Vita di Alfie “inutile”: l’orribile sentenza e la fine del diritto che tutela i deboli

Politica

Sembra di ripercorrere la vita (o meglio la morte) di Charlie. Stavolta il piccolo ha due anni e soffre di una grave malattia degenerativa del sistema nervoso. Si chiama Alfie Evans e per la sua vita sono sempre i genitori che combattono. I macchinari potrebbero essere spenti presto, dopo la sentenza del giudice inglese.

Una vita ‘futile’. Così è stata definita. E la chiamavano civiltà quella occidentale. E’ la nuova Europa, quella non cristiana che in tanti hanno accolto pensando finalmente di togliersi di dosso quelle assurde e troppo pesanti regole spirituali (che nel tempo sono diventate morali, ancora più insopportabili). Invece tolto Cristo, il malato, il piccolo, il povero, il fragile, sono in mano a sentenze così, dove è l’uomo che decide cosa è futile e cosa no.

Un pericolo per tutti trovarsi in questa situazione, dove non esiste più la solidarietà o lo Stato che investe sull’uomo, non esistono più i diritti sociali e i diritti umani li rappresentano personaggi come Boldrini e Litizzetto che si mettono con Saviano una mano davanti alla bocca per denunciare il lancio di bombe chimiche in Siria (bombe la cui esistenza e la cui provenienza sono ancora tutte da accertare).

Un mondo dell’immagine, che si ferma appunto a quella.

A protestare sono in tanti, ma non c’è nessun appello di intellettuali per Alfie, d’altronde chi è? Non fa certo notizia.

Attenti a questa deriva: la cultura della morte se è accolta dallo Stato, cambia il paradigma dei diritti. Da laureata in giurisprudenza, ho paura di un diritto che non tutela il debole, ma il forte (le spese dello Stato, che siamo noi tra l’altro), che non tutela più chi non ha ancora il dono della parola. E’ una società che va dritta dritta in un meccanismo di autodistruzione: perchè la natura, il diritto naturale, al contrario della nostra mente, non mentono: o si fa crescere una società (e si investe sulla vita) o questa società si spegne, a vario modo.

Noi non siamo con la società dello scarto. Siamo al fianco dei genitori di Alfie, Thomas e Kate. Questo non è progresso. Questi sono miti di progresso che costeranno vite come sempre succede quando si è di fronte alle ideologie, che adesso si interrogono  (con ipocrisia assoluta) se è giusto far vedere le immagini dei bambini che soffrono, con tutta la tv spazzatura che offrono ogni giorno ai nostri ragazzi.

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