Quaresima, il Mercoledì delle Ceneri: perché oggi e perché si chiama così

Cultura In Rilievo

Condividi!

Oggi è il Mercoledì delle Ceneri. Ovvero il primo giorno di Quaresima, il periodo di 40 giorni di penitenza che precede la Pasqua. Questo giorno costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.

In questo giorno tutti i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l’astinenza dalle carni. Da queste disposizioni ecclesiastiche derivano alcune locuzioni fraseologiche come carnevale (dal latino carnem levare, cioè “eliminare la carne”) o martedì grasso (l’ultimo giorno di carnevale, vigilia delle Ceneri, in cui si può mangiare “di grasso”).

PERCHÉ LA CENERE – “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai” dice Dio ad Adamo dopo il peccato originale perché sulla terra siamo solo di passaggio. Questo ricordano le ceneri, benedette, sparse oggi sul capo dei fedeli durante la liturgia di questa giornata si sparge un po’ di cenere benedetta sul capo dei fedeli. Si ottengono bruciando i rami d’ulivo benedetti la domenica delle Palme dell’anno precedente. Serve a ricordare la transitorietà della vita terrena: “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai” come Dio dice ad Adamo dopo il peccato originale (Genesi 3,19). La cenere è anche il segno esterno di colui che si pentente (“cospargersi il capo di cenere”).

40 GIORNI – È un numero simbolico, cristianamente parlando. Gesù passò 40 giorni nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima di iniziare la sua predicazione. Furono 40 giorni di digiuno e di tentazioni. Il numero 40 ricorre più volte nella Bibbia: il diluvio universale durò 40 giorni e Mosè restò per lo stesso periodo sul monte Sinai. Altri 40 saranno quelli che passeranno fra la resurrezione e l’ascensione di Gesù.

OGGI È ANCHE SAN VALENTINO, LEGGI L’OROSCOPO

USANZE E COSTUMI – Come accade normalmente con le maggiori celebrazioni religiose, anche il Mercoledì delle ceneri può vantare una serie di curiosità, abitudini e costumi particolari. A cominciare dal nome proprio Cenerina (più raro il maschile Cenerino), che deriva testualmente dall’appellativo di questa ricorrenza, e proseguendo con la tradizionale scampagnata delle Ceneri che, nel Parco nazionale del Vesuvio, gli abitanti di Sant’Anastasia compivano ancora pochi decenni fa sul monte Somma, percorrendone le pendici lungo la strada ornata dalle stazioni della Via Crucis, per andare infine a dissetarsi con l’acqua limpida della sorgente Olivella.

A livello di usanze e tradizioni più o meno popolari vanno segnalati anche numerosi Mercoledì delle ceneri trasgressivi, in cui tale giorno non viene inteso come il primo della quaresima ma come quello conclusivo del carnevale:

  • il Carnevalone di Marino, ad esempio, era una manifestazione di baldoria organizzata dai repubblicani locali a partire dal 1870 proprio il Giorno delle ceneri con intenti dichiaratamente anticlericali (venne soppresso nel 1922, con l’avvento del fascismo);
  • il carnevale di Borgosesia invece continua a festeggiare ancor oggi il Mèrcü scüròt (in lingua piemontese; letteralmente “Mercoledì scuro”, nel senso di mogio, triste, tetro) con una sorta di funerale del carnevale stesso, che si celebra dopo la “fagiolata” di mezzogiorno allestendo un corteo “funebre” che tocca tutte le osterie della città e termina solo a notte inoltrata;
  • anche a Lazise ci si accontenta della frittura di aole (alborelle di lago) e di un minestrone “di magro” ma poi, concluse le votazioni iniziate il Martedì grasso e proclamati i nuovi Capo Valàr, Quel dal re e il Cagnól (tradizionali maschere locali), si forma il corteo mascherato che gira la città per portare i nuovi “re del carnevale” al riconoscimento ufficiale in municipio;
  • nella Barbagia di Ollolai il carnevale prevede anche l’intinghinzu del Mercoledì delle ceneri, un’imbrattatura di fuliggine che ricalca parodisticamente il rito quaresimale; a Ovodda si svolge una vera festa, il Mehuris de lessia (Mercoledì delle ceneri), con le maschere che cavalcano asini o portano al guinzaglio maiali, pecore e galline e Don Conte, un fantoccio grottesco con una grossa pancia fatta di stracci e il volto di sughero e cartapesta, con il suo seguito di intintos e intinghidores (“tinti” e “tintori”) con il volto annerito dalla fuliggine che imbrattano di zinziveddu (polvere di sughero bruciato) chi incontrano per strada e, al tramonto, incendiano e gettano il fantoccio in una scarpata alla periferia del paese; analoga la festa pagana di Coli Coli nella vicina Tiana in cui gli “Intintos” partecipanti alla “festa” si ritrovano nelle vie principali con il viso tinto di carbone ricavato dalla bruciatura del sughero. Chiunque incontri “Intintos” viene a sua volta “intintu”e gli viene offerto da bere. Viene trascinato in processione un pupazzo che poi in serata viene dato alle fiamme.</li>
Tagged
Micaela Del Monte
A sei anni ho avuto la mia prima macchina da scrivere ma poi gioco del pallone è diventata la mia passione. Laureata in scienze della comunicazione, ho iniziato a scrivere per diversi giornali online fino ad arrivare ad IntelligoNews in redazione. Oggi scrivo per Lo Speciale e collaboro con la radio della Capitale

Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.