Viceministro Esteri russo: espulsione diplomatici non rimarrà senza risposta

Politica

Russia-Stati Uniti, la tensione per il caso diplomatici si fa sentire. Dietro la formale apertura della Federazione Russa di essere pronta a lavorare in modo costruttivo con gli Stati Uniti, non si nasconde la volontà di una forte risposta a quanto accaduto: il Regno Unito ha espulso 23 diplomatici dal paese dopo il caso legato all’avvelenamento dell’ex agente dell’intelligence russa Sergej Skripal.

Più di cento diplomatici russi sono stati espulsi nel quadro delle misure sanzionatorie annunciate ieri da 14 paesi membri dell’Unione europea e dall’Ucraina, oltre che da Stati Uniti e Canada nel quadro del caso Skripal. Alle 13 espulsioni annunciate da Kiev, si aggiungono i 60 funzionari espulsi dagli Stati Uniti – 48 facenti parte della missione diplomatica a Washington e 12 della rappresentanza presso l’Onu – e quattro dal Canada. Per quanto riguarda i paesi europei le espulsioni sono state operate da: Germania (4); Polonia (4); Danimarca (2); Francia (4), Repubblica Ceca (3); Lettonia (1); Estonia (1); Lituania (3), Italia (2); Romania (1), Finlandia (1); Croazia (1); Svezia (1) e Paesi Bassi (2). Successivamente si sono unite Albania, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Fyrom) e Norvegia.

Il viceministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, non ha usato mezzi termini parlando all’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”: “Siamo aperti a un lavoro costruttivo e continueremo a compiere degli sforzi in questo senso, ma non rimarrà senza una dura risposta la decisione di ieri delle autorità statunitensi sulle nostre missioni diplomatiche”.

Intanto gli Stati Uniti hanno chiesto ufficialmente la chiusura del consolato russo a Seattle. Ora si aspetta una risposta speculare per ogni singolo paese. Il premier britannico Theresa May ha forse calcato troppo la mano? La misura drastica scelta potrebbe compromettere le relazioni tra Federazione Russa ed Europa.

Lo fa capire Ian Bremmer, presidente della società di consulenza Eurasia Group, in una intervista al “Corriere della Sera” che rispetto alle relazioni tra Russia e Stati Uniti, le giudica “mai cosi’ tese dalla fine dell’Urss”. Eppure il presidente statunitense Donald Trump non ha mai attaccato direttamente l’omologo russo Vladimir Putin: “E’ vero. Ma ha preso – dice – una serie di misure molto dure verso Mosca. Ora l’espulsione dei 60 diplomatici. Prima le sanzioni per le interferenze russe nelle elezioni. Poi ci sono le questioni internazionali. In Siria gli Usa pensano che Assad, alleato di Mosca, abbia usato le armi chimiche. In Ucraina gli americani stanno passando armi al governo di Kiev per aiutarlo a difendersi dai russi. E infine citerei anche la nomina di John Bolton come consigliere per la sicurezza nazionale, un super falco verso Mosca”.

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