Spettacolo, quella differenza abissale tra Fabrizio Frizzi e Roberto Fico

martedì, 27 Marzo 2018
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Cos’hanno in comune Roberto Fico e Fabrizio Frizzi? Lo spettacolo. Lo spettacolo subìto nel caso del conduttore morto l’altro giorno, lo spettacolo voluto e pianificato, nel caso del neo-presidente della Camera.

Tutti e due comunque, dentro un Circo Barnum avaloriale, che enfatizza, eterna, unicamente il personaggio, ma che ignora e troppo spesso vampirizza, fino all’estremo, la persona.

1) La frase più azzeccata circa la morte dolorosamente prematura di Fabrizio Frizzi, scorrendo la lunga pletora di “coccodrilli”, amici e presunti amici del conduttore, l’ha pronunciata Romina Power e pure, va ricordato, Martina Colombari. Il dolore è un fatto privato, non va spettacolarizzato, va vissuto insieme alle persone che contano, dentro le cose che contano (gli affetti veri, le amicizie vere, la famiglia). E infatti, lo stile che ha reso popolare e famigliare Frizzi è stato proprio questo: la discrezione, la leggerezza, quella risata tra il fanciullesco e il disincantato che ha trasformato il personaggio pubblico-Frizzi via etere, parto del mero tubo catodico, in Frizzi-uno di noi, quasi un parente, un vicino di casa da aiutare e che ti aiuta.

La riservatezza con cui ha gestito la sua vita, proteggendo se stesso e gli altri (vicende private e non solo), e con cui ha vissuto la malattia, la sua concezione adamantina del lavoro, e soprattutto la capacità di donarsi agli altri (la solidarietà sempre perseguita, l’aiuto che ha dato alla rinascita della ragazza Valeria, cui ha donato il midollo osseo), una solidarietà praticata e mai ostentata, sono e resteranno un esempio da seguire, un modello da imitare. E che ha indubbiamente fatto scattare negli italiani quel bisogno di valori antichi, di bellezza e di positività (di fronte a tante prove di mediocrità, cinismo, utilitarismo, egoismo che troneggiano nei media, in tv, in politica, nella società), cui siamo tristemente abituati.

Tutto il contrario (salvando i veri amici e colleghi di una vita) dell’uso mediatico che è stato fatto sul suo personaggio. Trasmissioni puramente sensazionalistiche, esagerazione ed esasperazione del dolore, ore e ore stucchevoli su di lui. Con tanto di testimonianze più o meno autoreferenziali e pubblicitarie. Stile americano e molto ipocrita. Una perfetta contraddizione tra Fabrizio Frizzi, in qualsiasi caso esponente del teatrino mediatico, e il mondo mediatico che l’ha in parte cannibalizzato.

2) Roberto Fico, già massacrato da Twitter, invece, la spettacolarizzazione se la cerca scientificamente per evidenti obiettivi politici. Abituiamoci: trasformerà il suo mandato in un’eterna campagna pubblicitaria dei 5stelle (assolutamente legittimo). Già è stato battezzato “Santo subito”. La mediatizzazione populista “dell’uno di noi”, dell’umiltà troppo sbandierata, la sobrietà istituzionale con tanto di fotografo al seguito, mal si addicono al ruolo istituzionale che da ora è chiamato ad occupare e che riguarda anche questioni di sicurezza (la terza carica dello Stato va protetta). Il modo migliore per difendere la democrazia e la trasparenza, principii tanto cari ai grillini, non è girare in autobus, fare la spesa, rinunciare all’indennità, ma preservare la sua persona magari dall’Isis, o da attentati vari. Questi comportamenti certamente civici e pedagogici, dovrebbero essere delle precondizioni della politica, atteggiamenti usuali, non la modalità confezionata dell’esercizio del mestiere di politico.

Insomma, Frizzi e Fico, due modi opposti di essere vittime e carnefici dello spettacolo.

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