Chiara Lubich, a 10 anni dalla scomparsa cosa resta della sua spiritualità

In Rilievo

A Sua Immagine, in concomitanza con il decimo anniversario della scomparsa di Chiara Lubich (14 marzo), le ha dedicato una puntata. Perché le vicende e la sua spiritualità di questa donna oggi sono ‘frutto’ nel mondo, significativa come era la sua personalità cristiana nel Novecento, lei che per quarant’anni ha vissuto ai Castelli Romani all’insegna della semplicità evangelica. Una figura tranquillamente avvicinabile a personalità come Madre Teresa di Calcutta, detti anche gli “astri lucenti” del XX secolo.

Si chiamano focolarini i seguaci del suo Movimento, fondato sotto le bombe della II Guerra Mondiale: giovani e famiglie, religiosi e imprenditori, medici e intellettuali, appartenenti a diverse religioni e non credenti.
Silvia, così si chiama alla nascita Chiara Lubich, era nata a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli, Gino, Liliana e Carla. La sua persona si forma sotto l’educazione del padre Luigi, commerciante ed ex tipografo antifascista e socialista (da sempre contrario a Mussolini) e la madre, Luigia, di grande fede tradizionale. Addirittura suo fratello si arruolerà nella Resistenza tra le Brigate Garibaldi per poi diventare un giornalista dell’Unità.
Ma l’attende un’altra strada.

Diplomata maestra elementare col massimo dei voti, vuole iscriversi all’Università Cattolica finendo 34esima su 33 posti disponibili gratuiti. Lavorerà subito invece, ma sarà il divino a rivelarsi a lei nel 1939.

«Sono invitata ad un convegno di studentesse cattoliche a Loreto – scrive Chiara –, dove è custodita secondo la tradizione, in una grande chiesa-fortezza, la casetta della Sacra famiglia di Nazareth… Seguo in un college un corso con tutte le altre; ma, appena posso, corro lì. Mi inginocchio accanto al muro annerito dalle lampade. Qualcosa di nuovo e di divino m’avvolge, quasi mi schiaccia. Contemplo col pensiero la vita verginale dei tre (…). Ogni pensiero mi pesa addosso, mi stringe il cuore, le lacrime cadono senza controllo. Ad ogni intervallo del corso, corro sempre lì. È l’ultimo giorno. La chiesa è gremita di giovani. Mi passa un pensiero chiaro, che mai si cancellerà: sarai seguita da una schiera di vergini».

A questo momento ne segue un altro, nel 1943, quando avverte, sotto un ponte della ferrovia, che Dio la chiama: «Datti tutta a me». A questo punto con una lettera chiede il permesso di compiere un atto di totale donazione a Dio, che ottiene da un frate cappuccino. E il 7 dicembre 1943 si consacra e inizia la sua vocazione che coincide con l’inizio simbolico del Movimento dei Focolari.

Nei mesi successivi Chiara si trova ad avvicinare delle giovani e le macerie della guerra fanno il resto. Il suo live motive sarà: «Abbiamo una vita sola, spendiamola meglio che possiamo! Se il più grande dolore di Gesù è stato l’abbandono da parte del Padre suo, noi seguiremo Gesù abbandonato». Seguiranno questa strada, la sua strada, i suoi Volontari di Dio, umili laici che decidono di vivere in modo radicale il Vangelo, emulando nel nostro secolo la vita dei proto-cristiani. Con una particolare vocazione all’incarnazione nel sociale tanto che Chiara, colpita dalle favelas, lanciò l’Economia di Comunione, ossia la teoria secondo la quale una diversa distribuzione degli utili (un terzo allo sviluppo dell’azienda, un terzo ai poveri, un terzo alla formazione dei membri del movimento) avrebbe cambiato le sorti del mondo affamato, quello a cui lei ha dedicato la vita. Era un’idea di economia evangelica che ben si sposava con la responsabilità sociale d’impresa.

Ma la sua opera e il suo pensiero non sono finiti con la sua morte.

Attualmente c’è un nuovo presidente dei Focolari, Maria Voce, ed esiste un gruppo internazionale Gen Rosso, una delle band più note della christian-music planetaria, fondato dalla stessa Lubich nel 1966 per testimoniare il cristianesimo anche attraverso la musica.

Ieri come oggi il comportamento delle ragazze si attiene alla semplicità della Parola, nulla di più solo preghiera e vita donata in comunione. Da quando Chiara ha iniziato a seminare, non mancano le conversioni sconvolgenti e si salvano vocazioni in pericolo che come nuove rinascono. Dal primo focolare, un modesto appartamento di due locali, il Movimento ne ha fatta di strada, la diffusione ha raggiunto il mondo.

E il mondo si è mobilitato per ricordare questo anniversario: a Seoul, Corea, il 3 marzo convegno alla Maria Hall dell’Ospedale dell’Università Cattolica, previsti 800 partecipanti. A Chiang Mai, Tailandia, il 18 marzo giornata multietnica di azione sociale presso un villaggio tribale. A Chisinau, Repubblica Moldova, il 24 marzo giornata su “Chiara Lubich e le opere sociali”. A Goma, Repubblica Democratica del Congo, l’11 marzo giornata su “Maria: un sì che cambia la società”. Ancora l’11 marzo a Chicago, USA, convegno su “Chiara Lubich: una vita di dialogo per la pace”. A Firenze il 17 marzo convegno al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio su “Conoscenze plurali”.

Ma sono solo alcune iniziative, sono centinaia.

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