“Lo sguardo oltre il fango” (oltre il male) della piccola Ziva nel lager

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Dal fango può ripartire la vita, oppure come ha cantato Fabrizio De Andrè, dallo sterco nascono i fiori. Questo, ad esempio, è stato l’insegnamento di padre Massimiliano Kolbe, morto nel 1941 ad Auschwitz. E chi è andato a vedere lo spettacolo teatrale sa che può essere anche il messaggio nascosto di LO SGUARDO OLTRE IL FANGO. LA RAGAZZA N°65738.

Un dramma musicale, dove il finale in un crescendo sembra chiudere alla speranza, ma dove in sottofondo resta una famiglia “nazista” decimata dal suo stesso male e forse pronta a ripartire proprio da quell’amore di madre che è messo in scena con delicatezza e messa a fuoco originali.

Lo sguardo oltre il fango è liberamente ispirato a “Il bambino con il pigiama a righe” e ha già registrato un grande successo di critica e di pubblico a Roma nel 2017, con tutte le date sold-out al Sala Uno Teatro (Piazza San Giovanni in Laterano). E’ stato inoltre presentato in Umbria, con la data evento a Passignano sul Trasimeno, e in Puglia, con due spettacoli al Teatro Forma di Bari.

Il progetto fa parte di MEMORIA genera FUTURO, programma di appuntamenti coordinato da Roma Capitale in occasione del Giorno della Memoria 2018. Lo spettacolo poi è tornato in scena nel 2018 a Roma presso il prestigioso Teatro di Villa Torlonia – Teatro di Roma, Teatro Nazionale direttore Antonio Calbi, dal 24 al 26 gennaio, con il Patrocinio dell’Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Capitale e, per la serata della prima, con il patrocinio della Camera dei Deputati.

 

Il musical, nato da un’idea del Maestro Simone Martino e del poeta Lorenzo Cioce e affidato alla giovane brillante regia di Giovanni Deanna, si sviluppa in due atti con un cast eccezionale, composto anche da bambini.

La storia racconta di Ziva, una ragazza ebrea polacca di undici anni, deportata con la sua famiglia in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Incontra il coetaneo tedesco Peter, figlio del comandante SS del lager. Tra i due nasce una forte sintonia che si trasforma in amore ma il male è in agguato e cresce anche in famiglia dove entra e fa ‘strage’.

Un insegnamento per tutti: dai momenti più neri quando la follia umana, nel nome di un’ideologia che ha tentato di piegare l’uomo e la sua natura, arriva a deportare  milioni di persone eliminandole col gas, la speranza come una tenera piantina è già stata fecondata. La croce si gira sempre anche quando la storia sembrerebbe non lasciare spazio che all’odio più assurdo, perché il tradimento può ancora diventare fedeltà, la solitudine può inverarsi nel più grande messaggio di umanità. 

Sì, perchè, dopo il nazismo, dopo la soluzione finale contro gli ebrei, il mondo, finita la seconda guerra mondiale e scoperto l’orrore nazista, è tornado a credere nella pace, nella concordia tra i popoli. Perchè dopo l’olocausto il mondo ha cominciato ad apprezzare sempre di più la parola democrazia, valore che non è possibile e praticabile senza libertà e rispetto per gli altri.

La vita vince anche di fronte alla morte? Sì, anche quando l’aguzzino è dietro le proprie spalle, anche quando tuo padre ti spara (il comandante delle SS del lager), anche quando in una famiglia nazista che vive nel proprio interno la doppia morale di una maschera ipocrita e borghese, dove si annidano comunque i germi del fanatismo, ma pure la compassione e consapevolezza del male (ben rappresentata dalla moglie del colonnello nazista), la sensibilità di un bambino appena entrato nell’adolescenza, esprime nella scoperta della realtà del campo di concentramento che non è esattamente una semplice fattoria per lavoratori, la forza e la sfida della verità.

La vita risorge sempre anche dove sembra perduta. Nella curiosità del dialogo, nella ricerca della relazione con gli altri giovani del campo, nel dialogo struggente e semplice tra il giovane e la piccola internata. Nella lettera che si scambiano. Nel pane che si scambiano.

Mai come in questo spettacolo si coniugano felicemente testo, ora forte, di denuncia, ora altamente toccante, poetico, e musica, ampiezza e drammaticità della melodia. E il violino in sottofondo a tratti diventa dolcezza, a tratti grido, lamento e straziante. E’ la nostra vita, siamo noi i nazisti, siamo noi i salvatori. 

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