L’ora X di Mattarella: spunta il governo dell’altro forno 5Stelle-Pd

Politica

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Andiamo verso un governo Pd-5Stelle? Ormai siamo agli sgoccioli, alla stretta finale. Dopo oltre quaranta giorni dal voto, consumati in consultazioni sterili, chiacchiere inutili, giochi infantili, mere tattiche, meline e messaggi in codice, da prima Repubblica, la palla spetta ora (finalmente) al capo dello Stato. Tra domani e dopodomani si scioglieranno i nodi.
Sergio Mattarella l’ha fatto capire chiaramente: “Una maggioranza che maturi spontaneamente, crescendo nel confronto tra i partiti”.

Proviamo a decriptare le sue parole, in rapporto a ciò che, in primis, i partiti, vincitori del 4 marzo, hanno detto e non hanno fatto. 1) Maggioranza? I numeri per governi diametralmente opposti ci sono: centro-destra con 5stelle, 5Stelle col Pd, centro-destra col Pd, 5Stelle con la Lega, governissimo tutti dentro. Ma al momento, non c’è la volontà politica di risolvere l’emergenza. E sui contenuti restano le differenze sostanziali;
2) Maturazione spontanea? Per ora è tutto acerbo, allo stato embrionale. Sul campo non solo non è stato raccolto nulla, me nemmeno seminato. Strada facendo, a meno di sorprese dell’ultima ora, la sensazione che si ha è che la distanza tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sia notevolmente allungata;
3) Confronto tra le forze politiche? Personalismi, incapacità di fare un passo indietro, di accettare figure terze, arbitrali, nella guida dell’esecutivo, e tanta polemica di basso livello, sono la costante. Un confronto unicamente mediatico e per galvanizzare le proprie tifoserie. Economia, Def, immigrazione, Ue, sovranità, sicurezza, e da ultimo, la Siria, sono il paradigma dell’incomunicabilità tra grillini, leghisti, forzisti, piddini.

Viene da se che Mattarella dovrà intervenire duramente quasi da re che agisce nello stato d’eccezione. Sul tappeto due scelte: l’incarico (esplorativo) ai presidenti di Camera e Senato (più verosimilmente alla Casellati), o il preincarico al centro-destra, che sulla carta ha i numeri per tentare di comporre l’incomponibile. Tale scelta rivelerà le intenzioni vere del Quirinale.

Il rischio, l’ha paventato Giorgetti, mentore e numero due della Lega: “Lo schema cambierà, vedo un governo 5Stelle con l’appoggio esterno del Pd, richiamato all’ordine da Mattarella”.
Di Maio, infatti, ha confermato: “Aspetto qualche giorno, poi chiudo un forno”. Ossia, quello della Lega.
Emblematico il recente possibilismo di Matteo Renzi: ha posticipato la direzione del Pd e ha aperto al nuovo: “Un governo del presidente, se ci stanno tutti”.

E sembra questa l’ipotesi che Mattarella preferisce. Meglio un ritorno della vecchia politica che un salto nel buio populista (Lega e 5Stelle insieme). Specialmente dopo le frasi di Salvini di togliere le sanzioni a Putin.