Maurizio Bernardo (Pd): “Banche e imprese, le mie ricette per l’Italia”

Interviste

Le imprese italiane nella sfida europea, Lo Speciale ne ha discusso con il presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati Maurizio Bernardo esponente del Partito Democratico. Bernardo in questi anni si è trovato a fronteggiare i tanti problemi che le aziende hanno incontrato con le richieste di accesso al credito, alla luce soprattutto dei regolamenti europei che hanno introdotto molte limitazioni in materia.

Nella sua commissione in questi anni sono transitati tutti i provvedimenti riguardanti le banche con gli interventi legislativi che Governo e Parlamento hanno messo in campo per scongiurare crisi sistemiche. Lei in particolare si è molto battuto per l’introduzione in Italia della legge sull’educazione finanziaria. In cosa consiste e a che punto è la sua attuazione?

“Mi sono battuto nella consapevolezza che anche il nostro Paese dovesse dotarsi di una legge e di una strategia riguardante l’educazione finanziaria rivolta al mondo della scuola ma anche a tutte quelle persone che hanno vissuto sulla propria pelle la crisi economica e del sistema bancario.  Ci siamo rivolti ad un target di persone legate al mondo delle professioni e delle attività produttive, coinvolgendo il mondo universitario, le organizzazione no profit, gli ordini professionali. Questo ci ha portati dopo l’approvazione della legge sull’educazione finanziaria ad istituire il comitato per l’educazione finanziaria che risiede presso il Ministero dell’Economia, composto da undici persone. La direzione è affidata alla docente di Economia Annamaria Lusardi, poi ci sono i rappresentanti di vari ministeri coinvolti e degli istituti di vigilanza. Recentemente in Commissione Finanze abbiamo approvato le linee guida che conducono ad una strategia di investimento sui mezzi di comunicazione più tecnologicamente avanzati, coinvolgendo il sistema delle produzioni e delle industrie, rivolgendoci anche a coloro che si occupano di intermediazione bancaria”.

A proposito di accesso al credito, nel corso di questi anni si sono moltiplicati i vincoli per l’erogazione di finanziamenti ad aziende e famiglie e in Europa sono allo studio nuovi provvedimenti che legherebbero l’esposizione delle banche a relative ricapitalizzazioni. Dobbiamo rassegnarci a imprese sempre meno competitive in termini di credito e finanziamento?

“Un’altra delle ragioni che ci ha portato ad istituire il comitato per l’educazione finanziaria , è stato proprio il fatto che in questi anni abbiamo dovuto recepire direttive europee che riguardano anche il risparmiatore con la presenza di prodotti nuovi e regole stringenti fra mondo delle banche, imprese e famiglie. Ritengo alla luce di alcuni provvedimenti approvati negli ultimi mesi che la soluzione possa risiedere nell’attuazione di strumenti di accesso al credito finanziari diversi dal rapporto banca-cliente, in grado di garantire una soluzione alternativa e complementare. Mi piace in particolare ricordare il frutto della Legge finanziaria di due anni fa, allargata nell’ultima finanziaria di questa legislatura, che riguarda i piani individuali al risparmio detassati per cinque anni. Si tratta di strumenti creati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese. Ogni persona fisica può arrivare fino a 50mila euro l’anno con l’idea di investire sull’italianità.  La platea come detto è stata estesa, oggi è molto più vasta e riguarda anche il sistema immobiliare italiano e quello delle costruzioni che sono il maggior punto di forza del nostro Paese”.

Anche il mondo delle professioni è stato interessato dall’attività del Governo, quali provvedimenti avete messo in campo e come le categorie hanno accolto le nuove norme?

“L’ultimo provvedimento in ordine di tempo che ha coinvolto i professionisti riguarda l’equo-compenso, ossia il riconoscimento della figura del professionista nel rapporto con le grandi aziende, ed in particolare anche quelle quotate, il mondo della pubblica amministrazione e le banche. In questo modo abbiamo valorizzato la figura del professionista in rapporto con i grandi gruppi. Poi altro terreno importante è quello della formazione con una certificazione maggiore della professionalità, indispensabile alla luce delle direttive europee che hanno portato ad estendere la possibilità di accedere ai fondi comunitari anche al mondo delle libere professioni. La formazione ovviamente avverrà regione per regione in base ai criteri che queste vorranno adottare”.

Come risponde ad economisti come Alberto Bagnai e Claudio Borghi candidati con la Lega per i quali l’unico modo per far ripartire l’economia è uscire dall’euro per non dover più sottostare ai diktat di Bruxelles?

“E’ una follia, come quella di far scomparire dall’oggi al domani 600mila immigrati. E’ stato l’ex ministro leghista Roberto Maroni a smentirli dicendo che senza accordi bilaterali con i paesi di provenienza queste persone non potranno rientrare. Stando al tema è impossibile oggi per un Paese come l’Italia uscire dall’euro. Significherebbe tornare indietro nel tempo quando l’economia italiana era già stagnante. Non basta poi un colpo di penna per uscire dall’euro, ma è utile sicuramente rivedere alcuni trattati. E’ chiaro che la formula lacrime e sangue non può più funzionare, servono politiche che valorizzino le imprese italiane ma questo deve avvenire in un’ottica europea. Non dobbiamo poi dimenticare che oggi l’export è uno sbocco essenziale per le aziende italiane. Sbocco che verrebbe a mancare rinchiudendoci nei nostri confini”.

Perché gli italiani domenica è importante che votino Pd?

Perché significa dare un voto responsabile, a chi in questi anni ha saputo fronteggiare una crisi dalle proporzioni immani con provvedimenti reali e risultati concreti. Purtroppo questa legge elettorale non permetterà di avere un vincitore e serviranno governi di larghe intese composti da forze responsabili ed europeiste. Non vi potrà essere un governo responsabile senza il Pd. In quest’ottica è dunque necessario rafforzare, e non indebolire, il Partito Democratico”. 

 

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