Violentómetro, come capire il livello di pericolosità dell’altro

In Rilievo

Della Dott.ssa Danila Barbara:

Il Violentómetro è uno strumento semplice, di immediata lettura e graficamente accattivante.
Queste caratteristiche lo rendono efficace per interiorizzare gli indicatori in esso espressi e, di conseguenza, per incrementare l’autoconsapevolezza di coloro che tendono a giustificare comportamenti relazionali disfunzionali ignorandone la reale pericolosità.

Ho avuto occasione di mostrarlo, per la prima volta, durante un workshop sui “Campanelli d’allarme nelle relazioni pericolose” con focus sui narcisisti patologici, condotto dalla Dott.ssa Annalisa Barbier e dalla Dott.ssa Cinzia Mammoliti nel novembre 2016, a Roma, presso l’Università e-Campus, ed in seguito ad alcuni professionisti del settore così come a persone comuni. Tutti hanno mostrato particolare interesse verso questo strumento.

Il Violentómentro è stato sviluppato in Messico e permette di acquisire e sviluppare la capacità di individuare la violenza (psicologica e fisica) attraverso le sue differenti e graduali manifestazioni; è utile nell’ambito delle relazioni di coppia ma anche in contesti come la famiglia o i luoghi di lavoro.
Tra il 2007 ed il 2011, l’Instituto Politécnico Nacional, attraverso la Unidad Politécnica de Gestión con Perspectiva de Género (UPGPG), ha realizzato diversi studi sulle dinamiche nelle relazioni tra cui l’ ”Inchiesta Nazionale sulla Dinamica delle Relazioni in Famiglia” (ENDIREH, 2011) e l’ ”Inchiesta Nazionale sulla Violenza nelle relazioni tra Fidanzati” (ENVINOV, 2007), con dati che mostrano alte percentuali sia di violenza psicologica, sia di violenza fisica subite anche dalle giovani generazioni.
L’UPGPG è costituita da un gruppo di specialisti in varie discipline umanistiche e di scienze sociali, uniti per lavorare assieme su argomenti legati alla prospettiva di genere e, nell’ambito delle sue attività, ha progettato anche il Violentómetro che consiste in un “materiale grafico e didattico sotto forma di un righello per visualizzare le diverse manifestazioni di violenza che sono nascoste nella vita quotidiana e che spesso vengono confuse o ignorate”.
Questo righello cartaceo è diviso in tre livelli e scale di diverso colore, cui viene attribuito un valore di allarme crescente: su di esso è infatti simulata una scala di violenza graduale, composta da 30 indicatori, che parte da quelle manifestazioni molto sottili e subdole fino ad arrivare, passando da quelle più evidenti, a quelle più estreme e pericolose.
La scala di tre sezioni, in cui il Violentómetro è suddiviso, raggruppa le azioni che violano l’integrità dell’essere umano. In presenza dei primi concreti segnali avverte: Stai attento! La violenza aumenterà. Via via che, anche cromaticamente, si intensificano i segnali sollecita: Reagisci! Non lasciarti distruggere. Tra il ventiduesimo ed il trentesimo segnale mostra una realtà di cui prendere atto: Hai bisogno di un aiuto professionale! Ci aiuta cioè a ricordare che occorre rilevare per tempo anche quelle azioni che, sul momento, non sembrano avere importanza.
Nell’ambito più ristretto degli studi sulla violenza di genere, la UPGPG ha progettato, sviluppato e distribuito, oltre al Violentometro, altri strumenti e materiale di riferimento durante corsi e workshop, come ad esempio il Ciclo della Violenza che ha come obiettivo dimostrare che la ripetizione di questo ciclo -che va dall’ “accumulazione della tensione” all’ “esplosione della violenza e apparente riconciliazione”- provoca usura emotiva nelle persone che vivono una situazione di violenza, oltre a debilitarle e renderle vulnerabili ad affrontare la problematica tanto da risultare più difficile uscire da tale condizione.
In questo contesto si affianca il Piano d’Azione per rompere il circolo vizioso della violenza partendo dall’ipotesi, suffragata dagli studi condotti, che molte persone restano intrappolate in relazioni violente perché ignorano a chi rivolgersi e cosa fare.
L’iniziativa e gli strumenti sviluppati dall’ Instituto Politécnico Nacional sono finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo, comune a molti Paesi, di incrementare l’autoconsapevolezza che rappresenta il primo passo per rompere schemi culturali e psicologici prima che questi divengano gabbie vere e proprie.
Va evidenziato che tali strumenti, oltre ad informare, sono pensati ed elaborati per un utilizzo immediato che non preveda subito l’intervento di una figura specializzata, permettendo di sviluppare una maggiore attenzione verso tutti quei segnali che, nella vita quotidiana delle persone nei diversi contesti (famiglia, amicizia, coppia, scuola, lavoro, etc), possono essere indicativi di violenza.
Non si può prescindere però dall’aiuto di specialisti del settore se gli indicatori suggeriscono una situazione di grande pericolo, anche se ritengo che un loro intervento precoce metterebbe a riparo dall’insorgenza degli stessi ed a riconoscere fin dall’inizio quei campanelli d’allarme che conducono a ripetere, anche con partner diversi, l’accettazione di comportamenti abusanti e violenti.

