Centro-destra. Tra Salvini e Berlusconi, spunta sempre più la Meloni

Politica

Fratelli-coltelli d’Italia? Mentre la politica, i giornali e gli italiani sono concentrati sui movimenti tellurici, le strategie, le meline, i giochetti a rimpiattino orchestrati da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, col rischio che nasca davvero una “cosa” nuova, o che imploda tutto, obbligando il capo dello Stato Sergio Mattarella ad imporre un governo istituzionale o (rimedio che vede come fumo negli occhi) a tornare al voto; in questa delicata fase, appare poco il ruolo e la funzione di Fratelli d’Italia. Che, al contrario, sta svolgendo un importante lavoro di mediazione, mirato a comporre il gap tra Salvini e Berlusconi e tra il centro-destra e Palazzo Chigi. Parola d’ordine? Stabilità, unità dello schieramento e unità nazionale: l’ultima declinazione dei neo-sovranisti-patrioti.

Giorgia Meloni, infatti, sa benissimo che il contratto alla tedesca proposto da Di Maio ha come obiettivo quello di sfilare la Lega da Forza Italia, e dall’altra parte, il Pd derenzizzato (Franceschini, Emiliano, Orlando) dai renziani doc. E sa benissimo che le reazioni nel centro-destra del Cavaliere e del capo della Lega, potrebbero far saltare il tavolo, non solo di Palazzo Chigi, ma anche dell’unità del centro-destra.
Il quasi punto di non ritorno tra Salvini e Berlusconi, è stato toccato in occasione dello strappo sul nome della Bernini, e prima di arrivare alla quadra sulla commissione parlamentare speciale (Giorgetti-Crimi). Sul piano della comunicazione, poi, i due sono ai ferri corti da parecchio (prima e dopo la campagna elettorale): Berlusconi si era illuso di gestire la Lega, di fare il suo badante-garante europeo, tanto era sicuro di vincere il 4 marzo. Invece, la batosta elettorale lo ha scioccato e da lì in poi, ha perso sempre più terreno. In soldoni, non dà più le carte. Ma al contratto alla tedesca Silvio preferisce la morte (sarebbe proprio la sua morte politica): per lui, è noto, la salvezza sarebbe stato e sarebbe tuttora un patto del Nazareno3.0 col Pd (un’aggregazione dei perdenti che si trasformerebbero vincenti: il Rosatellum2.0, del resto, l’avevano congegnato per questo). E giorni fa, in una evidente crisi di nervi ha avvertito Salvini: mai un governo populista, pauperista (cioè, coi 5Stelle).

Una continua tensione che Salvini sta gestendo bene, oscillando tra rassicurazioni dovute e telefonate, segnali a Di Maio.
Ma tutti hanno il tempo contato. In questo tempo Fdi sta facendo da cerniera:
1) Con l’idea di ribadire la priorità di un governo di centro-destra che si andrà a prendere i voti in aula dei responsabili, la Meloni ha messo il muro sia ad un governo coi 5stelle senza Fi, sia ad un governo del centro-destra col Pd;
2) Letto al contrario vuol dire pure che se partono governi siffatti, Fdi starà all’opposizione, o astenendosi o facendo le barricate. In prospettiva del ritorno al voto sarebbe una posizione estremamente redditizia;
3) Fdi ha un problema non da poco: continuare ad esistere, scongiurando la cannibalizzazione, anzi l’opa che ormai, in termini numerici, la Lega ha fatto sul partito (che resiste soltanto nell’Italia centrale e a Roma). Ed inoltre, evitare il partitone unico ipotizzato da Toti e forzisti (pure di derivazione aennina), per bloccare la leghizzazione dell’intero schieramento e fermare le fughe dagli azzurri. Un’eventualità che vedrebbe Fdi scomparire del tutto.

Una strategia felice e intelligente quella di Fdi, che deve però, riprendere subito il rapporto col territorio. Le mediazioni di Palazzo fanno acquistare unicamente una visibilità mediatica. E quella elettorale?

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