Niente scontri tra leader. Prove tecniche di intese post 4 marzo?

Politica

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Matteo Salvini aveva “minacciato” Matteo Renzi di seguirlo in ogni collegio. Alla fine non se ne è fatto nulla e lo scontro corpo a corpo tra leader di partito non ci sarà. E’ un discorso che va oltre i numeri uno di Lega e Partito Democratico e che si può estendere anche agli altri capi in lizza per il 4 marzo. A pensar male si potrebbe dire che questa arrendevolezza, questa mancanza di scontri all’arma bianca negli uninominali tra gli uomini simbolo sia il preludio delle fase che si aprirà il 5 marzo, quando liberi dai vincoli delle coalizioni i partiti potranno cercare nuove alleanze. Giusto per fare un esempio, contro Paolo Gentiloni a Roma corre Luciano Ciocchetti della “quarta gamba”. Un avversario certamente morbido presentato dal centrodestra che ha tra le sue file nomi certamente più minacciosi.

LEGGI QUI LA SCHEDA SULLA LEGGE ELETTORALE

Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Pietro Grasso e Giorgia Meloni si tengono quindi a distanza l’uno dall’altro. Ancora più defilato  Matteo Salvini, che non raccoglie nessuna sfida in quota maggioritaria ma ben cinque posti da capolista in listini proporzionali al Senato.

Se i leader se ne stanno rintanati non mancano comunque le sfide interessanti, dalla forte carica simbolica e su temi che per i partiti sono al centro dei rispettivi programmi elettorali.

Il Movimento 5 stelle manda contro il premier uscente Angiolino Cirulli, imprenditore presentato da Di Maio come «uno degli azzerati del decreto salva-banche». Di Maio che a sua volta nel suo collegio di Acerra, dove si troverà lanciato contro un cliente scomodo come Vittorio Sgarbi, candidato dal centrodestra. Per Renzi, nella sua Firenze, sfida ricca di suggestioni contro l’economista polemista (anti-euro (da sinistra) Alberto Bagnai in quota Lega. Atra sfida tutta modellata sui temi economici è quella di Siena dove Claudio Borghi, consigliere economico di Salvini e già candidato presidente della Toscana, tenterà di fermare Pier Carlo Padoan in una zona storicamente “rossa”.

Giorgia Meloni si candida nell’uninominale per la Camera a Latina, dove si confronterà con il deputato uscente del centrosinistra Federico Fautilli (+Europa) e, per LeU, con Tommaso Conti, ex sindaco di Cori, anche lui un transfuga del Pd.  Per il M5s ci sarà Leone Martellucci.

Pietro Grasso avrà il paracadute del proporzionale ma correrà anche per l’uninominale al Senato nella sua Palermo (Centro): contro di lui il centrodestra schiera Giulio Tantillo, capogruppo FI in consiglio comunale, mentre per il M5s corre Steni Di Piazza e per il PD Teresa Piccione. Tra i leader di partito, Emma Bonino sarà nel collegio del Senato di Roma Gianicolense. Contro di lei l’avvocato di M5s Claudio Consolo.

Come già ampiamente previsto nella sua Gallipoli Massimo D’Alema avrà contro Teresa Bellanova, ex sindacalista e sottosegretaria al Lavoro del governo Gentiloni. Mentre Gianluigi Paragone ora pentastellato ma un tempo vicinissimo alla Lega nonché direttore de La Padania se le vedrà contro Umberto Bossi al Senato nel collegio di Varese, culla del primo leghismo pre-Salvini.

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