 

Della Dott.ssa Annalisa Barbier (www.psicoterapiapersona.it):

Si parla molto, negli ultimi tempi, di relazioni tossiche e pericolose, manipolazione e violenza psicologica. Sebbene si tratti purtroppo di un fenomeno radicato in alcune realtà sociali, solo recentemente sta salendo alla ribalta grazie alla crescente attenzione che finalmente, media e professionisti, stanno dedicando al fenomeno della violenza e dell’abuso psicologico all’interno della famiglia e della coppia.
I numerosi casi di omicidio o tentato omicidio di donne da parte dei loro mariti, compagni o ex-tali che la cronaca ci mostra quotidianamente, ci invitano a fare una profonda e rivoluzionaria riflessione sul senso dell’amore e della coppia all’interno dell’attuale contesto socio culturale, gettando una dolorosa e disorientante ombra di dubbio, diffidenza e paura sulle relazioni sentimentali e sul soddisfacimento dei naturali bisogni di condivisione, amore e protezione, che fanno parte della natura umana.
L’incessante, impegnativo e capillare lavoro di informazione e sensibilizzazione sociale sulla violenza nelle relazioni sentimentali ha iniziato a dare i suoi frutti: un crescente numero di persone sta imparando a riconoscere i segnali sentinella rivelatori di una relazione potenzialmente tossica e pericolosa, a individuare le caratteristiche tipicamente presenti in una relazione manipolativa e abusante, e soprattutto a comprendere che spesso sono le proprie fragilità, i propri schemi cognitivi disfunzionali e certe aspettative irrealistiche a rendere una persona oggetto di abuso da parte dei predatori sociali e sentimentali.
Personalmente, mi impegno da anni – nella mia pratica clinica e scrivendo articoli relativi al tema della manipolazione, del narcisismo e delle relazioni tossiche, per aiutare chi è caduto nella “trappola” delle relazioni tossiche, ad uscirne e a ricostruire un positivo senso del sé insieme alla capacità di scegliere e costruire relazioni sane e gratificanti.
Il Violentometro è certamente uno strumento molto utile, poiché insegna alle persone – non solamente alle donne – che esistono segnali da non sottovalutare all’interno di una relazione, indicativi della tendenza dell’altro ad essere più o meno irrispettoso, aggressivo o persino abusante e violento.
La violenza fisica infatti, non esordisce all’improvviso, ma si prepara la strada nel tempo, preceduta ed accompagnata da alcuni specifici segnali e comportamenti che possiamo certamente definire “sospetti”, che spesso mostrano un gradiente di intensità crescente e che sono ben indicati nello strumento oggetto di questo articolo.
La violenza psicologica o abuso emotivo, è una forma di violenza o di abuso verso gli altri che si attua in modo più o meno sottile senza che sia messa in atto direttamente anche la violenza fisica. Si può manifestare con parole e/o atti controllanti, svalutanti, manipolativi, mortificanti o ricattatori che influenzano l’altra persona, facendola sentire svalutata, non amata e non rispettata nella sua integrità o volontà. Il perpetrarsi di atti di violenza psicologica o abuso psicologico spesso sfocia in un trauma psicologico che può includere sintomi quali ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno e dell’alimentazione, depressione cronica fino a configurare un vero e proprio disturbo da stress post traumatico.
Tale violenza non è tipica di un genere o di un altro, ma riguarda la coppia, i rapporti genitori-figli, i rapporti amicali o sul posto di lavoro, in forma di bossing (esercitata dai superiori verso i subordinati) o di mobbing
Se è vero che la violenza psicologica non sempre porta alla violenza fisica, è vero invece che la violenza fisica viene sempre preceduta dalla violenza psicologica e da comportamenti che è molto importante imparare a riconoscere, per sottrarsi o allontanarsi.
Questi comportamenti rappresentano dei veri e propri “indicatori di rischio”, ma spesso vengono sottovalutati, rimossi, negati o peggio ancora fraintesi dalle donne, che tendono a considerarli invece manifestazioni di amore, interesse e protezione.
Dobbiamo ricordare sempre che la gelosia immotivata, il controllo, la possessività limitante, l’isolamento da amici, colleghi e familiari, le offese e la violenza verbale NON SONO MANIFESTAZIONI DI SERENO SENTIMENTO DI AMORE, quanto piuttosto un indice di disfunzionalità e potenziale pericolosità del partner e devono far aprire gli occhi sul rischio che si corre restando nella relazione.
I lividi, le botte, l’isolamento estremo e le minacce rappresentano l’ultimo stadio di una relazione violenta e pericolosa, che inizia SEMPRE con la violenza psicologica, lo svilimento, l’offesa e la volontà di manipolazione e di controllo sull’altro. Ma andiamo ora ad esaminare i comportamenti che è bene NON TRASCURARE, in quanto indicativi di un partner potenzialmente abusante e pericoloso.

