Facebook Cambridge Analytica, Fusaro: “Vogliono fare gabbie inossidabili”

Interviste

Facebook e il caso Cambridge Analytica. Come tutelare la nostra identità ed è davvero solo questo il punto?
Zuckerberg ha promesso una modifica in bacheca per rimuovere più facilmente i permessi d’accesso ai propri dati, ma la questione riguarda anche la propaganda e le fake news. Insomma il polverone che si è sollevato è piuttosto consistente. Quanto sono al sicuro le nostre informazioni e chi proverà a manipolarle una volta raccolte? Su Lo Speciale Diego Fusaro, giovane filosofo e scrittore, prova a spiegare i pericoli del nuovo totalitarismo delle reti sociali, come le chiama lui.

Si accorgono tutti ora del rischio spionaggio. Le elezioni sono influenzate dai dati di Fb. Ma dalle notizie “mediate” dei media e talk mainstream che abbiamo subito da sempre? Qualcosa non torna seguendo un approccio razionale.

Certo, tutto non torna direi. Finora abbiamo sentito che c’era Putin che in maniera ”panottica” controllava tutto ciò che avveniva nel mondo e governava tutto da lontano. Qui scopriamo che la vera società del controllo totale è quella americano-centrica occidentale delle reti sociali che ci sorvegliano quotidianamente, e che come fossimo novelli sudditi di nuovi totalitarismi, ci schedano anzi ci inducono a schedarci. Il paradosso di questo totalitarismo glamour è proprio qua: fa sì che ci schediamo noi stessi, liberamente, pensando di fare qualcosa di cool”.

Abbiamo davvero ceduto la nostra intimità, o vogliono inserirsi nelle nostre idee bloccando la diffusione del libero pensiero una volta che si sono resi conto che non corrisponde al loro?

“Abbiamo ceduto quote di sovranità individuale senza avere nulla in cambio. Sui nostri dati hanno fatto profitto e noi abbiamo solo perso. Poi sicuramente si sono accorti che queste reti sociali, che nascono in un’ottica capitalistica, possono sfuggire di mano e diventare oggetti non allineati, basti ricordare Soros che ha tuonato da Davos contro queste reti sociali. Non dimentichiamolo”.

Abbiamo avuto per mezzo secolo il secondo partito finanziato dall’Urss mentre gli Usa foraggiavano gli altri. Abbiamo avuto la tv pubblica in mano ai partiti e le reti private in mano a Berlusconi e ora il problema è Facebook?

“Il problema pare essere quello delle reti sociali per il fatto che il vecchio Pci e il vecchio berlusconismo erano fenomeni radicati nella nazione. Entrambi italiani, il primo guardava alla Russia, proprio come Berlusconi guardava con simpatia all’America. Adesso invece, direbbe Jürgen Habermas, siamo in un’ottica di costellazione post nazionale. Ormai è un sistema del tutto transnazionale, quello di FB, Amazon e Google cioè un sistema ‘no border’ che dall’alto sta dominando tutti quanti, noi compresi”.

Le elite pensavano di controllare Facebook. E che il pensiero fosse di fatto unico ormai. E invece sta nascendo una controinformazione forte e competente. Quando non controllano censurano? Ma non ricorda il modo di fare della dittatura?

“Ormai la gente sempre più si accorge che la vera informazione la trova in rete dove ci sono piccoli gruppi, agenzie o news papers come il vostro, quello di Claudio Messora o di Giulietto Chiesa (per citarne alcuni di cui ho grande stima) che fanno informazione libera e non allineata e in questo modo il sistema che doveva ingabbiare produce qualche crepa nella gabbia o caverna platonica mi verrebbe da dire. Cercheranno di fare di tutto per chiudere quelle crepe e rinsaldare le sbarre della gabbia per farla inossidabile”.

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