Torino, sfida Appendino su bimbi di coppie gay. PdF all’attacco

In Rilievo

Il Comune di Torino accoglierà la registrazione dei figli di coppie gay nati all’estero o in Italia.

E’ questo l’indirizzo politico della Giunta pentastellata del capoluogo piemontese dove la sindaca Chiara Appendino intende passare alla storia. E tanto per dimostrare che il M5S non scherza, ecco che stamattina l’Appendino ha trascritto all’ufficio Stato civile dell’anagrafe gli atti di nascita dei bambini figli di tre coppie omo.

L’applauso delle associazioni Lgbt è assicurato, visto che Torino è in pratica la prima città d’Italia a registrare i figli delle coppie gay come tali, senza che ad imporlo sia una sentenza di un Tribunale.

Appendino ha commentato: “Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli. Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché – ha concluso – la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente”.

Un gesto che sembra avere tanto il sapore di una sfida. Perché altrimenti come commentare le dichiarazioni di un primo cittadino che arriva a sostenere senza mezze misure che “procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente”? E se questo è il modus operandi del M5S anche a livello nazionale c’è davvero da chiedersi come faccia Matteo Salvini che ha giurato fedeltà sul Vangelo durante la campagna elettorale, ad inseguire ancora l’idea di un governo con Di Maio. 

Duro il giudizio del Popolo della Famiglia di Torino e del Piemonte che in un comunicato attacca: “Le affermazioni del sindaco Chiara Appendino che si dice pronta a forzare il sistema legislativo per riconoscere legalmente “nuove famiglie” risultano prive di ogni fondamento razionale e sono pertanto irricevibili. La famiglia per sua natura fugge ogni riduzionismo culturale. Essa non è prodotto della convenzione sociale tanto da poter assumere contenuti diversi a seconda delle epoche, della cultura o della maggioranza. La famiglia non è neanche prodotto della cultura cristiana sebbene questa abbia illuminato ed illumini la realtà della famiglia naturale. La famiglia è infatti presupposto essenziale della società e del suo sviluppo. La famiglia è una realtà unica, riconosciuta (e non creata) dall’articolo 29 della Costituzione italiana come società naturale. Per naturale la Costituzione intende la precedenza dell’istituto familiare sullo stesso diritto positivo e quindi su ogni possibile dibattito culturale e politico”.

Il comunicato prosegue: “La genitorialità nei confronti di un bambino che le anagrafi comunali sono chiamate a registrare, non rappresenta un ruolo sociale inventato o conferito dallo Stato, nè rappresenta un’aspirazione individuale dettata dal desiderio dei singoli, ma un dato di fatto determinato dalla natura: è genitore chi, potendo generare, ha generato. L’intenzione di voler forzare l’impianto legislativo è gravissima e rivela il volto anti-democratico del M5S e la sua familiarità con i metodi radicali. Non sfugge infatti come registrare come famiglia due uomini o due donne con un bambino, rappresenti un’apertura nei confronti dell’abominevole pratica dell’utero in affitto che è reato, oltre che alla fecondazione eterologa indiscriminata. In questo modo – conclude la nota – si condannano i nascituri ad essere oggetto del desiderio degli adulti. Siamo alla codificazione dell’uomo”.

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