Calenda e Martina non vogliono bruciare il Pd, si sta all’opposizione

Politica

Calenda e Martina stamattina si svegliano e sul Pd hanno la stessa opinione: stia all’opposizione. “Se Mattarella chiama tutte le forze politiche a uno sforzo per avere un governo di transizione verso le elezioni, che faccia la legge elettorale, la legge di Bilancio e tutti dicono di si allora questo deve includere anche il Pd per senso responsabilità”. Prima dice così il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ospite di Circo Massimo su Radio Capital, ma poi quel che segue sembra un po’ smentire l’impostazione.

“Ma la responsabilità non può essere spingersi fino a dire ‘entrate in minoranza con un governo 5 Stelle, o ancora peggio con la destra e Salvini perché così li condizionate’“, e questo perchè aggiunge Calenda “quello che succederebbe alle prossime elezioni è che il Pd sarebbe travolto”.

Quanto al pronostico è un governo di corto fiato per lui: “Non penso che, come stiamo vedendo, si andrà definendo una legislatura semplice e il governo rimarrà in carica chissà quanto”.

A fargli da eco, ci ha pensato il reggente del Partito democratico dopo le dimissioni di Matteo Renzi, l’ex ministro Martina che lo dice chiaro e tondo: “Il voto degli italiani ha stabilito la nostra posizione. Lavoreremo dall’opposizione. Non saremo indifferenti a ciò che dirà Mattarella, ma il nostro compito è prepararci a essere minoranza parlamentare e da lì dare un contributo al Paese”, “in passato i 5 Stelle ci hanno detto di tutto. Ma la politica non si fa mai con il risentimento. Il punto è che noi dobbiamo sfidarli sul terreno su cui hanno preso i voti: la domanda di cambiamento. A loro il pallino di trovare una soluzione per il governo, a noi quello di dimostrare da subito che siamo più attrezzati per dare risposta alla domanda”.

Quanto al Pd “servirà un grande cambio di fase e nuove idee – dice – “anzi un vero rovesciamento delle idee guida che ci hanno condotto fin qui. Serviranno umiltà e audacia. Ma soprattutto questo è il tempo dell’orgoglio. Abbiamo commesso sicuramente più di un errore, da Renzi in giù, tutti. Ma attenzione a cercare capri espiatori, senza Renzi l’argine del Pd sarebbe crollato con quattro anni di anticipo” e “oggi più di ieri non basta un nuovo leader per voltare pagina”.

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