Contatore debito, danneggiata sede IBL. Parla il Dg Mingardi: “Le nostre ragioni”

Interviste

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Scrive Alberto Brambilla su Il Foglio: “Come ricorda il contatore installato da IBL nelle principali stazioni italiane, il debito pubblico è un fattore importante”. Ma a scatenare la tempesta social sull’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni nelle stazioni di Roma Termini, Roma Tiburtina e Milano Centrale fino al giorno delle elezioni è proprio questo punto: il debito pubblico per i contestatori della pensata non sarebbe un problema, piuttosto la semplice somma di servizi e investimenti fatti dallo Stato. Lo Speciale ha avuto l’occasione di parlare telefonicamente con il direttore generale di Ibl, Alberto Mingardi, che ha raccontato le ragioni, la storia e gli effetti del contatore al centro delle polemiche, spiegando anche cosa è successo alla sede Ibl stamattina.

Direttore Mingardi partiamo dalla notizia e non dai commenti. Perché il contatore e perché proprio nelle stazioni a disposizione dei cittadini e dell’utente del servizio di trasporto ferroviario? 

“Perché quella era un’esposizione a larga fruizione, compatibile con l’utilizzo di risorse scarse. Questo contatore l’Istituto lo mantiene e lo fa funzionare dal 2010. Addirittura prima della crisi del debito che ha travolto il Paese. Il fine è quello di  offrire una misura in tempo reale dell’aumento del debito pubblico. Si tratta di una stima, il contatore infatti viene rivisto e vengono messe a posto le lancette dell’orologio quando escono i dati ufficiali della Banca d’Italia. Quello che viene misurato mese per mese è l’aumento del debito basandosi su dati ufficiali e sugli aumenti (mensili) degli anni passati. In questo modo si vede l’andamento. E’ sempre stato a disposizione di tutti sul nostro sito e si può prendere il codice e incorporarlo sul proprio. Ora abbiamo deciso di metterlo nelle stazioni ma con durata limitata, dura il tempo della campagna elettorale e poi servirebbero ben altre risorse per esporlo più a lungo. Rappresenta una provocazione per ricordare i vincoli di finanza pubblica ai quali siamo sottoposti come Paese e come collettività. Nei mesi scorsi c’è stato il sindaco di Trieste che ha espresso la volontà di averlo anche lui”.

A chi si rivolge il contatore?

“E’ un’iniziativa che si rivolge all’utente del servizio pubblico, alla persona che passa in stazione o che va a prendere la fidanzata, a quella che porta la valigia alla mamma, perché siamo profondamente convinti che la classe politica di un Paese e le proposte che fa dipendono dalle domande e dalla sensibilità delle persone. Noi ci lamentiamo tanto, però quello che la classe politica propone è quello che pensa che a noi possa piacere. Ma se ci dimentichiamo i vincoli di finanza pubblica a cui siamo sottoposti, la classe politica dirà cose sbagliate”.

C’è però un’importante presenza sui social di persone che contestano proprio il debito pubblico come problema, lo è diventato per una scelta politico economica dicono. Per loro trattasi di propaganda, come risponde? 

“Il debito è un problema, indipendentemente dal genere di soluzioni che possono esser proposte per affrontarlo. A quel numero lì, a quell’ammontare, si possono dare delle risposte di destra, di sinistra o liberali. Ma non è questo il punto. Il punto è la questione di porsi questo problema. I politici in campagna elettorale ci dicono quello che vogliono fare una volta arrivati al governo del Paese. Queste promesse hanno dei costi per il bilancio pubblico, alcuni promettono di abbassare la pressione fiscale, altri che vogliono fare dei grandi investimenti. Tutto questo ha dei costi e si fa indebitandosi. Così si arriva a un debito pubblico delle nostre dimensioni e soprattutto in un contesto di grande incertezza. Ora ci sono le politiche monetarie non convenzionali della Banca centrale Europea, ma non sappiamo quanto continueranno, e in questo momento seguire la strategia politica suddetta è molto pericoloso. Gli italiani hanno già sperimentato nella propria pelle nel 2011 il dramma che è sempre alle porte, è abbastanza recente dunque, e ora chi ci presta questi soldi comincia ad avere paura. E beh, a un certo punto l’inasprimento della pressione fiscale arriva ed è molto doloroso”.

Ma non era meglio mettere il cartellone davanti alle istituzioni? 

“Vi do due risposte. Una è una risposta pratica. Mettere maxi schermi nelle stazioni ferroviarie è un’opportunità che li rende molto visibili perché c’è un traffico molto importante davanti, è sicuramente un’iniziativa inusuale per un centro studi, che di solito fa convegni e parla a un numero di persone nettamente inferiore. E’ un pubblico dunque più alto di quello di qualsiasi libro che tratti questi temi. Ci siamo messi a fare una certa contrattazione con le grandi Stazioni, magari siamo stati bravi a portare a casa un buon prezzo o magari altri sono stati molto più bravi di noi in passato. Non saprei. Davanti Palazzo Chigi è un po’ difficile metterlo, anche per motivi logistici. Per mettere un cartellone digitale permanente va trovata una disponibilità e non c’è stata l’occasione. La seconda risposta è più ideale. E’ verissimo che il debito dipende da politiche che non abbiamo scelto né io né lei, non c’è dubbio. Ma io e lei rappresentiamo una domanda politica con il voto, con le sensibilità, con quello che uno può esprimere oggi in tempo reale ai nostri rappresentanti per esempio. Non possiamo però pensare che non esiste un aspetto, quello della domanda. Non possiamo non pensare che se i politici non sono seri questo non abbia nulla a che fare con noi o con quello che gli comunichiamo. Se uno viene a casa e pensa di vendermi la Fontana di Trevi se io sono attrezzato e ci penso un secondo forse la prossima volta viene a vendermi sei bottigliette d’acqua”.

E’ vero che stamattina vi siete accorti che la sede di Ibl è stata danneggiata? Dove e come? 

“C’è stato un episodio antipatico nel Palazzo dove abbiamo la sede a Milano, dove noi siamo inquilini. Nel corso della nottata la porta a vetri che dà sulla strada è stata danneggiata. A che cosa sia relativa questa reazione, per carità non si può dire… ma la tensione e i messaggi non simpatici ricevuti sui social possono essere messi in relazione con questo fatto. Però prima di dirlo con certezza bisogna aspettare. Sicuramente le due cose sono avvenute insieme. Si tratta di un atto non piacevole questo sì. Ma vorrei dire una seconda cosa. L’idea del contatore non è quella di parlare ai malati di politica. Non è una proposta, non stimola una soluzione, non indirizza in una situazione o nell’altra. Cerca di dare la misura di un dato, un dato oggettivo. Per questo la formula è proprio quella del numero, sono cifre con le quali tra l’altro i cittadini non hanno una consuetudine. Non va interpretata l’iniziativa da un punto di vista politico, ma c’è chi ragiona solo in quei termini. Insomma ci sono i tifosi e ci sono gli ultras, ma il contatore vuole solo ricordare un fatto alle persone, per cui la politica non è il nostro primo pensiero. Sono felice da questo punto di vista sono molto rincuorato e felice del fatto che moltissime email sono semplicemente richieste di chiarimento. Il nostro obiettivo è proprio questo: informare di un problema. Poi ognuno decide in base al proprio pensiero, alla propria ideologia, al suo credo etc…”

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