Russiagate, a caccia di chi ha cospirato “per truffare gli Stati Uniti”

Esteri

La vittoria di Trump su Hillary Clinton è frutto di “un’alterazione” secondo le prove finora raccolte. Le incriminazioni di 13 russi accusati di aver interferito nelle elezioni presidenziali Usa del 2016 che includono le prime accuse promosse dal procuratore speciale Robert Mueller (e che sbarcano alla conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera), sono state fatte su una base d’accusa precisa: una strategia politica e unoperazione lanciata nel 2014 nel tentativo di causare divisione sociale negli Usa e influenzare la politica americana, “tra cui le presidenziali 2016”.

Secondo l’accusa anche 3 entità legate a Mosca “hanno coscientemente e intenzionalmente cospirato per truffare gli Stati Uniti”. E pare che sia solo l’inizio dell’inchiesta perchè Muelle ha tutta l’intenzione di continuare ad indagare per accertare la verità: Trump si è macchiato o no del reato di collusione o di ostruzione della giustizia?

In precedenza la portavoce del ministero, Maria Zakharova, aveva definito “assurde” le accuse, ma secondo Mueller, entro la metà del 2016, la campagna sotto la supervisione di Yevgeny Prigozhin, stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin, doveva rafforzare Trump e indebolire la dem Hillary Clinton, e insieme a lei tutta la presidenza precedenza, quella Obama.

Ed è come sempre il ministro degli Affari Esteri Lavrov che ai giornalisti che gli chiedevano un commento ha risposto senza batter ciglio e con poca voglia di tornare sull’argomento: “Non ho alcuna reazione, perché tutto e niente può esser pubblicato, vediamo come accuse e dichiarazioni si stanno moltiplicando”. Ha anche sottolineato che le autorità americane, tra cui il vice presidente Mike Pence, in passato avevano “smentito che qualsiasi Paese abbia influenzato i risultati delle elezioni”. Anche il vicepresidente Usa Mike Pence – prima di ieri – aveva “smentito che qualsiasi Paese avesse influenzato il risultato delle elezioni” che sarebbe poi la posizione ufficiale dell’amministrazione Trump.

Invenzioni o realtà l’incriminazione di interferenze russe nella campagna elettorale Usa, è finita dritta dritta a far parte del dibattito interno alla conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera dove c’è stato un confronto a distanza tra il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, H. R. McMaster e proprio il ministro degli Esteri russo. Il Consigliere non è in linea con Donald Trump e ritiene che “ora ci siano prove incontrovertibili” delle interferenze di Mosca sul voto che ha sconvolto il sistema americano, il secondo definisce l’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller, “parole in libertà e fantasie”.

Eppure secondo l’accusa, l’interferenza russa che ha agito sui social media Usa nel 2016 sarebbe stata gestita da Yevgeny Prigozhin, stretto amico del presidente Vladimir Putin (a capo di un impero di almeno una trentina di società a cui fanno capo ristoranti stellati di San Pietroburgo) attraverso la sua Internet Research Agency, con sede a San Pietroburgo, in Russia. Secondo Mueller, Internet Research Agency avrebbe condotto una “guerra informatica” contro gli Stati Uniti per “seminare la discordia” all’interno della politica americana.

 

Condividi!

Tagged