Embraco, economista Bifarini: “Calenda confonde effetti con cause. Quali soluzioni”

Politica

Embraco deve ritirare i licenziamenti e farli diventare cassa integrazione: se non li ritira va incontro a una dichiarazione di guerra dal governo italiano” aveva detto ieri il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ospite ad Agorarai dopo il fallimento del tavolo con il rifiuto della proposta ministeriale.

E ora? I lavoratori di Embraco hanno chiesto aiuto in tutte le direzioni: sono stati ricevuti anche a Papa Francesco. Il loro contratto scadrà il 25 marzo, tre settimane dopo le elezioni politiche. A Ilaria Bifarini, economista ex bocconiana redenta, abbiamo chiesto se esistono soluzioni e in che direzione dovrebbe guardare il governo.

Bifarini, e ora? Il caso Embraco è chiuso o si possono prospettare spazi di manovra? 

“In realtà le soluzioni consentite al nostro governo sono limitate e si riducono a palliativi. L’attuale Unione Europea rappresenta il fallimento di un processo di integrazione e cooperazione che avrebbe dovuto riguardare tutti gli aspetti della vita economica sociale e politica dell’Europa, tra cui le politiche fiscali e del lavoro. Invece, l’unica unione realizzata è quella monetaria, che priva gli Stati della sovranità non solo monetaria ma anche economica, cioè quella di mettere in atto politiche economiche autonome. Non esistono tutele di fronte ai fenomeni di concorrenza sfrenata, dumping fiscale e salariale, sfruttamento del lavoro, che sono tutti elementi del modello neoliberista di cui Bruxelles è garante”.

La convince l’atteggiamento di sorpresa di Calenda, che solo adesso si accorge della condotta di Embraco, ma potremmo dire di molte aziende italiane?

“Sembra accorgersene solo ora, ma forse neanche ora, poiché confonde gli effetti con le cause e accusa la Embraco di un comportamento scorretto. La condotta morale e filantropica, nonostante quello che vogliono farci credere, non è una prerogativa dell’azienda privata, che per natura è orientata alla massimizzazione del profitto, nel rispetto delle leggi e dell’ordinamento. Spetta invece allo Stato garantire il diritto al lavoro e tutelare i cittadini dai fallimenti del mercato. Purtroppo, mancando la leva monetaria e dato il piano di tagli e privatizzazioni cui l’Unione Europea ci obbliga, rimane poco margine per attuare politiche industriali e di sviluppo. Mi viene da pensare, viste le reazioni del ministro Calenda, che manchi anche la volontà e la comprensione del quadro generale. Di sicuro è fondamentale e urgente una riforma fiscale per le imprese italiane, che abbassi la tassazione eccessiva che le rende non competitive e inibisce gli investimenti in Italia”.

Non si può intervenire proprio in nessun modo?

“Un fondo di salvataggio potrebbe essere una soluzione per l’immediato, ma inefficace nel lungo periodo e che non impedirà il ripetersi di casi analoghi. Occorre investire sulla crescita e sullo sviluppo, una politica di tagli e austerità non può che portare al declino del paese”.

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