Che fine ha fatto, e cosa fa oggi, Dori Ghezzi De André?

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La fiction dedicata a Fabrizio De André, trasmessa ieri su Rai 1, ha vinto la battaglia della prima serata con 6,1 milioni di spettatori e uno share del 24,3 per cento. In questi giorni infatti si sta parlando tantissimo on solo del “Faber” ma anche di quella che fu la sua fedele compagnia di vita Dori Ghezzi.

Che fine ha fatto la moglie del grande cantautore genovese ricordato proprio in questi giorni dalla bellissima performance di Luca Marinelli? La cantante oggi ha 71 anni (è alta 170 centimetri) e da tempo si è ritirata dalle scene musicali. Più precisamente ha smesso di cantare nel 1990, a causa di un serio problema alle corde vocali. Attualmente gestisce il patrimonio artistico del marito, scomparso nel 1999, occupandosi della Fondazione De André.

Divenuta nota negli anni sessanta grazie a successi come Casatschok, nel successivo decennio ha consolidato la sua notorietà grazie ad una prolifica collaborazione con Wess, con il quale ha formato per diversi anni un duo vocale di successo grazie a brani come Un corpo e un’anima. Insieme hanno anche rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest 1975, ottenendo il terzo posto nella classifica finale. Tornata a dedicarsi interamente all’attività da solista negli anni ottanta, ha ottenuto un buon riscontro con il brano Margherita non lo sa, grazie al quale ha raggiunto la terza posizione al Festival di Sanremo 1983.

Dopo aver inciso ancora alcuni album, ha dovuto abbandonare la carriera discografica nel 1990 a causa di un problema alle corde vocali; da quel momento, le sue incursioni nel mondo della musica saranno sporadiche.

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Legata sentimentalmente al cantautore Fabrizio De André fin dal 1974, si sono sposati nel 1989 dopo aver vissuto insieme la disavventura del rapimento da parte dell’Anonima sequestri nel 1979. Nel 2002 ha interpretato il brano Il suonatore Jones per Fernanda Pivano, inserito nel documentario A Farewell to Beat dedicato alla scrittrice, prodotto da Fandango e diretto da Luca Facchini. Nel 2008 è stata ospite di Fiorello in una puntata della trasmissione radiofonica Viva Radio 2, dove ha ricantato dopo tanti anni i suoi due più grandi successi Un corpo e un’anima e Margherita non lo sa.

Nel 2016, per il suo 70esimo compleanno, Dori Ghezzi ha rilasciato un’intervista ad “IO Donna” nella sede della Fondazione De André, della quale è presidente e dove lavora a pieno ritmo dove ha parlato della sua vita, della sua salute e, ovviamente, del marito.

Come fa?
“Cerco di essere attenta in modo sano, rispettando me stessa. Invecchio serenamente, non è un problema. Non sento l’esigenza di interventi estetici. Meglio invecchiare che apparire innaturali”.

Ha avuto molte vite.
“Ai miei tempi si cominciava presto a essere adulti. Ho la sensazione di non essere mai stata una bambina. Sono sempre stata indipendente, anche se ho cominciato a cantare a 20 anni, non presto come altri colleghi”.

Quanto è stato importante l’amore per lei?
“Tantissimo. Sono stata fortunata. Ho amato e sono stata amata, per me era una necessità. Forse lo è di tutti, ma non tutti riescono a realizzarla”.

Che effetto le fa essere nonna?
“Ho un solo cruccio, non esserlo diventata prima. Mio nipote Demetrio ha un anno e mezzo, non so quanto riuscirò a godermelo: è così bello! Ho sempre avuto un istinto materno forte ma sono diventata madre di Luvi quando ancora cantavo. Forse non ho vissuto quel rapporto come avrei voluto, anche se lei non ha mai mostrato carenze d’affetto. Come nonna, Cristiano con 4 figli mi aveva già dato ampiamente materia d’esercizio”.

Ha qualche rimpianto?
“No, ho avuto una vita pienissima, con tante esperienze, non sempre belle ma accettate trovando sempre qualcosa di positivo”.

La sua felicità, oggi?
“Accontentarsi di quello che si ha, capire quando si ha un privilegio. La mia felicità è anche quella degli altri, non si può essere felici da soli”.

Quale musica ascolta?
“Di tutto, continuamente: rock, blues, metal… Ho seguito anche Sanremo, mi è piaciuto ma non ho ascoltato un brano che resterà. Arrivano giovani cantanti dai talent, ma sono solo interpreti e non hanno il tempo di emergere. La discografia non investe sulla crescita, nei tempi lunghi come una volta. E gli artisti soffrono”.

Perché ha smesso di cantare?
“In realtà mi chiedo come mai ho cominciato. Mio zio suonava la chitarra, cantavo con lui. un giorno mi ha iscritto a un concorso che ho vinto. Poi ho avuto un provino con la Durium e mi ci sono trovata. Non ho avuto nemmeno bisogno di cercare un nome d’arte; mi chiamo davvero Dori, da un’idea di una mia zia argentina. Ho sempre amato la musica ma continuo a preferire il lavoro in studio di registrazione all’esibizione. Il palcoscenico l’ho sempre sofferto”.

Quali altri progetti ha con la Fondazione?
“Abbiamo appena finito un libro che verrà pubblicato da Mondadori. Racconterà Fabrizio a tutto tondo, attraverso aforismi e riflessioni. Ne uscirà il ritratto di un uomo ironico, che pochi conoscevano”.

E la fiction?
“Meno male che non è stata fatta prima. Ora sta prendendo la piega giusta, il tempo ci sta dando ragione. Ma è difficile trovare un attore che interpreti Fabrizio, anche se io un’idea ce l’ho”.

Il suo ricordo?
“Il suono della sua voce che già dal mattino, svegliandosi, mi chiamava Bo mentre io lo chiamavo Bi, da Bicio. Era il soprannome che gli davano i genitori. E poi… ricordi, tanti”.

Il suo album preferito, tra tutti quelli di Fabrizio?
“Creuza de Mä è un mondo a parte, un miracolo della musica. La Buona Novella è immensa. Ma di volta in volta lo stato d’animo influenza il mio coinvolgimento sull’intera opera di Fabrizio”.

Un’ultima domanda: suo marito è morto nel 1999. Perché non si è risposata?
“La domanda giusta sarebbe: perché non si è più innamorata? Ma non so darle una risposta. Continuo a vivere nella nostra casa, con il terrazzo pieno di piante come aveva voluto Bi, per coprire la vista della città. Quello è il mio spazio, dove mi ritrovo”.

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