1. LOVE BOMBING-PRINCIPE AZZURRO: si dichiara innamorato fin dal primo incontro: dice di aver incontrato la sua anima gemella, di voler passare la vita con voi (“sei la donna che ho sempre cercato”, “non posso più stare senza di te” ecc.). Vi riempie da subito di attenzioni, e desidera affrettare convivenza, matrimonio o figli. Questo atteggiamento da una parte vi sembra molto gratificante ma dall’altra suona eccessivo e “precoce”.  COSA FARE: Ascoltate la vocina interiore che dice di stare allerta e parlatene con persone fidate o familiari, perché potrebbe trattarsi di un uomo superficiale o di una persona fragile ed emotivamente instabile.

2. AGGRESSIVITA’: vi accorgete che in alcune circostanze il partner mostra reazioni “sopra le righe”, aggressive e verbalmente o fisicamente violente.  COSA FARE: Guardate il Violentometro riportato nella foto e riconoscete il livello di gravità dei suoi comportamenti. Se necessario, chiudete immediatamente la relazione e sporgete denuncia in caso di violenza fisica o sessuale.

3. CONTROLLO E GELOSIA: controlla continuamente la vostra attività sui social o vi chiede apertamente la password di posta elettronica, telefono e profilo Facebook e vi ritrovate a pensare che lo faccia perché vi ama ed è geloso. Queste sono le fandonie che ci raccontiamo quando il partner si comporta in modo controllante e geloso, limitando la nostra libertà fisica e psicologica. COSA FARE: imparate a distinguere un comportamento di CURA, AFFETTO E PROTEZIONE da un comportamento controllante e manipolatorio: il primo appare commisurato al contesto, rispettoso della vostra volontà e libertà e soprattutto è FONDATO SULLA FIDUCIA. Il secondo è inadeguato, eccessivo, vagamente o palesemente intimidatorio, NON basato sulla fiducia e soprattutto suona come forzato, offensivo e limitante della libertà. Occorre considerare seriamente se continuare la relazione con un partner che proverà a spingersi sempre più in là con le limitazioni e le richieste di controllo sulla vostra vita.

