Salviamo il bambino immigrato, ma uccidiamo Alfie: il nuovo “dovere di morire”

Politica

Nella notte sono state spente le macchine che lo tengono in vita, ma ora ad Alfie Evans hanno riattaccato ossigeno e dato acqua tramite sondino. Perché la vita è più forte della morte e ora lo vediamo bene in Alfie, il simbolo del buio che sta attraversando il nostro Occidente. Il padre Tom è sconvolto ma informa regolarmente: “Dicevano che stava soffrendo e invece non soffre anche senza respiratore”.

E il fatto che il bimbo sia ancora in vita pone il problema impellente del nutrimento, non era accanimento terapeutico altrimenti sarebbe morto. Dunque cosa sono ossigeno e acqua? Sono sostentamento a un corpo che va, che funziona ancora, seppure malamente e con limiti evidenti. Molti “vecchietti” devono essere imboccati perché non sono in grado di nutrirsi da soli, che facciamo? Smettiamo di aiutarli a mangiare? Molti vecchietti  hanno accanto la bombola di ossigeno pronta in casa per evitare sofferenze respiratorie, che facciamo togliamo lo strumento perchè tanto prima o poi dovranno morire? Molti immigrati annegherebbero nell’acqua se qualcuno non si gettasse ad aiutarli, in quel caso si parla di diritti umani; nel caso di Alfie si sceglie di farlo “annegare” nel suo respiro affannoso senza intervenire, perché i diritti umani si applicano solo su determinate categorie protette o secondo schemi ideologici?

Il caso Evans ha acceso i riflettori su quanto le ideologie infatti sembrino calibrate sull’uomo e a sostegno delle sue sofferenze, mentre in realtà diventano omicidi per non far soffrire, omicidi per non soffrire, omicidi per il bene dell’altro.

Con il caso di Alfie non vale più neanche il motto ‘la vita è mia e me la gestisco io’. Perché non si tratterebbe di eutanasia qualora il bambino morisse. No. Non c’è la volontà né sua, né di chi fa le veci. Dunque è calata una “mannaia” dall’alto della legge. Leggi che non tutelano più il debole, in questo caso disabile, sono leggi che dovrebbero spaventare tutti.

Da giurista provo profonda vergogna per questa applicazione del diritto, che diritto non si dovrebbe più chiamare, su Evans è stato applicato un dovere di morire che non poggia su nessun principio di diritto (almeno che mi venga in mente) né tutela.

Alfie Evans è un disabile, un disabile per cui con sentenza è stato decretata la soppressione, l’esecuzione? Fa impressione sapere che questo piccolo essere umano, inutile agli occhi di molti, sia così amato e che abbia dimostrato al mondo che la sua sofferenza serve a qualcosa, a riflettere su dove stiamo andando e come il male possa camuffarsi da bene travestito.

Sant’Agostino diceva che il male non si presenta mai esplicitamente come male, ma è un bene rovesciato, deviato… Ti uccido per il tuo bene, sembra di sentirli dire. Allora, per il nostro bene e della nostra vecchia e cara Europa, lasciateci vivere la nostra vita, la fertilità del dolore condiviso che diventa amore e unisce e non divide.

Perché prolungare ulteriormente la loro vita visto che non c’è nessuna possibilità che ritornino a una vita autonoma e “degna di essere vissuta”? Perché tutto ha un senso. E stanotte si è visto. 

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