A Macerata sfila il “fascismo rosso”. A Roma il “fascismo democratico”

Politica

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Macerata, balzata tristemente alle cronache, sta diventando l’emblema dei due fascismi veri che si stanno affermando in Italia. Non esattamente quello di plastica, che pesca nel folklore di un passato morto e sepolto, creato ad arte dall’indignazione “democratica” dall’alto, che tenta disperatamente di ricompattare una sinistra di lotta e di governo, divisa su tutto. Insomma, un vecchio giochetto che funziona sempre meno. E che trova alleati persone disagiate o esaltate come Traini: prototipo e stereotipo (fanatico?) del perfetto fascista definito xenofobo, violento e anche un po’ leghista, la cui mission è quella di sparare ai negri, per vendicarsi, nel caso specifico, di Pamela.

Primo “fascismo” – E’ stata la sfilata antirazzista di Macerata di tutti i reduci e i nostalgici di Lotta Continua (Sofri e compagni), più i nuovi neo-antagonisti, giovani sfasciatutto, gli appartenenti ai centri sociali (i rampolli della borghesia radical e cosmopolita), espressione vivente di quel mix di laicismo, libertarismo sessantottino e giacobinismo rivoluzionario da anni Settanta, più eterni G8ini alla Casarini e soci. Tutti indignati di professione ma che si sono ben guardati dal parlare di Pamela.

E’ l’altro fascismo, il “fascismo rosso”, antidemocratico per gene, nel nome della democrazia che solo loro rappresentano, del nemico ideologico da abbattere, che nella storia ha partorito gulag, triangoli rossi, foibe, milioni di morti. Arrivando pure ad uccidere i partigiani non comunisti (autonomi, cattolici, liberali, monarchici della Brigata Osoppo, trucidati a Porzus), per svendere lembi di sovranità italiana a Tito (secondo i canoni del primato della patria ideologica), o accecati dal mito dell’eden sovietico.

Quel fascismo rosso degli anni Settanta che rialza la testa oggi, che esalta la morte dei Fratelli Mattei, giovani missini, bruciati vivi a Roma, nel popolare quartiere di Primavalle, da esponenti di Potere Operaio, ancora impuniti grazie alla complicità della solidarietà internazionale proletaria. O che grida vergognosi slogan inneggianti alle foibe, dove persero la vita oltre 30mila persone, solo perché italiani.

Secondo “fascismo” – Quello “democratico” del pensiero unico laicista, che sta costruendo un clima pericolosissimo di paura e di spaccatura nel paese. Figlio delle ricette fallimentari della sinistra su immigrazione e sicurezza, che hanno creato la situazione ingovernabile e ingestibile nelle nostre strade (le frontiere colabrodo, la tolleranza su tutto, la mistica dell’accoglienza, delle libertà e dei diritti senza i doveri), e che grida allo xenofobo, al populista, solo per nascondere, coprire l’incapacità di rivolvere gli effetti dei propri errori. Troppi immigrati spacciano, delinquono, controllano il traffico di droga (i nigeriani), la prostituzione, uccidono in modo rituale…. Troppi migranti che vengono dai barconi portano la loro religione e cultura incompatibili con la nostra identità civile, storica, culturale e religiosa, la ragione risale al dna di questo fascismo libertario e buonista, democratico, ma spietato, cattivista nei confronti di ogni oppositore. Questo fascismo non discrimina nessuna diversità (a cominciare da quelle sessuali), ma discrimina gli oppositori del pensiero unico.

E’ quella sorta di “fascismo democratico” alla Boldrini, alla Bonino, alla Flores d’Arcais, che vorrebbe imporre una neo-lingua (l’aborto è maternità responsabile, l’utero in affitto è maternità surrogata etc), e che di fronte ai crimini commessi nell’ottica del politicamente e culturalmente corretto (ad esempio, compiuti dai migranti), se la cava col “diritto diseguale”, vero e proprio marxismo giuridico (secondo il quale se un reato compiuto in un luogo degradato deve essere punito diversamente rispetto ad un equivalente delitto commesso in una zona benestante); oppure se la cava con l’attenuante del “disagio sociale”, per cui un migrante che stupra, fa una rapina, o occupa abusivamente una casa, deve godere di benefici e sconti di pena che un italiano non può permettersi.

E’ quel “fascismo democratico” che invia, in tema di ius soli, dalle istituzioni, indicazioni alle redazioni a non ricordare, enfatizzare, la provenienza degli stupratori megrebini di Rimini; o in tema di liberalizzazione delle droghe leggere, a non enfatizzare il rapporto di causa-effetto tra uso di sostanze stupefacenti, alcol e delitti, per non ingenerare pericolose equazioni ideologiche.

E ora il pericolo ora è qual è? Ma quando si commette un crimine, o si denuncia un problema, di chi è la colpa; di chi lo commette o di chi lo denuncia?

di Fabio Torriero

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