4. CONTINUE TELEFONATE E SMS: SMS e telefonate sono un piacevole modo di sentirsi vicini e di condividere la quotidianità delle piccole cose. A volte però il partner da subito diventa troppo presente e si irrita quando non rispondete subito, insinuando che siete poco interessate o avete “altro da fare”, diventando pressante, controllante e giudicante e manifestando scarsa fiducia in voi. COSA FARE: alzate le antenne e definite da subito i vostri spazi personali. Non cadete nella TRAPPOLA DELLA GIUSTIFICAZIONE, o vi troverete a giustificarvi per qualsiasi cosa e il partner si sentirà in diritto di controllare ogni vostro movimento.

5. ATTEGGIAMENTO SVALUTANTE E GIUDICANTE: attenzione ai comportamenti svalutanti, giudicanti ed aggressivi che compaiono quando il partner non è in grado di accettare il confronto (alza la voce, vuole imporvi il suo punto di vista, vi tratta da sciocche o mortifica il vostro punto di vista anche davanti agli altri). COSA FARE: imparate a distinguere un sano confronto e una critica costruttiva dalle offese e non accettate di essere sminuite o mortificate per ciò che siete o per le vostre opinioni.

6. IL BASTONE E LA CAROTA: il partner alterna rabbia e tenerezza, momenti di romanticismo e dolcezza (quando fate ciò che desidera) a comportamenti aspri, giudicanti e svalutativi o innalza muri di silenzio (quando gli viene negato ciò che vuole). Questo comportamento è un modo di rendere l’altro sottomesso con la confusioe, l’instabilità emotiva e la paura delle reazioni spiacevoli. COSA FARE: osservare con attenzione e prendere atto della realtà per come essa è e per gli effetti che ha su di voi.

7. ISOLAMENTO: avviene quando il partner tende ad allontanarvi ed isolarvi dalle amicizie, dai colleghi e dalla famiglia, solitamente parlandone male, instillandovi il dubbio della loro scorrettezza o del loro poco valore o alludendo al bisogno assoluto di avervi tutta per sé. L’obiettivo è quello di rendervi isolate e fragili per poter esercitare il suo potere e sentirsi forte e importante. COSA FARE. Non accettate di essere allontanate dalle persone che vi sono care. Tenete gli occhi aperti e mantenete i vostri spazi, amicizie, interessi e soprattutto il vostro lavoro! Vi rende autonome economicamente ed è molto importante che lo restiate.

8. IL RICATTO EMOTIVO: “Se non farai ciò che mi aspetto/desidero da te allora io mi allontanerò ti- lascerò/troverò un’altra donna più disponibile e adatta a me ecc. ecc…”. In questo caso si utilizzano la paura e i sentimenti come arma di ricatto per ottenere qualcosa dall’altro dietro la minaccia emotiva. COSA FARE: non cedere. Soprattutto se si tratta di qualcosa che proprio non è nelle vostre corde. Le cose si possono chiedere in altro modo e ognuno di noi ha il diritto di dire no.

9. CONFONDE LE ACQUE: Vi fa credere che le cose tra voi vanno alla grande e che siete felici, quando sapete nel profondo che non è così. Negherà persino l’evidenza quando messo di fronte alle sue scorrettezze e cercherà di farvi sentire “pazze”, affermando che avete frainteso, che ricordate male, che vi state inventando la realtà… COSA FARE: parlate con un’amica o altra persona fidata che vi conosce bene e tenete un diario in cui scrivere ciò che accade e come vi sentite, per mantenere un punto di vista oggettivo e lucido.

10. DIVENTA AGGRESSIVO QUANDO POSTO DI FRONTE ALLE SUE COLPE: questo tipo di partner, quando gli fate notare le sue scorrettezze, diventa aggressivo e gioca al rialzo facendovi sentire in colpa o inadeguate. Si spinge sempre più in là finché non cedete alle sue manipolazioni cominciando a giustificarvi o a scusarvi per le vostre reazioni e i vostri dubbi. COSA FARE: mantenete un saldo senso della realtà, non vi fate raggirare e non accettate né giustificate comportamenti irrispettosi e tanto meno violenti.
Se vi ritrovate in alcuni o tutti gli esempi sopra indicati, aprite gli occhi e valutate con attenzione se continuare la vostra relazione in questo modo. Questi atteggiamenti i sono presupposti innegabili per una relazione disfunzionale che potrebbe diventare violenta.

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