A pezzi in valigia, Bruzzone: “Macché mafia nigeriana, non è un professionista”

Interviste

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Pamela, 18enne romana, morta e fatta a pezzi in due valigie. Per la criminologa Roberta Bruzzone intervistata da Lo Speciale potrebbe non essersi trattato di omicidio. Il cadavere mutilato di Pamela Mastropietro, allontanatasi volontariamente alcuni giorni fa dalla comunità di recupero per tossicodipendenti in provincia di Macerata dove era ospitata, è stato rinvenuto  in due trolley lungo una strada di campagna nei pressi di Pollenza. Omicidio e occultamento di cadavere sono al momento le ipotesi di reato a carico di un nigeriano, sospettato di essere l’ultima persona ad aver incontrato la ragazza e inchiodato pare da tracce rinvenute in casa, già noto alle forze dell’ordine come presunto spacciatore attivo nella piazza di Macerata. L’autopsia sul corpo di Pamela non ha chiarito le cause della morte: bisognerà attendere gli esami tossicologici. L’esame autoptico non avrebbe rilevato però segni evidenti di violenza sessuale.

Dottoressa Bruzzone, come possiamo definire dal punto di vista criminologico un soggetto che infierisce in maniera tanto brutale sul corpo di una 18enne che potrebbe anche aver ucciso, facendolo a pezzi?

“Mai come stavolta è necessario attendere gli sviluppi dell’inchiesta, perché nulla può essere dato per scontato. Soprattutto non possiamo parlare di omicidio perché le cause del decesso non sono chiare. Nulla esclude che la ragazza sia andata volontariamente in casa con lui, per giunta dopo aver acquistato una siringa e che sia morta per overdose. Il nigeriano poi, in maniera comunque inconcepibile, potrebbe aver deciso di portare fuori il corpo in quella maniera brutale per non dare nell’occhio, considerando che il condominio è molto popolato. Insomma potrebbe non esserci nessun macabro rituale, ma molto più semplicemente una più agevole modalità di far sparire il cadavere. L’unica cosa che è certa è che il corpo è stato mutilato post mortem”.

Questa quindi è l’ipotesi più plausibile? Le responsabilità del nigeriano dunque sarebbero ridimensionate?

Abbiamo a che fare con una ragazza con seri problemi di tossicodipendenza e questo soggetto è comunque uno spacciatore. Sono elementi che non possono essere trascurati. Se non emerge una matrice violenta come causa di morte, e gli elementi per individuarla ci sono tutti, è inevitabile seguire altre piste. Le responsabilità del sospettato possono essere diverse: c’è sicuramente il vilipendio di cadavere, quello indiscutibile, ma potrebbe emergere anche una morte causata da cessione di droga. Sono diversi gli scenari da considerare”.

L’uomo però si chiama fuori. In casa sua sono stati trovati indumenti della ragazza e tracce ematiche. Sono prove che comunque lo inchiodano, oppure anche qui potrebbero emergere altre ipotesi?

“Se questo signore non parla ovviamente rende tutto più difficile. Lui realisticamente non ha nessuna speranza di uscire da questa storia. Farebbe molto meglio a raccontare come sono andati i fatti. Appare evidente che la ragazza è morta in casa sua. Poi un conto è rispondere di omicidio volontario aggravato da vilipendio e occultamento di cadavere, un altro rispondere di morte in conseguenza di altro reato, come appunto la cessione di droga, con vilipendio e occultamento di cadavere. Sono fattispecie diverse. Resta solo da stabilire quale delle due è più plausibile. Per questo dico che questo soggetto avrebbe tutto l’interesse a parlare, anziché tentare goffamente di chiamarsi fuori o di accusare altri”.  

Da tempo si parla di una “mafia nigeriana” che controllerebbe il mercato della droga al dettaglio e la prostituzione. Questa vicenda ne è una conferma?

“Non credo che la storia rientri in questo circuito. Siamo in presenza di una persona con scarsissime capacità criminali. Un professionista non avrebbe fatto sparire il corpo in maniera tanto goffa come testimonia il fatto che gli inquirenti sono subito risaliti a lui. Non scomoderei la mafia nigeriana. Qui c’è un soggetto singolo che molto probabilmente si è trovato a gestire un imprevisto, cioè la morte della ragazza per overdose, e lo ha fatto nella maniera peggiore. Non andrei oltre sinceramente”. 

 

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