#Camere, Senato. Discorso Napolitano, come non ti capisco il 4 marzo

Politica

Dal Vangelo secondo Napolitano: come non ti capisco il voto e la recente storia d’Italia.
Nel suo discorso di avvio della XVIIIesima legislatura, ossia l’inaugurazione dei lavori del Senato che da oggi si concentreranno sull’elezione della presidenza, Giorgio Napolitano ha fornito la rappresentazione plastica di come il vecchio ceto politico (ma potremmo allargare il discorso alla tv, a certi giornalisti, certi intellettuali) continui a non comprendere ciò che sta accadendo da noi e continui a ricondurre disperatamente la realtà entro schemi sbagliati e ideologici superati.

Napolitano nel suo breve discorso di apertura, ha analizzato il 4 marzo. E secondo lui gli errori della casta, il fallimento della sinistra, in ordine alle politiche relative all’immigrazione, la sicurezza, l’economia; ragioni che hanno spinto gli italiani a votare Lega o 5Stelle, si riducono “semplicemente” alla “ribellione”, alle “disuguaglianze”, al “clientelismo”. In pratica, la riproposizione, esplicitata con un tono tremolante ma solenne (come nel suo stile consueto) dell’interpretazione marxiana della politica, che evidentemente Napolitano non ha mai dimenticato.

Quindi come al solito, il bene è rappresentato dalla sinistra e siccome il bene non può perdere, a vincere è ovviamente il male, non un’altra idea di modernità, un’altra visione dell’immigrazione, della sicurezza etc.
E come etichettare un voto contrario al bene? Con la solita definizione: voto di protesta, ribellione, disuguaglianze. Il che vuol dire che se Renzi o il nuovo Pd risolveranno i problemi, il voto dei cittadini tornerà ai padroni legittimi della democrazia, del progresso e della libertà.

Sì perché Napolitano ha pure evocato lo spettro del fascismo, “la nostalgia del regime della violenza”, pericolo che invece, va ricordato, in Italia non c’è, a fronte di un pericolo vero che è rappresentato dalla violenza dei centri sociali, dell’antifascismo radicale, e dalla violenza sociale di un’immigrazione ormai ingestibile e, in molti casi, collusa, quella clandestina, con la criminalità (Macerata docet).

A quali governi non di protesta, ma democratici e civili, fa riferimento Napolitano? Quelli eletti dal popolo, tipo il governo Berlusconi, o quelli non eletti dal popolo, ma risultato delle operazioni di Palazzo, dall’alto, tipo il governo Monti o Renzi, o Gentiloni? Nati dalle alchimie parlamentari su regia del Quirinale a guida Napolitano?
Speriamo che Mattarella non si faccia prendere dalle medesime suggestioni.
E come se non bastasse, per Napolitano questo è il “tempo della globalizzazione”, “dalla Ue non si può prescindere: è l’unico ancoraggio che abbiamo”.
Ma ha capito le ragioni vere del voto?

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