“Sono tornato”… Benito Mussolini e anche l’Italia fascista

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Benito Mussolini dalla porta magica a piazza Vittorio arriva nel 2017, sceso direttamente da piazzale Loreto a Milano. L’Italia che conosceva non c’è più e la prima frase choc la dice notando il “nuovo popolo” che incontra: “Ma siamo in Etiopia?”. La commedia diretta da Luca Miniero e scritta con Nicola Guaglianone, tra il serio e il faceto, racconta l’Italia di Mussolini che non è mai sparita.

All’inizio infatti, seppure preso per comico, Benito riesce a conquistare l’amicizia di un regista, poi quella di una dirigente televisiva. Da lì piano piano il potere è a portata di mano, di nuovo. “Vi ho lasciato che eravate un popolo di analfabeti. Vi ritrovo 80 anni dopo che siete ancora un popolo di analfabeti” è la frase centrale del film, quella che fotografa l’idea che il Duce ha degli italiani. Infatti ne incontra di imbelli, e tenta anche di ri-educarli come già aveva provato a fare ma è “inutile”.

Continuando sarà svelata un’Italia ancora fascista a parte rare eccezioni, che però si faranno affascinare anch’esse all’inizio da quel parlare deciso e motivante. Il messaggio etico c’è, ma il film è sempre a rischio dal punto di vista ideologico: da un lato tenta di dimostrare che il fascismo che è negli italiani e che Ben con il ritorno riaccende, dall’altro con la scena finale prova ad indicare una strada diversa, quella della coscienza, che anch’essa ben celata dentro i concittadini, c’è e può venir fuori. Ma il trionfo è tutto suo, del Dux, che gira in macchina d’epoca con la manager televisiva contento di aver riconquistato il Bel Paese e passando anche per vittima.

E’ un paradosso che gli autori sanno calibrare usando la spettacolarizzazione, lo schiaffo morale, ma anche la comicità: si può sorridere mesti anche con il dittatore Mussolini che crede di essere ad Addis Abeba. E non poteva certo mancare il più banale format americano alla C’è posta per te. Ne uscirà da accusato ad eroe come solo il Duce sa fare.

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