Combattenti Isis nei barconi: quando Alfano, Pinotti e Gentiloni ci rassicuravano

Politica

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Cinquanta sospetti terroristi dell’Isis, tutti di nazionalità tunisina, sarebbero arrivati di recente in Italia con i barconi. A dirlo stavolta è una fonte più che attendibile e certamente non interessata a gettare nel panico il Paese con la campagna elettorale in corso. La fonte è l’Interpol e secondo quanto  riporta in esclusiva il Guardian online, il Ministero dell’Interno ne sarebbe stato informato già a fine novembre.

Secondo un funzionario dell’anti-terrorismo europeo contattato dal giornale, i sospetti miliziani dello Stato islamico sarebbero giunti in Italia fra luglio e ottobre dell’anno scorso a bordo di piccole imbarcazioni. Quattro di loro pare fossero già noti alle agenzie di intelligence europee e uno di questi sarebbe già scappato in Francia.

Ma non si era detto che i terroristi non arrivavano con i barconi dei migranti? Che sostenere una cosa del genere era da razzisti, da xenofobi? A dirlo erano per giunta personalità non proprio di secondo piano. Questo è quanto inizialmente dicevano dal governo.

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano nel maggio del 2015 quando sedeva ancora al Viminale dichiarò: “Fin qui non abbiamo traccia di presenze di terroristi sui barconi. Questo non significa che abbiamo abbassato la tensione e l’attenzione, che rimangono altissime su questo argomentoSu questa problematica hanno indagato peraltro anche varie procure e non hanno trovato fin qui riscontri. Per cui noi speriamo che abbiano ragione le procure e che abbiano ragione i nostri, che hanno fatto tutte le valutazioni sul campo per dire che fin qui non c’è traccia”.

Fin qui diceva il ministro nel maggio 2015. Ma ecco che nel dicembre dello stesso anno Alfano si era già ravveduto: “La rotta balcanica è utilizzata dai trafficanti d’armi e di esseri umani, ma potrebbe essere battuta anche dai foreign fighters che si arruolano nell’Isis”.

Non da meno il premier Paolo Gentiloni che quando era ministro degli Esteri nel gennaio 2015 in un’intervista al quotidiano Il Mattino affermò: “Se si fossero ascoltate bene le mie parole sui rischi di infiltrazioni non si sarebbe fatta confusione tra fenomeni migratori e terrorismo. A Londra, dove sono stato per la riunione dei 20 Paesi impegnati contro il Daesh, si è parlato molto della questione dei Foreign Fighters e del rischio di infiltrazioni terroristiche. Ma una generica confusione con il fenomeno dell’immigrazione non ha senso ed è anche strumentale. I terroristi non arrivano con quei barconi che rischiano il naufragio lungo le nostre coste. Chiedere di sospendere le operazioni di sorveglianza e di salvataggio in mare è non solo un errore politico ma è anche un errore morale”.

Di poco più di un anno fa invece le dichiarazioni del ministro della Difesa Roberta Pinotti che nel maggio 2016 dichiarò: Mi sembra quasi impossibile che gli jihadisti utilizzino i gommoni per spostarsi: sono in grado di comprarsi un biglietto aereo. C’è il rischio, invece, che l’Europa sia diventata un cavallo di Troia, basta vedere quali città hanno dato loro i natali e i percorsi culturali hanno seguito i terroristi che hanno stordito Francia, Inghilterra e Belgio”. Poi nel tempo come Minniti ha parlato più volte del pericolo terrorismo e della necessità di gestione dei flussi.

 

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