smentendo anche i rumors che lo vedevano alleato di Roberta Lombardi, candidata del Movimento 5 Stelle ha annunciato che non si ferma. E fra i temi che sembrano essere in cima alla sua agenda programmatica c’è la difesa della famiglia. Mercoledì 31 gennaio alle 18 ci sarà la presentazione del suo libro “La scossa dello scarpone. Anatomia di una passione sociale”  all’Occidental Aran Park di Roma-Eur, libro che racconta il suo impegno fra le macerie del sisma di Amatrice per ricostruire la comunità dal punto di vista strutturale e morale.

Pirozzi, come va la campagna elettorale?

“Va, non ci siamo mai fermati. Il nostro è un treno in corsa che correrà dritto fino alle elezioni. Andiamo a fare gol”.

Il centrodestra ha scelto Stefano Parisi? Si è dato una risposta sul perché, con lei in campo da mesi, hanno scelto un “perfetto sconosciuto”?

“Non sono deluso, né arrabbiato. Ognuno fa le sue scelte. Perché si fanno certe scelte, vallo a capire. La politica è strana. Stefano Parisi è una bravissima persona, dopodiché è chiaro a tutti che ha politicamente svenduto il suo movimento in cambio di qualche seggio. La differenza fra me e lui è che io non ho svenduto niente e che il mio laboratorio lo sto portando avanti fino alla fine. Lui ha detto di aver accettato la candidatura a governatore per tentare di creare anche nel Lazio un laboratorio di Energie per l’Italia, ma tutti siamo bravi a tentare avventure avendo già seggi garantiti altrove. Io sono coerente, non avrei mai tradito le tante persone che hanno creduto in me aderendo agli oltre 500 comitati a mio sostegno, operativi a Roma e nel Lazio. Gli elettori del Lazio hanno una grande possibilità, quella di creare una rivoluzione dal basso. Con me sarà possibile. Non lo sarà certamente votando chi è stato scelto dai vertici e non dalla base”.

Fra i punti principali del programma c’è la difesa della famiglia. Perché questa chiara scelta identitaria?

“Questo fa parte delle esperienze che uno fa sulla propria pelle. La famiglia tanto in Italia che nel Lazio è in grosse difficoltà, con un tasso di natalità bassissimo. Per la donna prima lavorare era una scelta, oggi è diventata una necessità e questo inevitabilmente avrà ripercussioni anche a livello familiare”

Cosa proponete in sostanza?

“Ci siamo confrontati con gli amici del Popolo della Famiglia con cui abbiamo scoperto di avere tante cose in comune. Abbiamo convenuto sulla necessità di ripartire dalla famiglia come nucleo fondante della nostra società. Molte donne oggi sono purtroppo costrette a stare lontano dai figli per esigenze di lavoro. Stiamo studiando come dare un sostegno economico alle donne che vorranno stare più vicine ai propri figli magari riducendo anche il proprio turno lavorativo. Non dimentichiamo poi che oggi accedere agli asili nido è sempre più difficile, con graduatorie lunghissime quindi aiutare le mamme a stare più tempo in casa senza perdere la retribuzione lavorativa, tornerebbe molto utile”. 

Come saprà oggi il concetto di famiglia è esteso anche a convivenze civili e unioni gay. Qual è la famiglia cui guarda lei?

“Guardi, iniziamo con il dire che io non giudico nessuno e soprattutto non sono per discriminare nessuno. Il mio modello di Regione sarà inclusivo, non esclusivo, quindi ho il massimo rispetto per le coppie gay senza nessuna preclusione. Per me due gay hanno tutto il diritto di vivere insieme, poi ovviamente se il discorso si estende anche alle adozioni allora lì non mi trovo d’accordo. Ognuno di noi che è padre, sa perfettamente che per i figli è essenziale il legame con entrambi i genitori, con il padre come con la madre”. 

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