Pedofilia, card. Pell a processo per punire la Chiesa: parla la difesa

Politica

Pedofilia, processo a Pell – Il primo ci sarà il verdetto dei giudici australiani sul caso del cardinale George Pell, il ‘ministro’ dell’Economia vaticano tornato nel suo Paese nove mesi fa per difendersi da accuse di pedofilia. I reati sessuali sono risalenti ad anni fa. Pell, 76 anni, ha occupato incarichi molto vicini a papa Francesco fino a diventare il responsabile delle Finanze del Vaticano, di fatto il ‘numero tre’ della Santa Sede, prima di congedarsi per rientrare in Australia e difendersi dalle accuse. Accuse gravi, tanto più che i passi evangelici in Mc 9,42 e Mt 18,6 («Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare») sono stati interpretati nel corso dei secoli come un monito contro tutti quei peccati che avevano bambini come vittime, inclusi i peccati sessuali. E se fosse tutta una montatura? Oggi la difesa ha parlato e ha rigettato tutto.

I giudici devono decidere ora, in base alle testimonianze ascoltate, sulle accuse relative all’aver coperto abusi sessuali da parte di preti che appartenevano alla sua diocesi, sia su quelle di aver commesso anche lui abusi. Oggi è terminata la lunga fase istruttoria con la posizione della difesa che ha negato con forza tutto. “Pura invenzione, il prodotto di fantasia” per punire l’intera Chiesa cattolica che non è riuscita a evitare la piaga dei preti pedofili: ha detto l’avvocato del cardinale australiano, George Pell, nell’ultimo giorno di udienza, in un tribunale di Melbourne, ha chiesto che il caso contro quello che un tempo era il ‘numero tre’ del Vaticano venga archiviato.

I dettagli delle accuse a carico del cardinale non sono stati resi pubblici. L’avvocato di Pell, Robert Richter, ha definito le denunce contro il prelato come “impossibili” e coloro che le hanno presentate come “inaffidabili” e tali da non giustificare il rinvio a processo, ipotizzando “che siano il prodotto di fantasia, o il prodotto di problemi mentali, o pura invenzione per punire il rappresentante della Chiesa cattolica in questo Paese per non aver impedito gli abusi commessi da altri su minori”.

Le osservazioni di Richter sono state respinte dal rappresentante dell’accusa Mark Gibson, che le ha definite “nient’altro che una teoria”. La decisione attesa per il primo maggio segnerà una svolta: c’è chi è pronto a scommettere che un pezzo della riforma voluta dal Papa, quella delle finanze, è legata anche all’evoluzione di questa vicenda.

 

 

Condividi!

Tagged