Quando l’antifascismo torna di moda

Società

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di Luciano Atticciati

Nel periodo dell’antiberlusconismo di massa, la questione fascista era passata in secondo piano, Repubblica e i grandi giornali dedicavano gran spazio alle uscite del capo della destra, una sua battuta spiritosa diveniva un caso nazionale e si dibatteva del gravissimo discredito sulle istituzioni che essa produceva. Forse sarà stato l’avvento di Matteo Renzi che in qualche modo riprendeva lo stile comunicativo dell’anziano leader, Berlusconi venne infine riabilitato. Sulla griglia mediatica finirono l’iconoclasta Grillo e il neo nazionalista Salvini. Con un vago riferimento a quest’ultimo si è incominciato a parlare di razzismo e fascismo, anche se difficilmente una persona sensata può pensare che la Lega abbia qualcosa a che fare con questi vecchi movimenti. I recenti fatti di Macerata hanno rinforzato tale tendenza, ma difendere la legalità e quindi contestare l’immigrazione clandestina non ha molto a che vedere con l’odio razziale, il fascismo poi è stato un fenomeno storicamente circoscritto, nato a sinistra spostatosi successivamente a destra quando il partito socialista e quello comunista facendo ricorso alla violenza proclamarono espressamente di voler realizzare uno stato sul modello di quello sovietico.

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L’antifascismo è stato a suo tempo una cosa seria, uomini di valore come Gaetano Salvemini, Benedetto Croce e Randolfo Pacciardi ne sono stati protagonisti. I comunisti ovviamente furono anch’essi antifascisti ma con qualche stranezza. Togliatti ma anche lo stesso Gramsci avevano riempito di improperi le forze che avevano dato vita all’Aventino, nel 1923 uno dei fondatori del Pci Nicola Bombacci plause al governo Mussolini per aver riallacciato le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica, nel ’36 Togliatti lanciò un appello in cui si affermava: “noi Comunisti facciamo nostro il programma Fascista del 1919, che è un programma di pace e di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori. Camice nere ed ex combattenti e volontari d’Africa, vi chiediamo di lottare uniti per la realizzazione di questo programma”.

L’antifascismo successivamente divenne qualcosa di molto meno serio, molti leader politici, qualcuno dei quali con un passato poco limpido, fecero a gara a chi si potesse proclamare antifascista, ma le loro descrizioni storiche del secolo appena concluso sfioravano il ridicolo. Tutto il Novecento veniva rappresentato come uno scontro tra fascisti e antifascisti e questi ultimi nella loro totalità divenivano gli strenui difensori della democrazia. Una simile idea appare a chi possiede qualche rudimento di storia contemporanea come una farsa, la grande maggioranza delle guerre e dei crimini contro l’umanità commessi nel Novecento erano opera del movimento comunista, non solo Stalin ma tutti i leader di quel partito dall’Albania alla Corea avevano, documenti alla mano, le mani sporche di sangue.

Criticare il fascismo va bene, ma se si condanna la violenza politica e la dittatura. Quando si critica in maniera palesemente parziale, viene da pensare che ci sia qualcosa che non quadra. Quando noi pensiamo che per decenni gli italiani dell’Istria uccisi a migliaia scomparvero da qualsiasi discorso storico e politico e che dopo il 25 aprile 1945 si ebbero migliaia di fascisti, presunti tali, familiari di fascisti, nonché nel periodo immediatamente successivo, religiosi e proprietari terrieri (non simpatizzanti del passato regime) eliminati fisicamente, viene da rabbrividire. Questo antifascismo diviene un insulto alla storia e alla umanità. Chi vuole esprimere delle condanne politiche o lo fa sempre o diviene un semplice mistificatore.

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Micaela Del Monte
A sei anni ho avuto la mia prima macchina da scrivere ma poi gioco del pallone è diventata la mia passione. Laureata in scienze della comunicazione, ho iniziato a scrivere per diversi giornali online fino ad arrivare ad IntelligoNews in redazione. Oggi scrivo per Lo Speciale e collaboro con la radio della Capitale

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