Perché le Borse mondiali stanno andando male

Economia In Rilievo

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Brutte notizie dalle Borse mondiali. Ieri Wall Street  ha chiuso con l’indice Dow Jones che ha perso 1.100 punti (-4,60%), con lo S&P’s 500 che ha perso oltre il 4%, estendendo le perdite di venerdì e azzerando i guadagni dell’anno. A catena, sono andante malissimo anche le Borse asiatiche e tutti i listini europei hanno prolungato il trend negativo.

Ma perché la Borsa americana va male? I tassi di interessi sono bassi, l’inflazione pure, i salari sono ai massimi. Può sembrare un paradosso ma alcune di queste condizioni positive sono alla base di quello che è stato ribattezzato il “lunedì nero”. L’economia a stelle e strisce cresce a ritmi superiori rispetto al previsto. Ed è proprio questo il motivo, secondo gli analisti, che spinge gli investitori scappano dal mercato azionario. L’economia va fin troppo bene e il tempo dei soldi facili è finito. Spiega Arcangelo Rociola per l’agenzia Agi: “Il fatto che l’economia americana cresca infatti, secondo gli analisti porterà ad una serie di conseguenze che potrebbero ostacolare i loro affari”. Più in generale, questo crollo degli indici azionari mette in luce la divaricazione sempre più marcata tra economi reale e finanza. “Quando l’economia reale va troppo bene, si crea una frizione con la finanza, che preferendo sempre trovare la via migliore per guadagnare, cambia la propria strategia”.

Ma cosa succede ora? Andrea Franceschi sul Sole 24 Ore di oggi riassume le posizioni di esperti e analisti. Non c’è unità di vedute. “Chi scommette sulla correzione insiste sul tema delle valutazioni elevate di Wall Street, chi crede nello scossone passeggero insiste sui fondamentali delle società quotate e sul contesto positivo di crescita economica. Tra i primi figura sicuramente Tony James, presidente del fondo Blackstone, che in un’intervista alla rete tv Cnbc ha dichiarato di attendersi una flessione tra il 10 e il 20% per la Borsa americana. Il motivo: «È chiaramente sopravvalutata rispetto alla media storica». I numeri gli danno ragione: oggi le società dell’indice S&P 500 valgono in media 27 volte gli utili. Quasi il 30% in più della media storica. Nell’ultimo decennio la valutazione di mercato delle 500 maggiori società dell’indice principale è stata in media pari a 2,4 volte il patrimonio. Oggi siamo in media a 3,5 volte. Sui massimi da oltre 15 anni”.

 

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