Cosa c’è dietro annunci e smentite di Di Maio e Salvini: il piede in tre inciuci

Politica

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di Fabio Torriero – Inciuci, strategie e smentite. Il gioco delle parti è solo iniziato. Cosa c’è dietro i ripetuti annunci e le ripetute smentite di Di Maio e Salvini? Il tentativo di non essere tagliati fuori dopo il 4 marzo.

E’ una strategia che parte da lontano e che fa rima con la parola sopravvivenza. Andiamo per gradi. Da almeno due mesi i capi della Lega “nazionale” e dei 5Stelle2.0 hanno subito una trasformazione genetica (qualcuno le chiama porte girevoli). Si sono addomesticati, oppure sono stati normalizzati, hanno perso il dna populista e anti-Ue-anti-euro.

Salvini si è concentrato sulla flat tax perdendo progressivamente la sua proverbiale aggressività sui temi a lui cari e che gli faranno ottenere un buon consenso degli italiani e magari superare Forza Italia: immigrazione, sicurezza, sovranità nazionale (economica e monetaria). Da mesi si sta facendo garantire a Bruxelles e nel partito popolare europeo, alternando polemiche e baci in bocca, proprio da Silvio Berlusconi, eterno tappo e viatico dello schieramento di centro-destra. Fin dal 1994.

E siccome sa benissimo che nessuno avrà la maggioranza, e che Renzi e Silvio faranno le larghe o le strette intese, o il governo del presidente, o di minoranza, o di scopo (chiamatelo come vi pare), a quel punto avrà un bivio davanti: o scegliere l’astensione (insieme a Fratelli d’Italia), tenendo per le palle il futuro esecutivo inciucista-tecnico, simil-Monti, o tentare un abboccamento sui singoli provvedimenti, consentendo la formazione del governo Di Maio (il cui partito, secondo i sondaggi, molto probabilmente arriverà primo).

Ecco che quindi, Matteo sta giocando a rimpiattino con i grillini. Un giorno annuncia un’intesa con Di Maio, il giorno dopo la nega, snervando il Cavaliere.

Così starà con i piedi in due staffe (anzi, tre): otterrà i voti facendo il muscolare (mai con la sinistra), terrà in essere il governo Renzusconi con l’astensione e, dulcis in fundo, si apre anche all’evventualità di un governo populista con Di Maio, che molto populista non è più già da ora (basta studiare i programmi e le proposte ormai molto edulcorate rispetto al passato).

Stesso discorso per Di Maio. Dopo mesi in cui ha accarezzato l’ipotesi di un accordo con Salvini, ora alla City ha allargato il teorema: ha proclamato urbi et orbi che potrebbe far parte pure lui dell’ammucchiata Pd-Fi. Così tanto per non restare indietro. Purché il presidente Mattarella gli consegni le carte per stabilire le regole. Gli faccia fare il primo giro.

Un bel rebus. Ma che la dice lunga sulla campagna elettorale fatta solo di fake.

Marta Moriconi
Coordinatore di Redazione

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