Addio ombrelline, ira di Abbate: “Il neoverginismo è tornato. Ora, velo ai gatti”

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La Formula 1 dice addio alle ombrelline. Una scelta che non trova d’accordo lo scrittore Fulvio Abbate raggiunto da Lo Speciale. La decisione è stata comunicata dai dirigenti della Liberty Media il gruppo che ha acquisito lo scorso anno la Formula 1. In un comunicato spiegano: “Il loro utilizzo è stato per decenni un elemento di base della F1. Oggi, invece, sentiamo chiaramente che questa pratica non è più consona con i valori del nostro marchio, ed è chiaramente in disaccordo con le regole di base della società moderna”. Incredibile ma vero. Pare che la decisione sia stata adottata in seguito agli scandali delle molestie sessuali che hanno coinvolto il mondo di Hollywood. E che fine hanno fatto le battaglie per le minigonne e per i diritti delle donne a mostrare il proprio corpo (ovviamente se consenzienti)? E’  la rottamazione della donna immagine modello coniglietta di Playboy?

Abbate, ha sentito della decisione di eliminare le ombrelline dalla Formula 1. Che ne pensa? 

“Ho trascorso la mia infanzia alla Targa Florio, la leggendaria corsa automobilistica che si disputava nel circuito delle Madonie. Mio padre era commissario di gara. Intorno ai bolidi per tradizione ci stanno le ragazze, perché i bolidi sono una sorta di magnete teatrale della bellezza femminile giovanile. L’idea che si possano cancellare queste presenze femminili dagli sport, visto che le troviamo ovunque anche al Giro d’Italia dove ci sono le cosiddette miss tappa, non riesco a capire a quale logica possa corrispondere. Forse perché è considerato umiliante e sminuente per la realtà femminile avere un alfiere in minigonna accanto ai piloti? Se così fosse lo troverei alquanto pietoso, visto che le amanti dei piloti ci saranno sempre, magari oltre la staccionata. I bolidi da sempre richiamano le femmine”.

Non è un po’ paradossale che, dopo anni di battaglie per l’emancipazione della donna contro quelli che venivano definiti i legacci del bigottismo cattolico, proprio la minigonna che era il simbolo di quelle lotte, oggi venga vista come un’offesa alla dignità delle donne?

“Questa manifestazione di neo puritanesimo viene dagli Stati Uniti e corrisponde, da una parte ad una forma di neo verginismo che punta ad una riaffermazione della verginità, e dall’altro ad un femminismo sessuofobico. Una delle immagini più rivoluzionarie del pensiero progressista che si fa realtà è proprio la minigonna. C’è un’internazionale riunita che mette insieme cattolici, ebrei, islamici, femministe che vorrebbe cancellare ogni traccia di eros”.

Possiamo dire che si rischia il trionfo del velo islamico sulla minigonna?

“Purtroppo sì, ma se vogliamo imporre il velo alle donne, in una società che ha affermato da tempo il principio della parità dei sessi, è giusto imporlo anche agli uomini. Se la vogliamo mettere in termini di rigore dobbiamo far indossare il velo anche ai gatti. Io ho una gatta, credo sia imperdonabile che non indossi il velo”. 

Insomma, viva le minigonne?

“Certamente. La minigonna è l’affermazione del piacere contro il principio dell’irrealtà che si porta dietro spesso una sub cultura autoritaria e sessuofobica”.

Viva pure le conigliette di playboy?

“Sempre! Le conigliette di Playboy hanno inciso sul costume, ma sono soltanto delle maschere. Invece mia cugina che nel 1967 va alla Targa Florio con una minigonna non è una maschera, ma l’affermazione del proprio desiderio di piacere a se stessa in primo luogo e agli altri”. 

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