Macerata, la madre di Pamela Mastropietro Vs il Sindaco

lunedì, 21 Luglio 2025
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L’ultimo sfogo della mamma di Pamela Mastropietro, Alessandra Verni, ha coinvolto direttamente il Sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli.

Nel dettaglio, la donna ha pubblicato un post su Facebook in cui ha reso noto di aver inoltrato diverse email “al Sindaco, alla sua segreteria, alla vice sindaca e altri assessori della città”, al fine di domandare il ripristino dell’installazione commemorativa della figlia, “SENZA AVERE RISPOSTA DA CHI SI DOVREBBE PRENDERE CARICO DEI PROBLEMI DI MACERATA”, ha inveito la madre della vittima sul post.
Il motivo delle ripetute email? La struttura dedicata alla figlia é stata vandalizzata più volte, giacendo oggi in uno stato degradante.
La signora Verni ha continuato nel post:
“É fondamentale ricordare le persone e le storie che ci hanno toccato, ma sembra che il nostro impegno venga sprecato. Mi chiedo: a cosa serve organizzare eventi commemorativi se poi tutto ciò che viene creato viene distrutto e a nessuno sembra importare? È tempo di riflettere su quanto valore diamo alla memoria e alla dignità delle vittime”. Ciò con tanto di allegati foto dello stato in cui verserebbe la struttura e delle email inoltrate senza risposta.
Nello specifico, ecco la email spedita dalla donna al sindaco che la stessa ha diffuso sui social:
“Oggetto: Richiesta di intervento per l’installazione in memoria di Pamela Mastropietro
Alla Cortese attenzione del Comune di Macerata, sono Alessandra Verni mamma di Pamela Mastropietro.
Mi permetto di contattarVi in quanto l’installazione commemorativa, sita in via Spalato 124 e realizzata nella vostra città da una precedente amministrazione, è nuovamente distrutta ed è attualmente in uno stato di degrado subendo più volte danni, rendendo, così, difficile la sua fruizione e il rispetto della memoria di mia figlia.
Credo sia importante per la comunità di Macerata e per la memoria di Pamela intervenire affinché l’installazione venga ripristinata o, se necessario, sostituita con una nuova che possa onorare dignitosamente la Sua memoria. Sarebbe bello poter contare su un intervento che garantisca la salvaguardia di questo spazio commemorativo, affinché possa rappresentare un luogo di riflessione e ricordo per tutti. Vi ringrazio per l’attenzione e spero, al più presto, in un Vostro riscontro.
Cordiali saluti,
Alessandra Verni”
La mancata risposta ha fatto emergere molti sospetti e speculazioni. L’ipotesi sostenuta anche dalla signora Verni é che forse ricordare Pamela risulta scomodo perché significherebbe guardare in faccia i problemi e fare i conti con un passato, che si ritiene non essere mai stato davvero compreso.
Con riguardo all’inchiesta su Pamela Mastropietro, sono ancora molti gli interrogativi: “Chi erano i complici di Oseghale? Dove ha imparato a sezionare un corpo? Chi ha pagato le spese legali? E perché si è smesso di indagare?”. Queste sono solo alcune delle domande che oggi, con un ennesimo orrore sfiorato solo qualche settimana fa, tornano a bruciare.
Ad essere in prima linea nella denuncia della contestata ipocrisia istituzionale é proprio la madre di Pamela, Alessandra Verni, che ha condiviso sul suo profilo facebook un articolo in cui viene fortemente criticato l’atteggiamento di “rimozione collettiva”, insabbiamento e assoluto silenzio istituzionale.
Nell’articolo si legge che sussisterebbe come un filo nero, tragico, che lega passato e presente di Macerata. L’origine di questo sarebbe riconducibile al 31 gennaio del 2018, giorno nel quale Pamela Mastropietro ha perso la vita, venendo brutalmente uccisa. Il filo giungerebbe sino ai giorni nostri, tra episodi di violenza minimizzati e insabbiati uniti alla memoria delle vittime che si ritiene sia stata lasciata perire giorno dopo giorno, nell’abbandono.
Si sostiene che il Comune marchigiano viva in una bolla anestetizzata in quanto ogni allarme sociale risulterebbe archiviato come episodio isolato. Dunque le risse tra bande, lo spaccio incontrollato, la violenza esercitata sulle donne e i segnali di infiltrazione criminale, verrebbero derubricati e messi da parte.
É chiaro che la goccia che batte costantemente sulla pietra, fa un buco.
Ecco perché si sottolinea come non si tratterebbe più solo di episodi, bensì avvenimenti che, accumulandosi, sarebbero divenuti il sistema.
A sei anni dall’assassinio di Pamela, l’opinione pubblica incalza che la cittadina parrebbe nascondersi dietro una sicurezza solo apparente mentre, dietro le quinte, numerose sarebbero le denunce legate al degrado e alla violenza.
Ne é un esempio lampante, la vicenda verificatasi nella notte tra il 27 e 28 giugno. Una 30enne é stata violentata da almeno tre uomini stranieri tra corso Cavour, corso Garibaldi e piazza Puccinotti. Secondo quanto appreso, la giovane stava cercando della droga. Una volta arrivata all’ospedale era in coma, con diversi segni di morsi sulle spalle e sul collo. La donna é stata poi affidata ai servizi psichiatrici.
Il dettaglio dei morsi ha dato il via ad alcune ipotesi da brividi: i segni potrebbero indicare una sorta di cerimonia di affiliazione ai culti della mafia nigeriana, secondo una prassi già constatata in altre situazioni.
Qualcuno parla già di un “quasi bis di Pamela” scansato per miracolo. Ma il caso sembrerebbe avvolto in un alone di silenzio. Difatti, ufficialmente, non risulterebbe essere stata spesa una parola.
Seppur il segreto costruitosi intorno potrebbe essere motivato dalle necessità investigativa, alcuni ritengono inquietante il fatto che nessuno – dai politici agli amministratori – abbia proferito parola.
Tale silenzio viene etichettato come troppo assordante. Un’indifferenza che offende.

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