La buona “squola”: licenziata maestra di italiano sgrammaticata

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La maestra che insegnava italiano in due classi prime di una scuola nella frazione di Veternigo è stata licenziata prima, e poi il tribunale ha confermato: bocciata. Il licenziamento sarebbe valido. A scatenare il caso tre anni fa sono stati i genitori dei bambini che si erano accorti di errori.

Il più più emblematico è sicuramente stato ‘squola’ scritto con la q, ma i giornali parlano anche di ‘sciaquone’ senza ‘cqu’, e di doppie che sparivano nelle parole dove invece andavano messe. . Così hanno capito che il problema era la maestra.

Furono chiamati a scuola anche i carabinieri e il sindaco dovette intervenire. C’era stato anche lo sciopero della frequenza: le famiglie avevano tenuto a casa i figli per una settimana. “Fa troppi errori – avevano scritto alla preside – i nostri figli imparano male, copiando gli errori dalla lavagna”.

A sistemare le cose ci ha pensato la dirigente scolastica portando il caso all’ufficio territoriale. Da lì le ispezioni con un braccio di ferro tra genitori e direzione scolastica sull’inosservanza dell’obbligo dei genitori ad impartire l’istruzione ai figli. Quando arrivò la dispensa dall’insegnamento come riporta Rainews, toccò alla fine ai magistrati stabilire o no il reintegro all’insegnamento.

Ed è stato negato appoggiando quanto deciso da preside e organi ministeriali.

L’italiano a scuola dunque è ancora un valore, ma in politica abbiamo diversi esempi di esponenti con difficoltà linguistiche. D’altronde non dimentichiamo neanche i dirigenti o tecnici ministeriali che inserirono la parola “traccie” con la “i” in un tema dell’anno scorso.

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