Il contatore del debito pubblico ha un tallone d’Achille

Politica

Il senso del contatore installato da IBL nelle principali stazioni italiane è spiegare ai cittadini che il debito pubblico è un fattore importante. Ma c’è un tallone d’Achille. A scatenare la tempesta social sull’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni è il fatto di aver scelto il passante come destinatario finale della trovata e di aver deciso di farlo sotto il periodo elettorale.

Seguendo il ragionamento lineare e da studioso di Alberto Mingardi, nell’intervista a Lo Speciale, non c’è alcuna volontà politica, anzi “il fine è quello di offrire una misura in tempo reale dell’aumento del debito pubblico. Il contatore infatti viene rivisto e vengono messe a posto le lancette dell’orologio quando escono i dati ufficiali della Banca d’Italia”. E ancora: “… Siamo profondamente convinti che la classe politica di un Paese e le proposte che fa dipendono dalle domande e dalla sensibilità delle persone. Noi ci lamentiamo tanto, però quello che la classe politica propone è quello che pensa che a noi possa piacere. Ma se ci dimentichiamo i vincoli di finanza pubblica a cui siamo sottoposti, la classe politica dirà cose sbagliate”.

Ma è indubbio che in campagna elettorale questo ragionamento dovrebbe stimolarci a capire chi bleffa e chi ci dice il vero. Ed è indubbio che il cittadino lo possa declinare. Dunque, facendo un breve excursus, l’unico partito che parla apertamente del valore dell’austerity di questi tempi, di rispetto delle finanze pubbliche, di promesse che si vorrebbe fare ma che non possono essere fatte, è il partito +Europa di Emma Bonino.

Altri “seri” non ci sono.

Per fortuna la realtà ha molte sfaccettature, anche perché non si può leggere la politica solo con uno sguardo parziale, anche quella è una scienza. Se il debito è l’unico parametro (il driver di voto) dovrei votare la “seria” Bonino sì, ma questo sapendo che sfidò la legge in tema di aborti, che parla di marjiuana libera e quindi di liberalizzazione delle droghe leggere anche lei facendo un calcolo meramente di ritorno economico, che sostiene l’eutanasia di fatto alla faccia delle normative vigenti. Quello che propone Ibl dunque, va visto più come un parametro logico e utile, ma relativo, che non ha alcun valore assoluto anche se i numeri sono choc. Questo seguendo un ragionamento puramente culturale.

Ma il voto non è solo sulle tasche e se lo diventasse sarebbe un mondo senza freni e molto diverso da come lo conosciamo. Il debito è un parametro importante, ma non assoluto. Valido in economia, valido in finanza pubblica, valido come ragionamento tecnico. Ma per esempio l’austerity sta producendo l’erosione dei risparmi e l’aumento della povertà, e questo è sotto gli occhi di tutti: il ceto medio sta per essere cancellato. Questo quando voto non dovrei vederlo o no? Come si fa a pensare che i cittadini non si facciano anche due conti in tasca propria? Se dovessimo mettere un cartellone del debito delle famiglie affisso per strada se ne vedrebbero delle belle, anche dai più impensabili forse.

E poi per un’altra scuola di pensiero il debito invece non è altro che un metodo di governo attraverso il quale tenere sotto controllo le risorse di un popolo. Addirittura “se Draghi cancellasse il debito non succederebbe assolutamente nulla” dicono i no euro. Figurarsi se possiamo addentrarci in quest’altro discorso, che può affrontare solo chi è di mestiere.

Ora, l’unica cosa appare un punto fermo in questo valzer di opinioni, è che nessuno è mai morto di debito, ce lo insegna il Giappone più che mai e lo speriamo tutti, e che i servizi essenziali e la dignità di persona dovrebbero essere i punti veramente al centro di ogni discussione politica. L’economia dovrebbe servire la polis, e non il contrario.

Alla fine dell’analisi, la verità è a metà strada. Diventiamo virtuosi per natura e non per castrazioni, cresciamo senza fallire, votiamo non assolutizzando parametri relativi.

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