Record di IMPRESENTABILI, sul web scoppia la BUFERA su tutti i partiti

Politica

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Da destra a sinistra, le liste dei candidati per le elezioni politiche del 4 marzo, sono piene di indagati o imputati. Sia chiaro, il garantismo è un valore, ma la rete non la pensa proprio così.

L’unico partito che ha messo le regole in chiaro (ma le ha limate) sono i 5 Stelle: anche se c’è la deroga alla regola che vietava la candidatura agli indagati per reati ritenuti lievi , chi è imputato o condannato non può correre per l’M5S.

Su tutti gli altri partiti il rischio è la possibile decadenza per la legge Severino. Ma non si poteva intervenire prima? A Camere sciolte la Commissione Antimafia non ha poteri per indicare chi è impresentabile. Quindi, come ha dichiarato a Radio Anch’io il vice presidente della Commissione antimafia Fava, “servirebbe maggiore senso responsabilità dei partiti”. Poi ha parlato di candidati che hanno la “fedina penale pulita ma promiscuità imbarazzanti”.

Intanto il web commenta e dice la sua, ce l’ha con tutti e giudica (moralmente) tutti. C’è chi come Rino Campanile afferma che il “Centrodestra vanta all’interno delle sue candidature la parte peggiore dell’Italia. L’altra parte (sempre pessima) gliela candida il #PD”, o chi. Per Santina Giannone: “Il patto di civiltà tradito con condannati e #impresentabili è il più triste fil Rouge di ogni #elezione in #Italia. #sergiorizzo oggi su @repubblica ce lo ricorda”.

Roberto Formigoni risponde alle critiche sulla sua candidatura per ‘Noi per l’Italia’, ricordando che è stato assolto in quindici processi, ma condannato solo nel sedicesimo pur non trattandosi di sentenza definitiva. A Radio Anch’io ha sottolineato: “Io non mi difendo candidandomi, mi difendo nei processi. Se bastasse un avviso di garanzia mi sarei dovuto dimettere un mese dopo essere eletto presidente della Regione Lombardia. Il giustizialismo è contrario a bene comune”.

Ma sugli impresentabili la questione è aperta anche a sinistra. Si pensi all’esempio più discusso Piero De Luca, per tutti De Luca jr, figlio di Vincenzo. Ce l’ha fatta a entrare, da capolista, nel listino bloccato e sarà in corsa nel collegio di Salerno, feudo del padre presidente della Regione Campania. E’ imputato per il crac dell’immobiliare Ifil.

Giuridicamente però il garantismo, quindi il principio dell’innocenza fino a sentenza, è l’unica certezza che rimane. E resta un’analisi su tutte: è impossibile affidare basarsi unicamente sui certificati giudiziari altrimenti come può succedere potrebbe bastare un’alluvione per far diventare impresentabile un sindaco che magari merita il pieno rispetto.

 

 

 

Marta Moriconi
Coordinatore di Redazione

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