Braccialetto Amazon, Ferrero (Prc): “Lavoratore carcerato. Politica e sindacati?”

Interviste

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Un braccialetto elettronico wireless sperimentato da Amazon guiderà il lavoratore nei magazzini alla ricerca dell’articolo richiesto e controllerà pure se è stato preso il pezzo giusto, grazie a un sistema di telecamere e all’emissione di impulsi a ultrasuoni o radio. Naturalmente sono subito divampate le polemiche perché il braccialetto di fatto verrebbe a controllare i movimenti dei dipendenti, obbligandoli ad adeguarsi ai tempi di consegna che la società ha racchiuso all’interno di margini strettissimi. Il braccialetto insomma, secondo molti, renderebbe l’uomo ancora più schiavo, fino a trasformarlo quasi in un robot telecomandato. Fra i critici c’è anche Paolo Ferrero, già ministro ed ex segretario di Rifondazione Comunista, attuale vicepresidente del Partito della Sinistra europea intervistato da Lo Speciale.

Cosa pensa del braccialetto elettronico brevettato da Amazon?

“Penso che sia l’ennesimo strumento utile a trasformare il lavoratore in un carcerato. E’ la trasformazione del lavoro in un’altra cosa. Per altro certi strumenti sono vietati dallo statuto dei lavoratori che proibisce l’utilizzo di sistemi di sorveglianza a distanza, quindi si profilerebbe anche come illegale”. 

C’è chi dice che questa è l’ultima frontiera della globalizzazione. Condivide?

“E’ l’ultima frontiera dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, grazie ad un capitalismo super selvaggio che utilizza la tecnologia per riprodurre l’età della pietra. Vivendo in una società che utilizza termini come moderno, innovazione o tecnologia come fossero positivi in sé, questa è invece la dimostrazione di come la tecnologia possa essere usata per scopi molto malvagi”.

Infatti Amazon ha parlato di metodologia volta a migliorare l’efficienza dei tempi di consegna al cliente.

“Diciamo che serve a rendere più efficiente il lavoro degli altri, ossia lo sfruttamento dei lavoratori per migliorare il profitto di Amazon che non a caso è diventato il più ricco. Peccato però che mentre i capi studiano come rendere più efficiente la produzione, poi a rompersi le ossa con turni massacranti ci stanno altri esseri umani e non delle macchine”.

C’è chi come Giulietto Chiesa accusa i sindacati di essere responsabili dello sviluppo di certe politiche, dal momento che sempre più spesso sembrano accettare  e avvallare certi attacchi ai  diritti dei lavoratori come l’abolizione dell’articolo 18 preoccupandosi più di mantenere privilegi che tutelare la qualità del lavoro. Ha ragione? 

“Sicuramente c’è stata una moderazione sindacale che ha contribuito a rendere più facili queste cose. C’è un problema sindacale, ma c’è soprattutto un problema della politica perché i padroni stanno usando a loro vantaggio la possibilità di mettere in concorrenza i lavoratori gli uni contro gli altri. Servono norme che impediscano questo livello di concorrenza. Poi c’è il problema dei problemi che si chiama riduzione del mercato del lavoro. Se le tecnologie risparmiano lavoro e quindi milioni e milioni di persone si ritrovano disoccupate, la logica non dovrebbe essere quella di aumentare l’età pensionistica perché questo non farebbe che produrre altri disoccupati e rendere i lavoratori sempre più deboli. La logica dovrebbe essere quella di abolire la Fornero e diminuire l’orario di lavoro, come chiedono ad esempio i sindacati tedeschi. Far sì che la tecnologia non vada soltanto a vantaggio delle grandi imprese ma aiuti l’umanità a stare meglio, visto che la tecnologia non è patrimonio delle industrie ma il frutto di saperi che vengono da lontano, da Galileo per finire con l’ultimo dei ricercatori sottopagati. Un patrimonio dunque collettivo e da difendere”.

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