Festa delle donne, ma le spose bambine crescono

Politica

8 marzo, festa delle donne. Ma quali? In Occidente sono donne motore dell’economia ma anche donne social: il 78,5% crede che i Social network siano di aiuto per restare in contatto con i propri amici, il 71,8% che consentano di essere informati sull’attualità; per il 63,4% aiutano a fare nuove conoscenze e per il 62,5% sono un strumento utile di lavoro.

Ma i social hanno anche la funzione di unirle e di mettere in collegamento il mondo. Le battaglie civili una votla partite non si fermano.

In Guinea Bissau infatti “le donne si rendono ormai conto che i matrimoni precoci sono un problema. Questo grazie all’attivismo della società civile – emerso energicamente negli ultimi 15 anni – e a quelle donne che, ormai adulte, dopo essersi realizzate, tornano nei villaggi per dimostrare che essere autonome dai mariti è possibile. Noi ripartiamo da qui”. Paola Toncich ha parlato all’Agenzia Dire, lei è la coordinatrice progetto per Mani Tese, Ong attiva dal 1979 in questa ex-colonia portoghese dell’Africa occidentale dove le spose bambine, sottolinea la cooperante, “sono ancora numerose, soprattutto nelle zone rurali in cui difficoltà economiche e dinamiche culturali pesano moltissimo. Noi vogliamo unire le forze di tutti, società civile e Stato, per garantire protezione e prevenzione. Qui il vero problema e’ l’impunita’”.

Credenze religiose e culturali e una rigida gerarchia sociale che consegna l’ultima parola ai mariti o ai capi villaggio, sottolinea la cooperante, “fa sì che ancora quattro ragazze su dieci non abbiano diritto a scegliere il proprio futuro, che le nozze avvengano anche a 12 anni mentre coloro che subiscono violenza domestica – l’85% dei casi totali – siano lasciate sole”.

Per questo Mani Tese ha deciso di scommettere sulle istituzioni. “Formeremo la polizia locale – spiega Toncich – gli operatori dei centri di accesso alla giustizia (come gli avvocati), operatori psico-sociali dell’Istituto della donna e del bambino (legato al ministero della Donna) nonchè i responsabili dei servizi di sostegno alle vittime. Dai nostri incontri seguirà la pubblicazione di alcune linee guida per indicare degli strumenti e facilitare un approccio comune al fenomeno”. Quindi, “metteremo a disposizione un esperto legale e un coordinatore che accompagneranno le vittime affinchè possano accedere alla giustizia per denunciare o ottenere il divorzio”.

Insomma la rivoluzione culturale fuori dall’Occidente inizia anche e soprattutto da un no al matrimonio forzato.

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